Lo chiamano già Blade runner dei Beni e delle Attività Culturali. Giancarlo Galan, come l'agente Deckard del film di Ridley Scott, corre sul filo della lama di rasoio e lo ha dimostrato nel discorso programmatico tenuto ieri in Senato: da una parte un ministero terremotato da due anni di Bondi e l'esigenza di provare a rimotivare l'intero settore, dall'altra la mancanza di strategie nell'immediato e a lungo termine. Per spiazzare subito tutti, Galan propone per salvare il settore un immediato «piano Roosevelt»: complimenti al nuovo ministro della cultura, purtroppo un piano con questo nome non esiste. E la stessa proposta è un'ammissione della catastrofe in cui il governo Berlusconi ha ridotto il settore dei Beni e delle Attività Culturali. Come uscirne? la ricetta Galan ricalca copioni logori: incremento dell'intervento dei privati, maggiori fondi ad Arcus, società alle dipendenze del ministro che eroga fondi provenienti dal 3 degli investimenti per le grandi opere, e che Galan vorrebbe portare al 3 degli stanziamenti statali per i lavori delle infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi. Arcus, merita ricordarlo, è stata al centro di diverse polemiche proprio per il controllo politico sui finanziamenti, spesso usati in maniera assai opinabile. «LA CULTURA E BENZINA» A differenza di Bondi che preferiva i cosiddetti manager, Galan spende parole di lode nei confronti dei sovrintendenti ai beni culturali, che dovranno diventare i garanti della «qualità dello sviluppo» - in realtà sarebbero i garanti dei Beni Culturali. È il momento dell'affondo: Galan infatti per i lavori del suo ministero vorrebbe innalzare la soglia della trattativa privata da 500 mila euro a 1,5 milioni di euro. Non mancano poi frasi di dubbio gusto: «La cultura è benzina» spiega il ministro, che attraverso il Cipe vorrebbe reperire i fondi necessari per ultimare il Palazzo del Cinema di Venezia, l'Auditorium di Firenze, il museo archeologico di Reggio Calabria. E, udite udite, anche quelli per la Grande Brera a Milano. «Nulla di concreto è la reazione di Vincenzo Vita capogruppo del Pd alla commissione cultura: e soprattutto non una parola sullo spettacolo dal vivo, sul cinema, sulla crisi e sulla legge per gli ammortizzatori sociali di questo settore».