DALLE nebbie di un passato denso di dimenticanze e degrado sono finalmente riemersi i castelli, testimoni importanti di una stagione della nostra storia, l'età feudale, che la storiografia moderna, intrisa di neoclassicismo di matrice germanica, ha molto trascurato. Ma non ci si può solo compiacere del fatto che molti di questi imponenti edifici vengano restaurati e restituiti, potenzialmente, alla società moderna. Se non si vuole che cadano nuovamente nel degrado enell'oblio, occorre pensare al loro futuro, cioè proporresoluzioniperil loro riuso. Problema non facile in Sicilia, regione nella quale, a differenza di altre, le tipologie castellane sono estremamente variegate per epoca di costruzione e caratteristiche edificatorie. Vediamo allora di elaborare qualche proposta di riuso per le nostre situazioni castellane, ricordando che questo problema è comune un po' in tutta Europa, dove sono state adottate soluzioni diverse, caso per caso. Per i grandi castelli regi federiciani (Ursino a Catania, Maniace a Siracusa, Augusta) il riuso potrebbe innanzi tutto consistere nell'essere questi edifici, musei di se stessi, previo accurato e filologicamente corretto restauro, nella prospettiva di diventare poi magnifiche sedi istituzioni culturali, quali biblioteche, musei storici e antropologici e suggestivi contenitori di grandi manifestazioni periodiche. Perché non pensarli, ad esempio, come sedi di festival cinematografici o rassegne documentaristiche annuali che coinvolgano anche i paesi della sponda sud del Mediterraneo? Non scandalizzerebbe poi più di tanto pensate anche alle grandi sfilate di moda, dato che in Sicilia i fermenti della grande moda sono oggi vivissimi. I grandi castelli feudali come Caccamo, Carini, Castelbuono, Mussomeli, che sorgono fuori dalle grandi città, oltre ad essere inseriti stabilmente nei grandi circuiti turistici (come pare si stia facendo) e sedi di biblioteche e musei comunali, potrebbero diventare suggestive luoghi di manifestazioni culturali ricorrenti; potrebbero essere utilizzati per organizzarvi settimane di musica medievale o come centri di importanti scuole di restauro architettonico (sedi decentrate dalle facoltà universitàrie) o per convegni di studi medievali. Il castello di Caccamo e quello di Carini, anche per la disponibilità di spazi interni adatti, oltre che per la loro felice posizione geografica, si presterebbero benissimo a tale soluzione. Infine i piccoli castelli feudali, di cui è ricca la nostra regione - Margana, Prizzi, Vicari o altri analoghi - potrebbero essere inseriti in circuiti di turismo ambientale, oggi di moda. Tenendo presente che molti di essi si trovano a distanze di 25-30 chilometri l'uno dall'altro, si potrebbe pensare ad itinerari di turismo equestre, sfruttando anche i percorsi delle antiche "regie trazzere", o in bici. Naturalmente questi castelli andrebbero restaurati e attrezzati in modo tale da soddisfare i bisogni specifici dei turisti, anche con il supporto di aziende agrituristiche da far sorgere in loco. Infine, perché non reclamizzare lapresenzadei castelli con appositi grandi cartelli stradali di colore particolare sulle grandi arterie di comunicazione della nostra Isola? In conclusione, si deve ricordare non solo che il recupero e la fruizione di un castello riguardano momenti ed esprimono concetti completamente diversi, ma anche che la ritrovata disponibilità di molti castelli pone l'esigenza di unaloro corretta fruizione. Si assiste, purtroppo, a conflitti di competenza fra diverse amministrazioni pubbliche o fra queste e privati proprietari, circa l'utilizzo di questi beni architettonici. Sarebbe forse opportuno arrivare alla elaborazione di una "Carta" del riuso, contenente i principi fondamentali a cui ci si dovrebbe attenere per evitare quei riusi impropri che potrebbero portare di nuovo a una stagione di incuria.
Un decalogo sull'uso corretto dei castelli
L'articolo discute il recupero e il riuso dei castelli feudali in Sicilia. I castelli, che sono stati trascurati dalla storiografia moderna, potrebbero essere restaurati e utilizzati come musei, biblioteche, musei storici e antropologici, sedi di festival cinematografici, rassegne documentaristiche e manifestazioni culturali. I grandi castelli regi federiciani potrebbero essere utilizzati come sedi di istituzioni culturali, mentre i piccoli castelli potrebbero essere inseriti in circuiti di turismo ambientale. Tuttavia, il recupero dei castelli richiede una corretta fruizione e una gestione coordinata, e ci sono conflitti di competenza fra diverse amministrazioni pubbliche e privati proprietari.
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