Il neoministro parla di «riqualificazione» ma non riesce a dire quanti sono i fondi pubblici POMPEI. Nella sua prima uscita pubblica il ministro per i beni culturali Giancarlo Galan va a Pompei, una scelta simbolica e scaramantica quella di tornare lì dove è «finito» politicamente il suo predecessore Sandro Bondi. Una convocazione ad effetto certo, ma con molti punti interrogativi. Il ministro leghista parla infatti di riqualificazione, ma non riesce a quantificare gli stanziamenti necessari alla messa in sicurezza degli scavi; chiede l'intervento dei privati senza specificare con quali interessi dovrebbero essere coinvolti. Galan poi assicura lavoro a 30 archeologi e 40 operai specializzati, e dice che saranno extracampani perché in regione manca una graduatoria dei precari. Insomma un programma con troppe incognite. In realtà esiste già un calcolo sugli interventi necessari ad evitare lo sgretolamento della cittadina pompeiana, secondo l'ex sovrintendente Pier Giovanni Guzzo per salvare gli scavi dalla rovina ci vorrebbero circa 250mila euro. Ma alle domande insistenti dei giornalisti il ministro preferisce non fornire informazioni, l'unico dato certo di questa visita è l'arrivo delle nuove tecnologie, scanner laser per rilievi in 3d che serviranno in futuro a programmare la manutenzione. «Pompei è il simbolo dell'Italia nel bene e nel male. È l'area archeologica più estesa e più importante. L'emergenza, quindi, non finirà mai. Da domani, però, inizia la nuova cura. E servono i privati». Ma gli imprenditori come ci guadagneranno? «Dobbiamo ancora deciderlo, per esempio potrebbero investire per lasciare un buon ricordo di sé come si faceva un tempo in chiesa dove sui banchi venivano apposti i nomi dei donatori», non è uno scherzo, ma le parole del neoministro. E se Galan crede alla beneficenza, il presidente della regione, Stefano Caldoro spiega che una strada potrebbero essere le società di trasformazione urbana, le cosiddette Stu che per la riqualificazione di Bagnoli hanno fallito nell'intento. Eppure mantenere pubblico il secondo sito archeologico più visitato in Italia dopo il circuito Colosseo-Palatino non sarebbe impossibile. L'Europa, secondo le parole del ministro, è già pronta a stanziare 100 milioni di euro in cambio della presentazione di un serio progetto di salvataggio, mentre i 2 milioni e mezzo di visitatori fanno incassare al sito circa 25 milioni. Non solo. E' proprio Galan a ricordare, puntando il dito contro l'amministrazione Bassolino, che «per il quinquennio 2007-13, ci sono 34 miliardi di risorse comunitarie per le regioni del sud. Ne sono stati impegnati il 16, spesi il 9». La Campania «su un 6,68 di fondi richiesti ne ha speso il 2,70». Insomma facendo due conti risanare l'impresa Pompei è possibile e si potrebbe iniziare rimuovendo i container dei lavori che danno il benvenuto ai turisti all'inizio del percorso nell'antica cittadina. Per il momento la proposta del governo è aumentare il biglietto d'ingresso da 11 a 25 euro.