«Nel lontano 1998 il custode Cristiano De Cristotofaro, a chi gli faceva notare un randagio che innaffiava di pipì quel patrimonio dell'umanità, rispondeva fiacco: "Hiiii, dottore mio. Lo sappiamo che 'o cane fa pipì. Pure sugli affreschi, dice? Sfortunatamente la natura è quella. Il cane è cane"». In compenso tra i cani si «aggira liberamente» un solo archeologo. Uno: Antonio Varone. Anche 12 ore al giorno. Stipendio: 1.500 euro al mese. Mentre per rimuovere 19 pali della luce di euro ne sono stati sborsati 12mila. Solo qualche spigolatura sull'agonia di Pompei», uno dei capitoli più drammatici, da «Vandali - L'assalto alle bellezze d'Italia», l'ultimo libro, edito da Rizzoli, scritto a quattro mani da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Un viaggio da Nord a Sud, le oltre 250 pagine di «Vandali», fra dissesti e degradi, ma anche fra sprechi e ruberie, indifferentemente fra padani e terroni, nelle schiere del Pti, il «Partito trasversale ingordi». Rimaniamo ai degradi. Sud. La splendida Reggia di Carditello, sotto il Volturno, dove si allevavano le migliori bufale e i migliori cavalli delle Due Sicilie. Oggi? «Montagne di immondizia pressate in ecoballe. Catapecchie senza intonaco. Baracche. Rigagnoli puzzolenti di liquami raccolti dalle discariche abusive. Come quella gestita a un chilometro da qui dalla camorra». Su al Nord. Il piccolo borgo di Leri, venti chilometri da Vercelli, al centro della grande tenuta che fu di Cavour. Oggi? «La statua del conte è stata decapitata. Dalla casa hanno portato via ogni cosa. Hanno fatto a pezzi perfino la scala interna per rubare i gradini di armo». Di nuovo al Sud. Autunno 2001, Nola, entroerra napoletano. Scavano per costruire un supermercato. E trovano «una Pompei di quasi duemila anni più antica»: capanne complete, suppellettili, gli scheletri di nove caprette gravide in un recinto, le impronte degli zoccoli nella stalla. Ma vicino c'è una falda che butta. E da allora, in inverno, tutto il sito finisce sott'acqua. Di chi le colpe? Del governo, degli amministratori locali che dirottano sostanziosi fondi sulle loro clientele dei custodi che lavorano troppo poco? Dei ministri dei Beni culturali, forse? Sul tema, pagine splendidamente perfide. La professoressa Enzina Bono Parrino fu uno di tali ministri, appunto, anno 1988, pentapartito a guida De Mita. «Si guastò il sangue per anni al ricordo di un articolo di Andrea Barbato che la irrideva»: corredata di borse dozzinali, da massaia sovietica. Sciagurata, si sfogò con Paolo Guzzanti. E lui registrò e riportò. Così: «Rievocando le ingiurie subite, lo sdegno trabocca: ne consegue un'allarmante emorragia consonantica i cui suoni cessano di corrispondere alle convenzioni fonetiche internazionali. "Leborzétte! Io sulle borse, guardi un po', ho anzi propriamente un civetteria». Verrebbe spontaneo fare propria la domanda che una signora, colta e garbata, ci ha posto qualche giorno fa: «E' possibile disdire la nazionalità?».
Beni culturali: Stella e Rizzo raccontano i "Vandali"
Nel 1998, un custode di Pompei notò un randagio che stava innaffiando il sito con pipì. Il custode rispose che la natura è responsabile. Tuttavia, un solo archeologo, Antonio Varone, lavora 12 ore al giorno e riceve 1.500 euro al mese. Per rimuovere 19 pali della luce, sono stati spesi 12.000 euro. Un libro, "Vandali - L'assalto alle bellezze d'Italia", descrive gli sprechi e i degradi in Italia, tra cui la Reggia di Carditello e il borgo di Leri.
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