Forse a volte le crisi servono, dice il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Andrea Carandini, tornato in sella dopo il gesto plateale delle dimissioni: paglietta sulla testa a difendersi dal sole che anche in aprile a Pompei sa picchiare come in pochi luoghi, si dice finalmente ottimista. E dà il senso di questa giornata e soprattutto dei giorni che verranno. Se Pompei non morirà per la seconda volta, se alla fine sarà salva e riuscirà a trovare il posto che la passione di centinaia di studiosi e la curiosità di milioni di persone nel mondo le assegnano di diritto da sempre, dipenderà da quanto degli impegni solennemente assunti dal ministro davanti alle macerie della Scuola dei gladiatori sarà tradotto in pratica da oggi in poi. È ottimista, Carandini, perché finalmente non si litiga più, perchè si è metabolizzata l'idea che rinunciare a Pompei significa accettare la Caporetto della nostra cultura, della nostra identità, persino della capacità di fare impresa. Intorno a Pompei, da Pompei si comincia a ricostruire il sistema dei beni culturali italiani. Con pochi strumenti, per il momento, con pochi fondi, e con ancora poche certezze su quelli disponibili per il futuro. Ma con due o tre idee semplici, praticabili. E soprattutto condivise, tanto dal mondo scientifico che da quello politico-gestionale: il che è un ulteriore vantaggio. La manutenzione programmata, innanzitutto: è evidente che un museo all'aperto tanto grande e tanto usurato - dalla pioggia, dal sole e dal calpestio di milioni di persone l'anno - è condannato all'emergenza perenne se non lo si cura con attenzione, con costanza, con precisione. Tutto, non solo una parte: e tutto contemporaneamente, non di pezzo in pezzo. Dunque mentre si scava, si restaura; e dopo il restauro, si conserva. Con un'erogazione costante, e soprattutto certa, di denaro: diversamente, tutto quello che si spenderà - poco o tanto che sia - sarà sprecato. Una bussola per troppo tempo smarrita, ai tempi delle poltrone girevoli e degli effetti speciali. E poi l'altra idea, la porta aperta - ma non spalancata - ad accogliere i privati. Il ministro Galan fa l'esempio dei banchi delle chiese, quelle sponsorizzazioni formato famiglia che costavano poco e promettevano una scorciatoia per il paradiso. Magari sarà meglio evitare di giungere alle targhette con il nome del trapassato applicate sulle anfore accatastate nei magazzini del foro. Ed è chiaro che, all'opposto, massicci investimenti di privati finirebbero prima o poi per portare su via dell'Abbondanza cartelloni pubblicitari che è bene rimangano a Times Square. Serve un sistema giusto di incentivi fiscali (la scorciatoia per il paradiso) e regole certe perché il mondo della cultura possa sempre e comunque avere l'ultima parola sulle scelte di chi apre il portafogli. D'altra parte al ministro Galan, che ha promesso di tornare presto in questa terra che anche da governatore del Veneto ha mostrato di apprezzare, basterà non andare tanto lontano: gli basterà arrivare ad Ercolano, perla certo molto più piccola di Pompei ma altrettanto preziosa, dove il progetto di sponsorizzazione siglato ben dieci anni fa tra la Soprintendenza e la Fondazione Packard continua, attraverso una decina di sigle di altissimo profilo che garantiscono agli interventi scientificità e rigore filologico, a dare frutti straordinari. Gli basterà arrivare martedì prossimo, il giorno dell'inaugurazione del Decumano massimo. Vedrà botteghe recuperate, insegne rispolverate, architravi in legno risanate. Vedrà la vita ritornata a Ercolano duemila anni dopo, le strade ripopolate, questa volte di turisti regolarmente (e volentieri) paganti. Per Packard, il mecenate, abbracci e complimenti. Ma, sorpresa, nessun cartellone formato Times Square.
Ecco il modello Ercolano a lezione da mr Packard
Il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, Andrea Carandini, è tornato in sella dopo le sue dimissioni e è ottimista per il futuro di Pompei. Secondo Carandini, la città non morirà per la seconda volta se il ministro delle politiche culturali, Galan, tradurrà in pratica gli impegni assunti davanti alle macerie della Scuola dei gladiatori. Carandini sostiene che la manutenzione programmata e la condivisione di idee semplici e praticabili tra il mondo scientifico e politico-gestionale sono fondamentali per salvare la città.
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