VENEZIA - Allarme per il Ponte di Rialto dopo che l'altro giorno si è staccata dalla balaustra una colonnina. Ieri il sindaco Giorgio Orsoni ha ribadito di non aver ancora ricevuto i soldi della Legge speciale utili per interventi di manutenzione. E intanto il Ponte finisce sotto i raggi x VENEZIA Si fa prima a contare le colonne che sono rimaste aggiustate. Saltano subito all'occhio le fratture, le fessurazioni, i rattoppi alla buona degli elementi che sostengono le balaustre del ponte di Rialto, finito di costruire nella versione attuale in pietra d'Istria alla fine del 1500. E non può che essere così, spiega Giovanni Giusto, portavoce del Consorzio dei Tagliapiera, formato da sei ditte veneziane che hanno fatto del restauro la loro ragion d'essere. Un'esperienza che passa attraverso le conoscenze dell'arte del costruire tagliando la pietra, come facevano ai tempi della Serenissima, con tecniche che al giorno d'oggi rischiano di scomparire. «Venezia è stata costruita con pietra e piombo. Il piombo era imprescindibile, è un materiale che crea un cuscinetto "ammortizzante" tra i lastroni di marmo - spiega Giusto - Ogni urto sul ponte, ogni movimento andava a scaricarsi su queste piccole giunture di metallo, che erano in grado di assorbire i colpi. Il piombo nel corso degli anni è sparito, un po' perchè l'hanno rubato, un po' si è consumato e non sostituito: spesso negli interventi si sono usati cemento o materiali sintetici. Nel primo caso è venuto a mancare l'elemento ammortizzante, e quindi i movimenti naturali della struttura del ponte non trovano scarico se non nel punto più fragile, che sono i "colli" delle colonnine, che si spezzano. Nel caso delle resine, invece, i rattoppi restano tali e quali, perchè questi materiali con le differenze di temperatura si staccano dagli elementi che dovevano congiungere e quindi le fessurazioni rimangono». Il Consorzio ha presentato al Comune un progetto per il recupero della scalinata davanti a Palazzo Camerlenghi, sede della Corte dei Conti, proprio dove nei giorni scorsi si è staccata una delle colonnine. Le balaustre saranno completamente smontate e rimontate, con il corretto uso del piombo e della pietra. «Tutt'altra cosa rispetto a quanto fatto finora - prosegue Giusto - con restauri fatti con l'intento di "coprire" i segni del tempo piuttosto che di "conservazione"». Ma è stata anche l'occasione per un monitoraggio completo dello stato del ponte, a partire dai gradini in pietra d'Istria, tutti fessura-ti e rattoppati, oppure quelli laterali in trachite che scendono dalla sommità del ponte verso la Corte dei Conti, sfalsati rispetto alla sede originaria perchè nel precedente intervento «non sono stati rispettati i livelli corretti del calpestio». Scendendo dalla parte opposta, invece, i gradini sono perfettamente inseriti nella struttura dell'arcata. Ma di qua c'è un altro problema: «La balaustra, in particolare tra la seconda e la terza campata partendo dal basso, dal lato del Fontego dei Tedeschi, risulta inclinata verso l'esterno. Per colpa di un movimento impresso alla struttura che rischia di esplodere verso l'esterno, quando invece dovrebbe farlo dalla parte interna. «Sopra gli arpesi, cioè le giunture in metallo tra un lastrone e l'altro - conclude Giusto - sono stati inseriti dei tasselli di marmo a copertura, con un materiale rigido che in parte contrasta il motivo per cui l'arpese era stato inserito».