«Regole e strategie comuni per il rilancio e la tutela dell'area archeologica. Una governance che unisce gli intenti di Stato, Regione e Comune è la mia idea di sempre. Sono felice che il ministro Giancarlo Galan, nella gestione del nostro patrimonio culturale, ha una visione che combacia con quanto ho sempre dichiarato». Il sindaco Claudio D'Alessio, dopo l'incontro che ha avuto con il ministro, sembra tirare un sospiro di sollievo avendo appreso che il governo ha cambiato rotta e intende coinvolgere in pieno l'amministrazione comunale nelle decisioni che riguardano il futuro dell'area archeologica. «In più occasioni - ricorda D'Alessio - ho detto di essere favorevole a sponsorizza7ioni private per il restauro delle antiche vestigia. Imprenditori, però, dall'animo di mecenati. Non affaristi che mirano a un ritorno economico, attraverso lo sfruttamento della risorsa scavi». Investimenti privati per il bene del patrimonio pubblico, sulla scorta del buon esempio che arriva dalla vicina Ercolano, recuperata anche grazie agli interventi finanziati dal mecenate americano David Packard. E il primo cittadino si è detto disponibile a fare da trait d'union tra gli imprenditori da una parte e Stato e Regione dall'altra, per definire le linee guida del regolamento che andrà a disciplinare l'ingresso dei privati nella tutela del sito pompeiano. Regole che, conferma il direttore generale per la valorizzazione dei beni culturali Mario Resca, sono all'attenzione del ministero: «Stiamo lavorando - dice Resca - per verificare su base europea quale norma può consentire di incentivare sul piano fiscale i privati che intendono investire sui beni culturali». Per Resca «è significativo che la prima uscita ufficiale del ministro Galan sia stata riservata a Pompei, una scelta non solamente simbolica ma realmente sostanziale» perché «il ministro ha focalizzato la necessità di recuperare subito risorse e, soprattutto, dare nuovo impulso e nuove energie al progetto di recupero». Sul fronte locale, intanto, si riaffaccia l'ipotesi di una mini cordata di imprenditori pompeiani che, riuniti in consorzio, sono intenzionati a finanziare il progetto di rilancio dell'area archeologica. «Unendo gli sforzi economici di piccoli e medi imprenditori, ci riteniamo all'altezza di competere con i colossi internazionali come Della Valle e De Laurentiis. Potremmo fungere da apripista», dicono. E il sindaco si è detto «ben lieto» di sottoporre le proposte degli imprenditori pompeiani «all'attenzione del ministero». L'allarme Siti Unesco la metà nell'incuria In Italia oltre la metà dei luoghi protetti dall'Unesco è in pericolo. Lo denuncia Legambiente nel dossier«Unesco all'italiana», chiedendo con forza che il riconoscimento attribuito dall'organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta. Tra i siti in difficoltà «ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; le isole Eolie, paradisi della natura quotidianamente minacciati da interessi speculativi e ipotesi di nuovo cemento; il parco nazionale del Cilento assediato dall'illegalità edilizia., oltre che, naturalmente, gli Scavi di Pompei, assediati dall'incuria e dalla mancanza di fondi per la manutenzione.
Pompei, alleanza Stato-privati per il rilancio
Il ministro Giancarlo Galan ha espresso la sua visione di governance che unisca gli intenti di Stato, Regione e Comune per il rilancio e la tutela dell'area archeologica di Pompei. Il sindaco Claudio D'Alessio ha espresso soddisfazione per l'incontro con il ministro e ha affermato di essere favorevole a sponsorizzazioni private per il restauro delle antiche vestigie. D'Alessio ha anche proposto di fare da trait d'union tra gli imprenditori e lo Stato e la Regione per definire le linee guida del regolamento che disciplinerà l'ingresso dei privati nella tutela del sito.
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