Salvataggio per Pompei con sponsor e 105 milioni L'adozione delle Domus al centro dell'iniziativa Un bando per il personale «La cura per Pompei comincia da domani». L'annuncio ieri del neoministro per i Beni culturali Gianfranco Galan alla prima uscita ufficiale proprio agli Scavi. Il piano è pronto: cinque livelli di intervento che andranno avanti parallelamente fino a dicembre 2015, con una previsione di spesa che sfiora i 105 milioni di euro (104,8 milioni). L'obiettivo è curare il grande parco archeologico campano (65 ettari, 45 dei quali scavati per un totale di 15 mila edifici e solo 1130 per cento dell'area portata alla luce attualmente visitabile) e incrementare le presenze, attualmente in flessione con 2.3 milioni di visitatori nel 2010, 200 mila in meno rispetto al picco del 2007 (2.5 milioni). Un piano di manutenzione programmata e di rilancio, finanziato soprattutto con fondi europei. Un appello ai privati perché investano nei restauri, magari anche senza trovarci un tornaconto immediato. E ancora, un bando entro un mese per permettere anche ai tecnici campani esclusi dalla graduatorie di essere assunti. A Pompei, come aveva promesso, per la sua prima uscita ufficiale, il neoministro ai beni Culturali Giancarlo Galan presenta il piano messo a punto dai tecnici del ministero: per quello che, dice, «è un simbolo nazionale, nel bene e nel male». «La cura - ha detto il ministro - comincia domani, ma l'emergenza di un'area archeologica di queste dimensioni non finirà mai». Il piano. Una prima attività di monitoraggio, con la quantificazione del rischio idrogeologico è stata avviata, ha spiegato la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, con il coinvolgimento di 30 università italiane e straniere nel periodo ottobre 2010-febbraio 2011, sperimentalmente su cinque Domus, e dovrà essere estesa a tutta l'area. I rilievi con tecnologia laser scanner permetteranno la mappatura tridimensionale di tutti gli edifici, in modo da avere una valutazione qualitativa dello stato di rischio. La metodologia è stata messa a punto dal segretario generale del Mibac Roberto Cecchi e già sperimentata per i monumenti medievali e per il restauro della Domus aurea a Roma. La previsione di spesa è di 104,8 milioni fino a dicembre 2015. Il piano, spiega Cecchi, prevede cinque diverse fasi che andranno avanti contemporaneamente. Dopo la verifica delle condizioni di conservazione che servirà a stabilire le priorità dell'azione (costo 8milioni), gli interventi, anche preventivi, degli edifici (85 milioni). A fine 2012 dovrebbe partire poi il piano di fruizione e comunicazione per rendere gli Scavi più accoglienti (7 milioni). Infine, il piano per la sicurezza (2 milioni di euro) e quello di rafforzamento (2,8 milioni). Sei squadre di tecnici composte da ingegneri, architetti e archeologi sono pronte a mettersi al lavoro. I fondi. Cento milioni sono stati messi a disposizione dall'Ue attraverso il commissario Hahn per un progetto compiuto che i tecnici del ministero stanno mettendo a punto, altre risorse possono arrivare dai cento milioni destinati agli attrattori culturali di quattro regioni, altre, ancora, dai 105 milioni di fondi europei non utilizzati. «I soldi - ha detto il ministro - sono l'ultimo dei problemi, perché quando si vuole davvero fare qualcosa si trovano. Il problema è che quelli che ci sono non vengono spesi: nel triennio 2007-2010 la Campania ha programmato la spesa del 6,68 e speso realmente appena il 2 dei fondi europei». A Pompei, però, racconta Carandini, potrebbe investire anche la Banca d'Italia visto che Draghi si sarebbe già detto interessato a farsi carico del restauro di qualche casa. I privati. «L'uso di fondi privati non mi scandalizza affatto - ha detto poi il ministro - . Vi ricordate quando i banchi in chiesa riportavano il nome della famiglia che li aveva donati? Lo facevano per averne un profitto? Beh, allora forse i privati mettevano i loro soldi per essere ricordati al meglio o per andare in paradiso. Insomma, ci possono essere mille buoni e nobili motivi perché un privato decida di intervenire, che non hanno a che fare con il profitto». Galan non si scandalizza nemmeno all'idea che una targhetta, piccola e ben fatta, possa un giorno apparire su una Domus di Pompei con la dicitura «restaurata con i fondi di...». Il problema, invece, è studiare un sistema e stabilire le regole, dice il ministro, visto che «tutti gli stati attraggono l'interesse privato con incentivi fiscali». Quanto ai possibili investitori, «Vorrei che iprimi fossero gli imprenditori napoletani e i campani - ha detto Galan - anzi, se incontro Lettieri lo obbligo ad adottare almeno tre case». Il dibattito. Arte e tutela confronto sul web Nell'ambito di «Roma InConTra» - il format ideato da Enrico e Iole Cisnetto e realizzato in collaborazione con Zètema-Progetto cultura - si parla oggi (ore 18.30) di salvaguardia del patrimonio culturale, paesaggistico e monumentale. Sul palco Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori di «Vandali. L'assalto alle bellezze d'Italia» che si confronteranno con il ministro Galan e Francesco Rutelli. Diretta web su: www.romaincontra.it.
Il ministro Galan visita gli Scavi: ecco il piano
Il piano di cura per Pompei, presentato ieri dal ministro per i Beni culturali Gianfranco Galan, prevede cinque livelli di intervento che andranno avanti parallelamente fino a dicembre 2015. La previsione di spesa è di 105 milioni di euro, finanziati soprattutto con fondi europei. Il piano prevede la verifica delle condizioni di conservazione, gli interventi preventivi sugli edifici, il piano di fruizione e comunicazione, la sicurezza e il rafforzamento. Il piano è stato messo a punto dai tecnici del ministero e prevede la mappatura tridimensionale di tutti gli edifici con tecnologia laser scanner.
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