Il ministro alla sua prima visita negli Scavi Una volta si sponsorizzavano i banchi delle chiese solo per essere ricordati Per il ministro per i Beni culturali, Giancarlo Galan, è la prima visita ufficiale. "Ho scelto Pompei afferma con ironia non per una mia naturale propensione al rischio. Ma perché gli Scavi rappresentano il simbolo del bene e del male del nostro paese». Ministro, perché questa bivalenza di Pompei? «Beh, si tratta di un sito che ci invidiano tutti al mondo. Ma se penso ad Efeso, dove va molta più gente, allora mi arrabbio. Invece di otto milioni di turisti, a Pompei ne arrivano appena due e mezzo ogni anno. Da qui, un sentimento misto: di orgoglio e di rabbia». L'attività di monitoraggio programmato rappresenta uno sforzo in più. Anzi, come dice il professore Carandini, finalmente si può tornare ad essere ottimisti. Ma non basta. Cosa pensa del contributo dei privati? «Io rappresento lo Stato e in quanto tale ho il dovere di tutelare il patrimonio immenso di Pompei. D'altronde, i cittadini pagano le tasse e devono avvertire la necessità che lo Stato sia presente. Ci sono già quattro università impegnate nelle attività di monitoraggio. Altre dovranno essere coinvolte. Ma, certo, i privati dovranno concorrere a sostenere questo sforzo. E necessario, tuttavia, stabilire con quali regole». Appunto, con quali regole? «Lo scandalo vero è quando vedo i monumenti ricoperti interamente di manifesti pubblicitari, non che vi sia il concorso finanziario dei privati per la loro salvaguardia o valorizzazione». Della Valle si è proposto di sponsorizzare il Colosseo, ma l'accordo ha suscitato polemiche. Cosa ne pensa? «Una volta tanto che c'è qualcuno pronto a dare una mano si grida allo scandalo. Ma siamo lì a lamentarci sempre che manca il denaro per i beni culturali. Quando si possiede un patrimonio così rilevante i soldi o li mette lo Stato o quest'ultimo è costretto a rinunciare ad una parte dell'incasso. Una volta le famiglie "sponsorizzavano" i banchi delle chiese, e la mia è stata uno straordinario sponsor, sotto questo aspetto, delle chiese di Nanto, il mio paese in provincia di Vicenza. Senza per questo puntare, a tutti i costi, ad un ritorno economico: si offriva un contributo per essere ricordati, al massimo per guadagnarsi il viatico per il Paradiso. Io credo che vi siano degli sponsor che possano agire con lo stesso spirito anche qui a Pompei». A chi pensa? «Se incontrassi Gianni Lettieri in questo momento di campagna elettorale gli chiederei subito di sponsorizzare tre domus di Pompei. No, non penso a nessuno in particolare. C'è un'ipotesi, un orientamento strategico. Credo che prioritariamente dovrebbero essere gli imprenditori napoletani a farsene carico, dopodiché quelli campani e poi gli altri. Ma attenzione: io non credo che sia soltanto un problema di soldi». Cosa vuol dire? «Osservo il quadro delle risorse europee 20072013. Siamo nel 2011 e sono previste, per le linee di intervento, 34 miliardi di euro per le regioni del Sud. Ne sono stati programmati soltanto il 16 per cento; spesi appena il 9. La Campania in particolare ha impegnato il 6,68 per cento di queste risorse e ne ha spese effettivamente il 2,7. Ora, a me Tremonti non è simpatico. Ma come si fa a presentarsi con queste cifre da lui per chiedergli più soldi? Se si dimostra capacità e si vuole fare qualcosa i soldi ci sono».