Gentile direttore, in merito all'articolo di Carlo Alberto Bucci apparso sulla prima pagina della Repubblica domenica 10 aprile, Ocra e rosso, i veri colori del Colosseo, precisiamo quanto segue. Una corposa e articolata serie di indagini e studi in ampio coordinamento tra Soprintendenza Archeologica di Roma, Istituto centrale del restauro e varie facoltà universitarie hanno condotto al primo saggio di restauro del Colosseo, eseguito tredici anni fa (nel 1999) sul fronte prospiciente a via dei Fori Imperiali. Le sue dimensioni, 28 metri x 50 di altezza, hanno interessato 4 arcate e lo hanno reso visibile ai milioni di romani e turisti per tutti questi anni Tale saggio, fu eseguito da restauratori professionisti sotto al guida dell'Istituto Centrale del Restauro e della Soprintendenza Archeologica di Roma, e oltre a scoprire le patine dorate, i veri colori, utilizzò una metodologia di intervento conservativa messa a punto nel 1981-89 nel corso dei restauri condotti sui grandi monumenti Romani dell'antichità, che garantiva il massimo rispetto del monumento, a patto che a realizzare tale metodologia fossero ditte specializzate e qualificate con i restauratori I risultati di quel saggio furono resi noti alla comunità scientifica in un convegno tenuto a Roma nel dicembre del 2000, «Il Restauro del Colosseo» e in seguito anche pubblicati in un articolo comparso sulla rivista «kermes» nel 2001. In particolare si focalizzò la presenza delle patine a ossalati dorate e i numeri scolpiti e «rubricati» in rosso posti sulle arcate, riconducendo l'esito dell'intervento anche alle lezioni che architetti come Giuseppe Zander e Bruno Maria Apolloni Ghetti facevano negli anni '50 e '60 sui colori del Colosseo. Di che 'parla dunque «l'anteprima» di Carlo Alberto Bucci? Parla di un altro saggio di intervento che è stato eseguito da una impresa edile sotto la direzione dei funzionari della Soprintendenza Archeologica, architetto Meogrossi e dott.ssa Bandini, i quali, su indirizzo del commissario Cecchi, stanno cercando di adattare le metodologie di intervento del restauro specialistico a una pratica «edile», per poter dare poi alle imprese edili l'incarico finanziato da Diego Della Valle, invece che ai restauratori specializzati. Incuranti del rischio conservativo per il monumento e incuranti del rischio di trasformare sotto gli occhi del mondo il restauro di maggiore importanza di questi anni in un cinico affare economico, la direzione del Commissario speciale ha dato avvio a questa operazione appaltando a una impresa edile come la Remi, un restauro pensato e finanziato per i restauratori specializzati. Contro questa manovra l'Associazione si è già rivolta alle autorità amministrative (Tar e Consiglio di Stato) per con-trastare l'evidente illegalità dell'operazione e continuerà a farlo in ogni sede, in difesa del Colosseo e in difesa della professionalità dei restauratori.
ROMA - Il Colosseo sottratto ai restauratori e affidato agli edili
Un articolo di Carlo Alberto Bucci ha parlato di un saggio di restauro del Colosseo eseguito da un'impresa edile sotto la direzione dei funzionari della Soprintendenza Archeologica. L'intervento è stato condotto senza le metodologie di intervento conservativo standard, che garantivano il massimo rispetto del monumento. L'Associazione si è rivolta alle autorità amministrative per contrastare l'evidente illegalità dell'operazione e difendere la professionalità dei restauratori. Il restauro è stato finanziato da Diego Della Valle e ha interessato 4 arcate del Colosseo. I risultati del saggio sono stati resi noti alla comunità scientifica nel 2000 e pubblicati in un articolo sulla rivista kermes nel 2001.
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