Dopo Pompei e Capri, è la volta di Venezia: crollo al Ponte di Rialto VENEZIA. È la seconda colonnina del Ponte di Rialto che cede in un anno, ed è l'ennesimo crollo monumentale che avviene in Italia negli ultimi mesi. Il cedimento avvenuto ieri sul cinquecentesco ponte veneziano, dove una colonnina di una balaustra laterale si è staccata, arricchisce la lunga rassegna di sgretolamenti italiani. Solo per citarne alcuni: domenica scorsa, a Capri, crollano dieci metri di muro a secco nella passeggiata dei Faraglioni; il 9 maggio 2010 si staccano alcuni intonaci al Colosseo; il 30 marzo 2010, sempre a Roma, nella Domus Aurea, precipitano 60 metri di soffitto; lo stesso giorno un altro cedimento in uno dei simboli della romanità, le Mura aureliane, l'antica cinta muraria che nell'aprile 2001 aveva già subito un crollo pesantissimo, con venti metri di struttura piovuti giù. Per non parlare di Pompei dove, come è noto, il 6 novembre 2010 si è sbriciolata la scuola dei gladiatori, a causa di gravi cedimenti strutturali, e dove neppure un mese dopo hanno ceduto due muri della Casa del moralista, per fortuna non affrescati. Disastri, questi ultimi, che sono costati le dimissioni all'ex ministro ai Beni culturali Sandro Bondi. Dietro il degrado, ci sono diverse cause. Forse l'Italia non «ha regalato al mondo il 50 dei beni artistici tutelati dall'Unesco», come dichiarò Silvio Berlusconi, ma è certo che abbia un patrimonio immenso, difficile da tutelare. C'è poi una causa culturale, descritta da Isabella Bossi Fedrigotti in un articolo sul Corriere della Sera «Abbiamo troppo ...per cui veniamo al mondo già saturi del bello, come certi bambini ricchi, e stufi dei tanti giocattoli che ingombrano le loro stanze». Il fattore determinante, senza dubbio, è quello economico. In dieci anni, dal 2001 al 2011, i finanziamenti pubblici ai Beni culturali sono calati del 40: da 2.386 a 1.429 milioni di curo, come ricordano Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel loro "Vandali" (Rizzoli, 275 pagg., 18 curo). Maria Pia Guermandi, archeologa e consigliere nazionale di Italia Nostra spiega che il colpo di grazia lo ha inflitto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti: «I famosi tagli trasversali di Tremonti hanno avuto un effetto devastante. Non si può tagliare quando c'è già così poco». La Liguria, da sola, offre un vasto campionario di degrado: forte Begato, a Genova, restaurato malamente e poi abbandonato, il muro della via Romana, a Ventimiglia, ricostruito in cemento armato dopo il cedimento nel 2000 dell'antico muro a secco, l'Albergo dei Poveri, ancora a Genova, magnifica e malconcia villa secentesca che l'Università, a sue spese, sta faticosamente restaurando. La Sovrintendenza di Venezia getta acqua sul fuoco, e assicura che il Ponte di Rialto è in buona salute. Nonostante qualche cedimento dei marmi che lo compongono, necessita soltanto di interventi localizzati da eseguire «con piccoli cantieri - spiega la soprintendente Renata Codello - per non bloccare il flusso di un fondamentale collegamento cittadino». «La realtà purtroppo - dice Maria Pia Guermandi - è che abbiamo le scuole di restauro migliori del mondo», l'Istituto superiore di restauro a Roma e l'Opificio delle pietre dure a Firenze, «abbiamo teorizzato, con Giovanni Urbani, che il miglior restauro è la prevenzione. Abbiamo esportato questa teoria nel mondo. Ma non riusciamo a metterla in pratica a casa nostra» . I LUOGHI A RISCHIO POMPEI IL 6 NOVEMBRE 2010 crolla a Pompei la scuola dei gladiatori, a causa di gravi cedimenti strutturali. II primo dicembre, cedono due muri della casa del moralista. il ministro Bondi finisce sotto accusa VILLA CAVOUR LA CASA di Michele Benso, conte di Cavour e padre di Camillo, che vi abitò in gioventù. È a Leri, frazione di Trino, provincia di Vercelli. Gli interni e gli esterni sono devastati. Molti i progetti di restauro, ma finora nulla di fatto SELINUNTE LA COLONIA di Megara Hyblaea, VII secolo a.C., è in gravi condizioni. Le sue strutture murarie in provincia di Trapani, è la denuncia di Italia Nostra, sono «in completo abbandono» e l'area è segnata da «fenomeni estesi di degrado»