Dopo cinque anni riapre la Cappella Maggiore Aperti i ponteggi, per vedere da vicino gli affreschi A Santa Croce chi cerca, trova. E in questo caso chi avrà voglia di cercare non troverà una sorpresa qualsiasi, ma il volto dipinto del pittore per eccellenza: Giotto. Come in una vera caccia al tesoro i visitatori che da domani potranno salire sui ponteggi e ammirare da vicino il ciclo di affreschi restaurati dedicato alla Leggenda della Vera Croce e dipinto da Agnolo Gaddi nella Cappella Maggiore di Santa Croce, si troveranno di fronte ad un interessante quiz. Quale tra i moltissimi volti è quello di Giotto, maestro e ispiratore dell'autore delle pitture appena riportate all'antica bellezza? «Riteniamo di aver individuato nel corso del restauro un volto molto somigliante a quello di Giotto ha detto Cecilia Frosinini, direttore del settore restauro delle pitture murali dell'Opificio Agnolo Gaddi sosteneva che Giotto gli fu nonno visto che il padre Taddeo Gaddi fu suo allievo». Per un anno intero i visitatori avranno il privilegio di salire a trenta metri di altezza e vedere da vicino il frutto di un restauro terminato con maestria dai professionisti dell'Opificio e durato in tutto cinque anni e due mesi. «Per chi salirà sul ponteggio sarà come fare una caccia al tesoro in circa 4o minuti, il tempo della visita», ha aggiunto Cecilia Frosinini. Visita che merita di essere fatta, ha continuato; non solo per vedere il volto di Giotto ma anche per apprezzare la minuziosa descrizione artistica di persone, cose, animali e altri soggetti visibili in queste opere di Agnolo Gaddi e degli artisti della sua bottega». Venti sono gli esperti (4 restauratori dell'Opificio insieme ad una serie di collaboratori) che hanno lavorato per quasi 2mila giorni al ripristino di un ciclo di grandissimo pregio, realizzato tra il 138o e il 1390 e spalmato su una superficie pittorica di circa mille metri quadrati. Distribuiti sulle pareti e sulla volta della cappella, i dipinti murali del Gaddi comprendono quattro ordini di storie e un ampio numero di personaggj raffigurati, anche coevi dell'artista, che riconducono alla storia del sacro legno usato per costruire la croce di Cristo, che secondo la leggenda proviene da un albero cresciuto sulla tomba di Adamo. Ridotto in cattive condizioni e minato da vari distaccamenti di colore (soprattutto nelle zone dipinte a secco) il capolavoro non aveva mai subito restauri sostanziali nel corso dei secoli: si hanno notizie di un'unica ricognizione nel 1946 e di un sopralluogo dopo l'alluvione del 1966, quando le acque dell'Arno arrivarono a sfiorare il basamento delle pareti della cappella Finanziato in gran parte grazie alla donazione del mecenate giapponese Tetsuya Kuroda, le operazioni di restauro sono cominciate nel 2005 grazie all'interessamento del professore giapponese Takaharu Miyashita (da tempo studioso dell'arte fiorentina e grande estimatore del lavoro dell'Opificio) che ha indirizzato l'offerta di Kuroda alla Cappella Maggiore e ha dato inizio ad una collaborazione tra l'Università di Kanazawa, l'Opera di Santa Croce e l'Opificio che dopo una fase preliminare di studi, è sfociata nel progetto di restauro del ciclo di affreschi che oggi permette di ammirare nuovamente questo esemplare unico di tardo-gotico fiorentino.
Firenze. Il volto di Giotto è in Santa Croce
La Cappella Maggiore di Santa Croce di Firenze è stata riaperta dopo cinque anni, con la possibilità di salire sui ponteggi per ammirare da vicino gli affreschi restaurati. Il ciclo di affreschi, realizzato da Agnolo Gaddi tra il 1380 e il 1390, è stato restaurato con maestria e durato cinque anni e due mesi. I visitatori potranno salire a 30 metri di altezza e vedere da vicino il volto di Giotto, che è stato identificato come quello del pittore per eccellenza. Il restauro è stato finanziato in gran parte dalla donazione del mecenate giapponese Tetsuya Kuroda e ha coinvolto venti esperti, tra cui restauratori dell'Opificio.
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