Sta morendo, la cascina di Petrarca. L'unica dimora abitata dal poeta nel suo soggiorno milanese tra il 1353 e il 1361. Nonostante quei tubi di metallo che sembrano volerla proteggere dal tempo. Oltre le impalcature e le transenne che, dall'esterno, dovrebbero essere il segnale di un cantiere in attività. Lavori mai partiti. E ora la cascina Linterno sta crollando. Proprio nell'anno in cui anche Milano celebra il settimo centenario della nascita del poeta che fu ospite dei Visconti e scelse questo luogo per trovare quiete e ispirazione. La «solitudine di Linterno». Un'agonia lenta, tra tegole che cadono e sterpaglie che hanno invaso le antiche stanze abitate, ormai, solo dai piccioni. Ed è qui, all'interno del parco delle Cave, in via Fratelli Zoia - già via Longa - che l'associazione «Amici della Cascina Linterno», che da 11 anni sta cercando di salvare questo pezzo di storia della città, organizzerà un presidio, dalle 10. Per lanciare, ancora una volta, il proprio grido di allarme: «Salvate la cascina, prima che sia troppo tardi». Prima che le ruspe cancellino le mura che sono lì dall'anno 1154. Un presidio, mentre i consiglieri comunali delle commissioni Urbanistica e Cultura, varcheranno quelle porte sprangate da due anni, per verificare lo stato di abbandono. «Abbiamo chiesto questo sopralluogo - spiega Emanuele Fiano, capogruppo dei Ds e promotore di una richiesta che accomuna destra e sinistra - perché la cascina deve essere salvata. Se la strada intrapresa si è bloccata, dobbiamo trovarne un' altra. Perché non affidarla a Italia Nostra, che sta già facendo tanto all'interno del parco?». Una storia interrotta, quella che segna il futuro di questo luogo della memoria. Fatta di burocrazia, annunci e promesse. I fatti. La cascina sorge su un terreno privato, di proprietà del gruppo Cabassi, che opera nel campo immobiliare. Quattro anni fa l'accordo con Palazzo Marino. Lo strumento adottato era quello si chiama «Programma integrato di intervento», che univa la zona di via Fratelli Zoia e un'altra tra via Calchi Taeggi e Bisceglie. Qui, Cabassi avrebbe dovuto costruire un complesso residenziale, restaurando la cascina che la Fondazione Don Gnocchi avrebbe trasformato in una residenza per handicappati. Tutto bloccato. Perché sull'area di via Calchi Taeggi si è scoperto che esiste una cava utilizzata come discarica. Da bonificare. A costi altissimi. Mentre la cascina sta andando in malora. Dal 2002, quando il proprietario ha sfrattato il contadino che la abitava da 40 anni e i volontari dell' associazione. «Era l' 11 novembre - ricorda Massimo de Rigo degli "Amici della Cascina" -. Organizzammo una manifestazione. Non è servita a nulla, così come le mozioni comunali, e le proteste. Oggi ci dicono che il progetto sta andando avanti, ma le impalcature non nascondono un cantiere, ma solo l'abbandono». Eppure le rassicurazioni, anche da parte del sindaco, non erano mancate. E lo scorso anno, nel corso della cerimonia degli Ambrogini, l'associazione aveva ricevuto l'attestato di benemerenza civica. «Non vorremmo essere costretti a restituirlo», sentenzia amaro de Rigo. Magari, subito dopo che non ci sarà più niente da salvare.