Pompei. Il ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan, visita Pompei e dice tre cose chiare sullo stato degli scavi più celebri al mondo. La prima è che occorre un piano di manutenzione straordinaria. La seconda è che c'è bisogno anche dei soldi dei privati. La terza è che la fondazione, vagheggiata dal suo predecessore Sandro Bondi, non si farà più. Galan arriva agli Scavi accompagnato dalla senatrice Pdl Diana De Feo, dal segretario generale del ministero, Andrea Carandini, e dal direttore generale per le antichità, Roberto Cecchi. Visita gran parte dell'area, guarda sconsolato i crolli alla Domus dei Gladiatori e alla Casa del Moralista, poi tira le somme. «Qui occorre un piano di salvataggio, incardinato su una manutenzione programmata e con l'uso di sistemi ad alta tecnologia». Quale dovrà essere la durata di questo salvataggio e quanto costerà? Le due domande restano a lungo nell'aria, fino a quando Galan non precisa: «Il programma di salvataggio non finirà mai: un patrimonio di questo genere sarà sempre in emergenza. La spesa? Servono almeno 250 milioni di euro». Soldi che il ministro sa bene che non sono in cassa, né ce li ha Tremonti, ma lui indica come reperirli. «Cento dai fondi strutturali messi a disposizione dalla Unione europea, altri cento da una cordata di sponsor italiani e internazionali, una cordata che ancora non c'è, ma che si può realizzare». Si tratta di salvare Pompei, un patrimonio dell'umanità, e per questo motivo Galan dice di fare in fretta, di superare i ritardi marcati negli anni passati. Si opererà con una task force. «In questo lavoro il ministero non opererà da solo. Penso di coinvolgere studiosi, università, i tecnici Mibac che sono bravissimi, ma serve anche l'apporto dei privati. Discreto, utile ad entrambi ma senza demonizzazioni, i privati servono». Il ministro non fa sconti a nessuno e indica i "mali" che hanno portato gli Scavi al collasso. «Pompei è un simbolo nazionale ed internazionale nel bene e nel male - ha spiegato - perché da un lato ce lo invidiano tutti, dall'altro viene visitato "solo" da 2,5 milioni di persone all'anno». Colpa della mancata valorizzazione del sito, un errore a cui bisogna rimediare subito, abolendo crolli e sprechi, altrimenti il biglietto di ingresso potrebbe raddoppiare, dagli attuali undici euro fino a 25. Si guarda al modo di evitare il salasso ai visitatori, a come chiedere il denaro a Ue e privati. All'Unione europea bisogna presentare un piano dettagliato di recupero per consentire a Bruxelles di aprire il portafoglio e staccare un assegno da 100 milioni. Per i privati, ha spiegato Galan «basta stabilire regole e modalità di adozione. Ma non sempre i privati devono avere un tornaconto per investire nella cultura. Vi ricordate quando sui banchi delle chiese c'era il nome di chi li aveva donati? Non lo facevano per profitto - sottolinea il ministro - lo facevano un po' per essere ricordati, un po', forse, per andare in paradiso». Tutto questo per dire, «che non necessariamente il privato deve avere il motivo del profitto. Lo fa per lasciare un buon ricordo di sé, o per la propria immagine come ha fatto la mia famiglia che ha sponsorizzato la chiesa di Nanto, vicino Vicenza più di quanto abbia fatto con i propri nipoti». In ogni caso, conclude, la mancata valorizzazione di Pompei non è un problema di soldi, perché «dei 34 miliardi di euro stanziati dall'Europa per il Mezzogiorno nel periodo 2007 - 2013, ne è stato programmato il 16 per cento, mentre solo il 9 per cento è stato effettivamente speso». La Campania, in particolare, ha deciso come spendere «il 6,68 per cento delle risorse e ha utilizzato realmente il 2,37 per cento». Infine la questione della fondazione, tema su cui si era incamminato il suo predecessore. Questa idea non mi entusiasma, non ne vedo i vantaggi», taglia corto.