Restaurate le pitture della Cappella maggiore: si potrà salire sul ponteggio e osservarle da vicino Agnolo Gaddi avrebbe affrescato il volto del «nonno» tra i personaggi Esaltato da Giorgio Vasari per la sua «gran pratica», ma stroncato da Pietro Toesca come pittore «di mediocre maniera», il fiorentino Agnolo Gaddi (1350-1396) si vantava di poter chiamare nonno il grande Giotto. Non era suo nonno, ovviamente, ma il di lui padre, Taddeo Gaddi, era stato a bottega da Giotto e tra i migliori interpreti della sua maniera. Dopo il successo ottenuto con le figure dipinte in San Jacopo tra' Fossi, tale da «farlo immortale» (Vasari), Agnolo venne chiamato ad affrescare la Cappella maggiore della Chiesa di Santa Croce a Firenze, dove il padre aveva pure lavorato. E qui, tra il 1374 e il 1380 affrescò le storie di Costantino e la Leggenda della Vera Croce. Affreschi ora restaurati dall'Opera di Santa Croce con l'apporto dell'Opificio delle Pietre dure. Realizzati sulle pareti e sulla volta della cappella, questi dipinti murali comprendono un'ampia ricchezza di personaggi, anche coevi all'artista. «Tra questi riteniamo di aver individuato nel corso del restauro un volto molto somigliante a quello di Giotto», afferma Cecilia Frosinini, direttore del settore restauro delle pitture murali dell'Opificio. Del resto non era raro tra gli artisti prima che il loro credito crescesse sino ad autoritrarsi nascondere i propri volti, o quelli di amici e nemici, tra i personaggi raffigurati. E così avrebbe fatto anche Agnolo con «nonno Giotto». Ciò ha fatto venire ai restauratori un'idea: lasciare al loro posto i ponteggi che hanno nascosto gli 850 metri quadrati di affreschi per consentire ai visitatori di salire elmetto protettivo in testa sugli scalini cigolanti per ammirare gli affreschi da vicino. E per scoprire, tra la miriade di volti ritratti, quello di Giotto. «Per chi salirà sul ponteggio sarà come fare una caccia al tesoro in circa 40 minuti, il tempo della visita», aggiunge la Frosinini. Il «Corriere» avanza come ipotesi di riconoscimento l'immagine che vediamo qui a fianco, comunque non facile da individuare per chi volesse «arrampicarsi» con il giornale sottobraccio. «Salire sul ponteggio, e stare nello stesso posto dove fu l'artista, è come viaggiare in una macchina del tempo», racconta Alberto Felici, uno dei restauratori. Un viaggio più spiazzante di quello romantico di Lucy Honeychurch, protagonista del romanzo di E. M. Forster Camera con Vista, che consentirà di apprezzare inediti dettagli. «Ci sono cose qui, come un pesce nella corrente o un uccello, che l'artista sapeva non sarebbero stati mai visibili da terra, ma che ha comunque inserito per un senso di perfezione o per divertimento», conclude Felici. Otto le scene principali della Vera Croce (un soggetto dipinto anche da Piero della Francesca ad Arezzo), che iniziano con quella della morte di Adamo e comprendono poi personaggi biblici come Seth, re Salomone, la regina di Saba, per concludersi con sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino. Fu lei, secondo la leggenda, a trovare la «vera croce» sulla quale Gesù era stato crocifisso. Il restauro è costato 2,4 milioni di euro, la metà dei quali messi dall'uomo di affari giapponese Tetsuya Kuroda.