Progetto Packard: a dieci anni dal via torna a splendere il Decumano Massimo ERCOLANO. Potrebbe arrivare anche David Woodley Packard, martedì prossimo, per l'inaugurazione del restauro portato a termine lungo l'intero Decumano Inferiore o Decumano Massimo, negli scavi di Ercolano. Il mecenate statunitense, che da un decennio sostiene i costi dell' intervento dell'Herculaneum Conservation Project, negli ultimi tempi è stato nella città antica almeno due volte all'anno per supervisionare il lavoro svolto. E' il recupero di quella che è una delle arterie più importanti dell'antica Ercolano è stato appunto portato avanti sia con l'intervento del Packard Humanities Institute, la fondazione sostenuta da Packard, che si avvale degli specialisti italiani e di quelli della British School at Rome, sia con quello della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Gli interventi hanno riguardato il recupero dei solai, che sono stati integralmente rifatti laddove se ne è riscontrata la necessità, e quello degli elementi di legno carbonizzato: va ricordato che Ercolano conserva tantissime testimonianze di architravi e finestre lignee, oltre a elementi d'arredo. Si sono poi recuperate pitture, affreschi e mosaici ed è stata resa fruibile la facciata della casa con le botteghe situata sotto la scarpata nord. Quindi si è intervenuti anche sull'arco quadrifronte. In quest'ultimo caso l'intervento è stato effettuato dalla Soprintendenza archeologica e sotto l'alta sorveglianza - così come anche per tutti gli altri restauri - di Maria Paola Guidobaldi, archeologa e direttore responsabile del sito. L'arco quadriforme, che è uno dei più belli e interessanti monumenti pubblici della città e conduce al Foro, era decorato nelle facciate e rivestito di marmo. Le superfici inferiori degli archi e la volta interna erano stati decorati con pregevoli stucchi a rilievo. In un pannello, ad esempio, era stato rappresentato un giovanissimo satiro con bastone pastorale, circondato da rilievi e losanghe e rosette. Sul decumano affacciavano o si trovavano in sua prossimità, ad esempio, la sede degli Augustali, con il sacello che doveva sorreggere una statua d'Augusto, ricco di affreschi, marmi, stucchi, oltre che di mobilio ligneo. Più avanti c'è la bottega «Ad cucumas» che sulla facciata ha un affresco con quattro orci contenenti differenti tipi di vino. Sotto ciascuno dei contenitori è segnato il prezzo che il bettoliere praticava agli avventori per mezzo litro di Falerno o Vesuvinum che fosse. La bottega era collegata alla Casa del Salone nero. Anche quest'ultima domus, una delle più belle e interessanti di Ercolano è stata recuperata in pitture, solai e mosaici. Ora c'è un progetto di studio sull'intero patrimonio pittorico della casa. Così come è stata recuperata la Casa detta del «Colonnato Tuscanico», ricca i mosaici e di decorazioni pittoriche del IV stile con satiri, ninfe, eroti volanti, Bacco. E, c'è l'officina del plumbarius, un artigiano specializzato nell'arte di forgiare i metalli che aveva rilevato la bottega dal precedente proprietario, un oste, adattandola al suo lavoro. Nella casa, quando venne scavata si trovarono caldaie di piombo, pezzi di tubature, un candelabro con base in marmo e un bacco di bronzo con pantera che l'uomo stava riparando. E tuttavia il discorso del recupero del sito archeologico va allargato all'intera area scavata. Difatti il finanziamento Packard di quest'anno è stato del tutto assorbito dalla irreggimenta-zione delle acque meteoriche alle cui infiltrazioni nelle fondazioni e alla risalita lungo le pareti delle domus era da addebitare in passato lo scollamento degli stucchi e degli affreschi parietali. Inoltre, sono partite o stanno per iniziare le gare per il restauro di una decina di importanti case tra cui quelle dei Cervi, del Bel Cortile, dell'Albergo, dell'Alcova, del Tramezzo di legno, di Nettuno e Anfitrite, dello Scheletro, delle Terrazze del Criptoportico della Palestra e le Terme maschili e femminili. Ancora, è stata recuperata la scarpata nord in tutta la sua lunghezza: circa centocinquanta metri. La sistemazione ha salvato da crolli e cedimenti un significativo tratto dell'area scavata da don Amedeo Maiuri ed è servita a disegnare un percorso che attraverso una panoramica passerella d'acciaio consente non solo un itinerario di servizio e ispezione ma anche la fruizione turistica del tracciato.