ROMA. A Carrara sarà ripristinata una gipsoteca lasciata nel dimenticatoio per oltre trent'anni. Ma ci sono, in Italia, molti beni culturali in abbandono? Per sapere quanti beni culturali sono in abbandono, dovremmo sapere prima quanti ne abbiamo. E questo, invece, non lo sa nessuno, in quanto non esiste un catalogo completo. Nessuno ha mai fatto un inventario del patrimonio culturale più importante del mondo? Un catalogo esiste, ma non è completo. Fin dal 1939 è in corso una catalogazione di tutti i beni culturali, da quelli archeologici a quelli pittorici, fino ai libri, alle sculture, alle monete, eccetera. Non è completo ma, comunque, è abbastanza ampio e costantemente aggiornato. A gestire questo catalogo è un illustre ente dipendente dal ministero dei beni culturali e denominato Iccd (Istituto centrale per il catalogo e la documentazione). Il problema è che questo inventario, tenuto nel pieno rispetto delle regole internazionali, raccoglie solo i beni dello Stato. Che sono solo una parte di tutti i beni culturali. Chi, oltre allo Stato, è proprietario dei beni culturali? I Comuni (in massima parte), le Provincie, le diocesi, i privati, e ciascuno di questo soggetti è più o meno zelante nel catalogare e nel comunicare l'entità del proprio patrimonio nella banca dati regionale (che pure esiste in molte regioni). Il risultato è che il patrimonio di cui disponiamo esiste di fatto ma chi ce l'ha non sempre sa di averlo. Il patrimonio non catalogato è, automaticamente, un patrimonio trascurato? Non necessariamente. Anzi: spesso i piccoli musei sono anche ben tenuti e le opere appartenenti a privati sono ben conservate. ma si trovano in una sorta di limbo. Quanto alle Regioni dovrebbero avere un loro inventario, ma sono 20 e molto diverse tra loro. La Lombardia e la Toscana sono portate come esempio di buona amministrazione anche del patrimonio culturale. Altre, specie al Sud hanno altre priorità. E' vero che molti beni culturali sono comunque trascurati, oppure tenuti nell'ombra, indipendentemente da chi ne sia il proprietario? Esiste un patrimonio sommerso e un patrimonio dilapidato. Cominciamo dal primo. Sommerso non vuol dire necessariamente in abbandono, spesso è semplicemente non esposto: i magazzini dei musei, specie quelli archeologici o di pittura, hanno nei loro sotterranei un patrimonio che è, in alcuni casi, il doppio o anche più di quello esposto. Altri beni sono relativamente conservati ma non sempre accessibili al pubblico per mancanza di personale. Altri ancora - specie quelli librari e archivistici - sono spesso semplicemente immagazzinati in attesa di fondi. Quali sono, invece, i beni dilapidati? Sono soprattutto quelli archeologici delle campagne o architettonici dei centri storici, esposti, specie in alcune regioni d'Italia, alla voracità degli abusi edilizi. Quante cose scompaiano sotto le ruspe abusive non si sa. Le Soprintendenze sono state private di fondi, di personale e perfino dei mezzi essenziali (a cominciare da auto e benzina) per operare controlli. Quanto ai comuni è diffusissimo lo scambio tra abuso edilizio tollerato e consenso politico. Ma non si ha un'idea di massima di quanti beni siano in abbandono? Se non esiste un censimento completo non si può sapere esattamente cosa sia tutelato e quanto no. Tuttavia il Fai, il Fondo italiano per l'ambiente, svolge da anni una assidua azione di sensibilizzazione e di recupero e, dal 2003, ogni due anni lancia la campagna «i luoghi del cuore» attraverso la quale i cittadini sono invitati a segnalare un luogo bello (monumento, palazzo, piazza, parco, eccetera) a cui siano affezionati e che meriti di essere recuperato. Nel 2003 sono arrivate 26 mila segnalazioni. Nel 2009, 464 mila. Molte segnalazioni si riferivano agli stessi luoghi. Il Fai stima, comunque, che siano almeno 50 mila i beni culturali trascurati, se non propriamente abbandonati. Colpa del ministero dei Beni culturali? Il ministero, se lo consideriamo come struttura costituita da soprintendenti, studiosi, esperti, tecnici del restauro, ispettori eccetera, è - semmai - parte lesa. Le soprintendenze non sono state messe nelle condizioni di lavorare per una penuria deprimente di mezzi. Responsabili di questo degrado sono le autorità politiche centrali che non hanno interesse per un investimento sul patrimonio culturale, considerato una specie di bene di lusso che non possiamo più permetterci. Ma anche i comuni che hanno tollerato gli abusi edilizi contro il paesaggio, i parchi, i siti archeologici, i centri storici.
Dov'è l'arte dimenticata?
A Carrara, una gipsoteca è stata ripristinata dopo oltre trent'anni di abbandono. Ma in Italia, ci sono molti beni culturali in abbandono. Non esiste un catalogo completo del patrimonio culturale italiano, ma esiste un inventario incompleto che viene aggiornato costantemente. Il problema è che questo inventario raccoglie solo i beni dello Stato, mentre ci sono anche beni culturali di proprietà dei comuni, delle province, delle diocesi e dei privati. Alcuni beni culturali sono trascurati, ma non necessariamente in abbandono. Altri sono sommersi, cioè non esposti, ma relativamente conservati. Altri sono dilapidati, cioè danneggiati o distrutti.
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