La prima uscita pubblica del neo ministro dei Beni Culturali, ieri a Pompei, è stata un fiasco: nel luogo simbolo dello sfascio culturale, Galan non sa che dire, se non sperare nei «regali» dei privati. Poche idee e ben confuse. Giancarlo Galan, neoministro dei Beni Culturali, stecca in maniera imbarazzante la «prima» facendosi trovare impreparato su tutto. O quasi. Per arrestare il progressivo sbriciolamento di Pompei riesce a promettere solo maggiore «manutenzione programmata» sull'intera area archeologica, attraverso l'utilizzo di sofisticate tecnologie in grado di eseguire rilievi in tre dimensioni. Ma con quali (e soprattutto quanti) soldi non si sa. L'impressione è che il piatto continuerà a piangere, visto che per il momento si fa affidamento solo su 100 milioni di fondi Ue sbloccati dalla programmazione 2007-2013 e su altri 100 milioni che Bruxelles ha promesso in via straordinaria. A patto che ministero e Regione presentino un piano serio di conservazione e rilancio del sito, che nel 2010 ha invertito il trend negativo registrato nei tre anni precedenti, raggiungendo 2 milioni e 300 mila visitatori. Il Tesoro continuerà a non mettere un centesimo: Tremonti è granitico come una pietra di Valtellina, e Galan non ha molta voglia di andare alla guerra con il titolare ombra di tutti i dicasteri: L'atout che il successore di Sandro Bondi tira fuori dal mazzo sa di stantio: i privati. «Non mi scandalizzo - afferma il ministro -. Gli Usa concedono sgravi fiscali in maniera spregiudicata, la Francia ha trovato una soluzione più sofisticata, che forse adotteremo». E sulla valenza culturale dell'operazione si fa venire un'immagine non particolarmente felice: «Nel mio Veneto, ma penso anche da voi, sui banchi delle chiese ci sono le targhette con i nomi delle famiglie che li hanno donati». Sui nomi, riserbo poliziesco. Ma poi, ricordandosi che a Napoli si è in campagna elettorale, una traccia la fornisce: Gianni Lettieri, ex presidente dell'Unione Industriali e candidato del Pdl per Palazzo San Giacomo. «Lo costringerò a sponsorizzare almeno tre case». Con tanto di targa a futura memoria, si suppone. Qualcosa se la lascia scappare il governatore Stefano Caldoro, che lo accompagna nel tour tra gli scavi affollatissimi di turisti: «Un progetto degli industriali napoletani c'è già. Certo - ammette - bisognerà creare le condizioni esterne al sito perché questo investimento risulti poi redditizio». Tradotto in soldoni: i privati adotteranno pezzi dell'area archeologica in cambio di licenze, edilizie e commerciali. Lo stesso Caldoro indica la strada: la creazione di una società di trasformazione urbana. Cemento, insomma. Con Galan ci sono anche il segretario generale del ministero, Roberto Cecchi, il quale anticipa che per il Piano di manutenzione sono pronte a scendere in campo «sei squadre» di tecnici (mentre per il personale da assumere sarà necessario un nuovo bando regionale) e Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali. Il più fiducioso di tutti: «Ci siamo rimessi in piedi dopo aver toccato il fondo». Già. Peccato che, tra il suo ottimismo e la depressione dell'ex Bondi, al momento ci sia solo il nulla. O qualcosa che gli assomiglia parecchio.
Galan stecca la prima. A Pompei sa dire solo: I privati ci aiuteranno
Ieri, il neo ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, ha fatto una prima uscita pubblica a Pompei, ma il suo discorso è stato considerato un fiasco. Galan ha promesso maggiore manutenzione programmata sull'area archeologica, ma non ha fornito dettagli sui fondi disponibili. Il ministero ha 100 milioni di fondi Ue e altri 100 milioni promessi in via straordinaria, ma non ha presentato un piano serio di conservazione e rilancio del sito. Il Tesoro non ha messo un centesimo, e il ministro ha fatto affidamento sui privati per finanziare il progetto.
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