Le insoddisfazioni che gli imprenditori napoletani lamentano per lurbanistica riguardano essenzialmente i tempi di approvazione dei progetti. La tesi è che quella napoletana sia unurbanistica lenta, vincolistica, conservativa, buona solo per alimentare lungaggini burocratiche; dove i funzionari degli uffici hanno contato più della volontà dei politici, con una capacità discrezionale che ha dato loro il potere di opporre il diritto di veto a ogni iniziativa di sviluppo (prevalentemente immobiliare). Il caso eclatante della Rinascente e i ritardi nellapprovazione dei piani urbanistici attuativi (i cosiddetti Pua, che per la verità sono stati approvati negli ultimi anni in una quantità che non ha precedenti nella nostra vicenda urbanistica), sono argomenti concreti per sostenere questa tesi. Le insoddisfazioni dei cittadini in campo urbanistico riguardano la qualità della vita quotidiana, le dotazioni di servizi e attrezzature, dalla disponibilità di abitazioni sociali fino agli spazi per il tempo libero e per il gioco dei bambini, passando per la mobilità, il traffico e gli spostamenti con il servizio pubblico. Gli abitanti dei quartieri periferici e delle aree più marginali della città, non possono dire - se non per sporadiche avvenute realizzazioni - che le politiche urbane degli ultimi decenni abbiano concretamente migliorato le condizioni del loro abitare. Ma soprattutto, nessuno di loro può alimentare una concreta speranza che queste condizioni possano migliorare in un determinato tempo; nessuno di loro ha fiducia, ragionevolmente, in una visione del futuro che più direttamente li riguarda. Sono due posizioni legittime e vere, che spiegano come lurbanistica, nel costruire le sue visioni di futuro, sia chiamata a dare risposte plurali, a molti soggetti, con molte finalità, facendo riferimento a molte risorse, usando linguaggi diversi, attivando politiche che non riguardano solo lurbanistica. Le visioni di cui si parla, mutuando il concetto dalle pratiche di pianificazione anglosassone di visioning, costituiscono il progetto, ovvero lidea di città che lurbanistica deve essere in grado di costruire per comunicare a tutti la forma di un futuro migliore in cui sia possibile avere speranza. Un futuro, tuttavia, non separato dalla nozione di tempo. Per le famiglie che guardano ai propri bambini che crescono, così come per gli imprenditori che guardano al consolidamento dei propri legittimi profitti, il tempo è la posta in gioco dellefficacia di unurbanistica che sia in grado di tradursi in buona amministrazione della vita comune. Sulla base di queste visioni, con un linguaggio comprensibile per tutti, una buona urbanistica o, più correttamente, un buon governo del territorio, dovrebbe saper parlare con gli imprenditori e con i cittadini; negoziare con loro le modalità più adeguate per intervenire e trasformare la città. Sottolineando che lunico criterio vero e non ingannevole, per una buona urbanistica, è mettere al centro di ogni azione il bene comune, che riguarda tutti i cittadini, anche coloro che non sono ancora nati. Una finalità che si può realizzare solo se si perviene a una visione della città che sia condivisa da tutti coloro che ne sono destinatari, dagli imprenditori ai cittadini, e su cui sia possibile attivare procedure trasparenti ed efficienti. In ordine a questi principi che appaiono elementari, anche se di ardua applicazione (come testimonia la nostra storia), ci si attenderebbe che fosse riletta - in tempi di campagna elettorale - la nostra vicenda, pervenendo a proposte programmatiche. Continuare ad ascoltare posizioni demagogiche (che auspicano la sistematica demolizione delle regole) o superficialmente minimali (del tipo: basta che si chiude un cantiere in tempo e lurbanistica è salva!), restituisce linquietante sensazione di essere lontani da una consapevolezza e da una capacità di analisi necessarie per costruire una proposta convincente per i prossimi anni. Una proposta che dovrà essere in grado in primo luogo di accedere alla complessità delle questioni urbane in gioco; in secondo luogo di dialogare stabilmente con la pluralità dei soggetti da coinvolgere; infine di dotarsi di competenze e di strutture amministrative (legate al funzionamento della macchina comunale) indispensabili per gestire una materia così delicata e strategica per il futuro della nostra vita.
NAPOLI - QUALE È LA VISIONE DELLA CITTÀ
Gli imprenditori napoletani lamentano la lentezza e la vincolistica dell'urbanistica napoletana, che sembra più interessata a favorire le lungaggine burocratiche che a promuovere lo sviluppo. Il caso della Rinascente e i ritardi nell'approvazione dei piani urbanistici attuativi sono esempi di questo problema. Le insoddisfazioni dei cittadini riguardano la qualità della vita quotidiana, le dotazioni di servizi e attrezzature, dalla disponibilità di abitazioni sociali fino agli spazi per il tempo libero e per il gioco dei bambini.
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