La visita del ministro: cerchiamo sponsor «La Campania non spende i fondi europei, ma a Pompei mancano soldi per proteggere l'area archeologica». Così il ministro Galan alla sua prima uscita da quando ha preso il posto di Bondi. E per Pompei aggiunge: «Servono sponsor privati». In una città antica di 65 ettari, di cui la superficie scavata ammonta a 45 ettari e quella visitabile ad appena il 30 per cento «l'emergenza non finirà mai; ma la cura comincerà da oggi». Soprattutto se le precipitazioni atmosferiche continueranno ad essere impetuose «così come è accaduto nel 2010, quando hanno raggiunto il massimo picco degli ultimi venti anni». Un dato, quest'ultimo, che ha costretto il neoministro per i Beni culturali, Giancarlo Galan, memore delle polemiche che hanno travolto il suo predecessore, Sandro Bondi, ad annunciare, assieme al nuovo corso, anche il rischio tuttora presente di nuovi crolli. Ma il piano di manutenzione programmata con l'impiego di laser scanner per rilievi in tre dimensioni dovrebbe costituire la risposta più adeguata alle esigenze di conservazione del sito. «Un nuovo metodo di monitoraggio ha spiegato in conferenza stampa la sovrintendente Teresa Cinquantaquattro che consente di seguire il fenomeno del degrado e di intervenire con rapidità dove si presentano situazioni critiche». Il segretario generale del ministero, Roberto Cecchi, ha comunicato che «sei squadre di tecnici, nelle prossime ore, saranno attive per le verifiche necessarie e per la messa in sicurezza delle domus. E tra qualche settimana potremo essere più precisi sullo stato di sicurezza di ogni insula». E il modello già sperimentato a Roma da Cecchi e che ha consentito, in due anni, di predisporre un'articolata e puntuale attività di manutenzione e di conservazione dei beni monumentali e ora la task-force è pronta ad agire anche nell'area pompeiana. Galan ha spiegato di voler coinvolgere tutti: università, tecnici ministeriali e privati in quello che il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, ha definito «un progetto finalmente unitario per affrontare un problema di sistema qual è Pompei». Entro un mese, ha poi promesso il ministro, «scatteranno le assunzioni per ampliare l'organico in forza alla Sovrintendenza e sarà predisposto il bando per la Campania». Si tratta di 30 archeologi e 40 tecnici specializzati per i quali si attingerà a graduatorie nazionali «di concorsi ha precisato il ministro già espletati, in attesa di un bando ad hoc destinato alla Campania». Il governatore Caldoro ha confermato che con la visita del commissario europeo Hahn in Campania «si è reso operativo l'impegno della Ue per Pompei. Si è deciso di destinare, infatti, risorse per obiettivi strategici attraverso il programma Poin per circa 100 milioni di euro. Ci auguriamo che poi possano essere recuperate, come sta facendo il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, le risorse relative alla vecchia programmazione per altri 100 milioni circa». Ma per Caldoro il primo punto da risolvere resta quello della governance «non per stabilire ha sostenuto primule del manager sugli archeologi o viceversa. Ma per la complessiva valorizzazione degli Scavi». E sui privati ha tenuto a specificare: «All'interno del sito bisogna essere benefattori, ma all'esterno non possiamo che chiedere ai privati di investire, mettendoli in condizione di farlo. E su questo la regia del Governo è indispensabile». Il governatore lo ha detto a chiare lettere. Per lui una ipotesi concretamente operativa potrebbe essere rappresentata da «una società di trasformazione urbana che all'esterno degli Scavi possa garantire gli investimenti dei privati, come tra l'altro contemplato da un progetto dell'Unione degli industriali di Napoli dedicato proprio all'area archeologica». La Uil dei Beni culturali ha rivelato che il piano di monitoraggio tridimensionale lanciato dal ministro come «cura» per il sito archeologico avrebbe «un costo di 5 milioni di euro». Il ministro, fa notare la Uil, ha annunciato poi l'intenzione di arrivare entro un mese al bando per l'assunzione del nuovo personale previsto dal decreto dello scorso 23 marzo: «Trattandosi di concorso pubblico serviranno almeno 18 mesi», ha sottolineato il sindacato, invitando il ministro a considerare «anche l'area della vigilanza, visto che degli 872 necessari in servizio ve ne sono solo 320». Il coordinatore nazionale Ugl-Intesa Fp, Renato Petra, ha commentato: «Non è ammissibile che le risorse pur essendo in cassa non vengano spese, così come è avvenuto per il passato. A tal proposito sarebbe auspicabile un monitoraggio continuo sulle risorse disponibili e su come verranno impiegate. Infine, va detto che per Pompei non serve un Sovrintendente con la valigia, ma qualcuno che viva la realtà senza dover poi andare via il giorno dopo». Gli interventi Per Pompei previsti cinque piani di intervento che andranno avanti fino a dicembre 2015, con una previsione di spesa che sfiora i 105 milioni di euro. Per curare il grande parco archeologico campano che si estende per 65 ettari, 45 dei quali scavati per un totale di 15 mila edifici (solo il 30 per cento dell'area scavata è attualmente visitabile) si partirà dal Piano della conoscenza. Per questo è prevista una spesa di 8 milioni di euro. La spesa prevista fino a tutto il 2015 è di 85 milioni di euro. Obiettivo anche aiutare il potenziamento delle presenze, attualmente in flessione con 2.3 milioni di visitatori nel 2010, 200 mila in meno rispetto al picco del 2007 (2.5 milioni). Costo previsto: sette milioni di euro.
Napoli. Galan: Qui fondi Ue non spesi ma mancano i soldi per Pompei
Il ministro Galan ha annunciato un piano di manutenzione per Pompei, che prevede l'impiego di laser scanner per rilievi in tre dimensioni per monitorare il degrado del sito. Il piano include anche la coinvolgimento di università, tecnici ministeriali e privati. Il ministro ha promesso di destinare risorse per obiettivi strategici attraverso il programma Poin per circa 100 milioni di euro. Il governatore Caldoro ha confermato che il governo è impegnato a risolvere il problema della governance e ha menzionato l'ipotesi di una società di trasformazione urbana per garantire gli investimenti dei privati.
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