La Cappella dell'«Immacolata Concezione di Maria Santissima» ai più è ignota. Da quattro secoli è un luogo riservato, sotterraneo, accessibile per centinaia d'anni a pochi nobili eletti, oggi del tutto chiuso al pubblico. Si trova in via Milano 20, sotto la Basilica Mauriziana, tempio dei Cavalieri dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro. Qui riposa Beatrice del Portogallo, madre del grande Duca Emanuele Filiberto di Savoia. Ma pochi a Torino lo sanno. La città è di fatto ignara di possedere ancora il suo primo «famedio», il luogo dove dal 5 novembre 1626 fino al 1815 trovarono l'ultima dimora grandi generali, architetti e dignitari dello stato sabaudo. Le loro spoglie sono raccolte dietro 120 iscrizioni funebri e in 8 ossari, decorati da stemmi araldici. Circondano un'ampia aula, di tre navate, ripartite da quattro campate di pilastri, che s'inseguono in fuga sotto volte a vela, fino a raggiungere una sala circolare, dominata da una falsa cupola, affrescata a trompe-l'oeil. L'ambiente riproduce con fedeltà la pianta di una più antica chiesa medievale, abbattuta nel 1679. E' una reliquia sopravvissuta a un prestigioso passato. Ma chi la scopre non può nascondere il raccapriccio. Tanta gloria appare devastata. L'altare maggiore è segato in due pezzi. Sul pavimento sono sparse ossa umane. Che cosa è successo? «Sono resti tratti da un ossario aperto durante scavi archeologici avvenuti nel 1982. Per effettuarli venne segato e rimosso anche l'altare. Mentre nel 2003 ladri sacrileghi sfondarono una tomba e rovistarono in un sarcofago». Non è l'Ordine Mauriziano, proprietario dell'immobile, a dare spiegazioni. Impegnato a risolvere i suoi problemi finanziari, ha preferito finora non dare pubblicità a questi altri affanni. Parla invece il generale Alberico Lo Faso di Serradifalco, il segretario dell'«Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro», che dal 1729 si prende cura della minuta gestione della Basilica Mauriziana. Un tempo fu un sodalizio potente. Oggi, con 280 soci, mantiene l'ordinario come può: «L'Ordine Mauriziano si limita a pagare un sacerdote e la luce. Al riscaldamento in chiesa provvediamo noi con stufette. Quando possiamo paghiamo di tasca nostra anche il restauro di quadri che l'Ordine Mauriziano aveva affidato a restauratori». Il patrimonio storico dall'Arciconfraternita è ingente? «Se si confronta - spiega il generale - l'inventario fatto dall'Arciconfraternita nel 1916 con quanto è rimasto si scopre che manca un mare di roba». Com'è possibile? «Nel 1948, dopo la guerra, l'Arciconfraternita era quasi estinta. Venne allora stilato dal Rettore della Basilica un altro inventario. Affiancò i nostri beni a quelli dell'Ordine Mauriziano, che nel 1956 rifece l'inventario, senza distinzioni». Riguardo agli scavi archeologici risponde Luisella Pejrani, a nome della competente Soprintendenza: «Lo scavo fu organizzato dal 22 al 26 marzo 1982, per indagare la cripta della Basilica prima che avessero luogo restauri progettati dall'architetto Vittorio Valletti. Gli archeologi intervennero quando Valletti aveva già fatto rimuovere l'altare, spezzato in due, in attesa di ricollocarlo su un nuovo pavimento. Era stato inoltre demolito un setto murario ed erano già stati rimossi gli elementi costitutivi del pavimento, accatastati nella cripta. Lo scavo rilevò solo la presenza di camere funerarie voltate a botte». «Il progetto di Valletti - nota Lo Faso - non ebbe seguito. Ma quando l'Ordine Mauriziano pochi anni fa rifece il tetto della Basilica, nella cappella sotterranea fu installata una rampa tecnica, con ingresso da via della Basilica. Purtroppo era priva d'allarme e i profanatori di tombe ne approfittarono». E ora? «Bisogna assolutamente salvare un simile bene» dice Giampiero Leo, assessore regionale alla Cultura. «La Regione farà la sua parte. Una Fondazione, come quella del Museo Egizio, si prenderà cura dei beni storici dell'Ordine Mauriziano. Le trattative sono già in corso».