Progetti per il palazzo di via Pietrapiana e altri tre Il futuro della città In tutto sono 26mila metri quadrati che il piano regolatore classifica come "attrezzature pubbliche" ERNESTO FERRARA Negozi, uffici e anche appartamenti nei palazzi di proprietà delle Poste. Non al posto degli sportelli al pubblico, magari accanto, ma è tutto da vedere. Nelle strutture di via del Mezzetta, via Gemignani e via della Casella: in tutto oltre 26 mila metri quadri di spazi classificati dal piano regolatore vigente come attrezzature pubbliche e dove le Poste chiedono invece un cambio di destinazione duso in modo che possano ospitare «commerciale e direzionale (cioè uffici, ndr) privato». E soprattutto in via Pietrapiana, nel palazzone al numero 53, in parte progettato da Michelucci e realizzato negli anni 60, che al piano terra ospita un ufficio postale mentre ai superiori decine di uffici pubblici tra cui quelli del Comune, che paga ogni anno 1,3 milioni di euro di affitto: Europa gestioni immobiliari, la società del gruppo Poste che dal 2001 è proprietaria del palazzo, ritiene che la struttura possa esser destinata ad una riprogettazione complessiva che preveda un mix di funzioni. Spazi commerciali al pian terreno, uffici privati e anche residenze ai piani superiori. E anche in questo caso chiede al Comune un cambio di destinazione duso: da «attrezzature e spazi collettivi» a un mix di «direzionale privato, residenziale e commerciale». E unaltra delle sorprese che saltano fuori dalle osservazioni al Piano strutturale che Palazzo Vecchio ha adottato a dicembre dellanno scorso e dovrebbe approvare in via definitiva entro lestate. Poste italiane, proprietaria dei tre immobili di via Gemignani, via Casella e via del Mezzetta, chiede al Comune di inserire nel Piano strutturale, il documento che pianifica il futuro urbanistico della città per i prossimi 20-25 anni, una diversa classificazione delle strutture. Via il vincolo pubblico, «retaggio di un passato superato e ormai inadeguato», chiedono le Poste, che in quegli edifici vogliono uffici privati e spazi commerciali. Saranno direttamente loro a mettere mano ai progetto di riqualificazione? Non è detto: potrebbero mettere in vendita le strutture. Chi mai comprerebbe però edifici così grandi (Mezzetta 9 mila metri quadri, Casella 11 mila, Gemignani 6 mila: tutti e tre i palazzi hanno spazi interrati) con il vincolo di ospitare per forza spazi di servizio pubblico? Per questo le Poste chiedono il cambio di destinazione urbanistica. Spariranno gli sportelli al pubblico? Non è detto, le Poste non svelano ancora le proprie strategie aziendali. Diversa la storia di via Pietrapiana, 6 piani fuori terra più uno interrato per una superficie lorda totale di 15 mila metri quadri: è una struttura in pieno centro e potrebbe rispondere alle esigenze più volte annunciate dal Comune di mantenere la residenzialità in centro, osservano le Poste. Per questo Europa gestioni immobiliari spa chiede la possibilità di farci un mix di residenziale, direzionale privato e commerciale. Palazzo Vecchio sta ancora valutando le carte ma non dice no: è del resto intenzionato a portar via i suoi uffici per cui spende una cifra daffitto molto alta. «No alle speculazioni» chiede però il consigliere comunale del gruppo Spini Tommaso Grassi: «Non si elimini il vincolo pubblico: strutture come quella di via Gemignani sono nate in deroga al piano regolatore, sarebbe una follia svincolarle».
FIRENZE - Le Poste scoprono il mattone e chiedono di fare case e negozi
Il Comune di Palermo ha adottato un Piano strutturale che prevede la riprogettazione di alcuni edifici pubblici, tra cui quelli di via Gemignani, via Casella e via del Mezzetta, che sono attualmente classificati come "attrezzature pubbliche". Le Poste italiane, proprietaria di questi edifici, chiedono un cambio di destinazione duso per trasformarli in spazi commerciali e uffici privati. Il Comune potrebbe autorizzare questo cambio di destinazione, ma non è detto che le Poste si metteranno mano ai progetti di riqualificazione. Le Poste potrebbero anche mettere in vendita le strutture. Il vincolo pubblico, che retaggio di un passato superato, potrebbe sparire.
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