«Da Bella a... Bellissima!». Con questa battuta la soprintendente per il Polo Muscale fiorentino, Cristina Acidini, ha presentato la piccola ma preziosissima mostra (nella Sala della Nicchia della Galleria Palatina di Palazzo Pitti) sul restauro del capolavoro di Tiziano. Di nuovo visibile dal pubblico, il capolavoro è ora oggetto della mostra «Quella donna che ha la veste azurra. La Bella di Tiziano restaurata», che apre oggi e si protrarrà fino al 10 luglio. L'emozionante dipinto, messo in sicurezza dall'accurato restauro durato quasi tre anni che ha riguardato anche il supporto ligneo, sarà poi protagonista di mostre che lo vedranno al centro dell'attenzione in qualificati musei statunitensi nel corso del 2011-12. II recupero del dipinto ha visto ancora una volta protagonista l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, e in particolare la restauratrice Patrizia Riitano (la stessa che ha restaurato La Madonna del cardellino di Raffaello) con la direzione di Marco Ciatti, dopo un'ampia campagna di indagini scientifiche, è stato eseguito un intervento di pulitura che ha alleggerito la complessa stratificazione di vernici e velature non originali ed eliminato una serie di ridipinture ottocentesche. Sono state eseguite poi la revisione del telaio, la stuccatura, la reintegrazione delle piccole lacune e la verniciatura finale. Trovarsela di fronte emoziona non poco, ma in realtà chi è La Bella? Si tratta di una donna realmente esistita o è l'immagine della femmina ideale? Secondo la sonrintendente Acidini «Molti e varie sono state le proposte di identificazione da parte della critica antica e moderna, ma si tende a credere, specie in area anglo-sassone, che il quadro non sia un vero ritratto, bensì un'immagine di bellezza femminile idealizzata, già presente in quegli anni dalla tradizione veneta della raffigurazione delle "Belle donne", alla quale il genio di Tiziano seppe conferire una forma espressiva nuova». Appassionante anche la storia del dipinto: La Bella si trovava in origine nel Ducato di Urbino; fu acquistata intorno al 1536-38 dal duca Francesco Maria I Della Rovere; nel 1624 risultava inventariata nel Palazzo di Casteldurante tra i dipinti ducali e, morto Francesco Maria II Della Rovere, ultimo della nobile casata, nel 1631 fu trasferita a Firenze insieme a tutta l'eredità della figlia Vittoria, promessa sposa di Ferdinando II de' Medici. Il dipinto passò quindi nel 1694 in eredità al cardinale Francesco Maria e, dopo la sua morte nel 1711, al granduca Cosimo III. Sempre registrata a Palazzo Pitti nel corso del Settecento, fu inserita nella Galleria Palatina sin dagli albori della sua formazione, alla fine del XVIII secolo. Le razzie dell'esercito di Napoleone la condussero a Parigi insieme ad altri 61 capolavori di Palazzo Pitti. Là, nel 1804, fu sottoposta ad un intervento di foderatura. E già in quell'occasione la superficie pittorica dovette essere pulita e poi pesantemente integrata con ridipinture, nonché ricoperta da uno spesso strato di vernice per uniformarne l'apparenza. In occasione del ritorno del quadro in Galleria, diretta da Alessandro Cecchi, è stata allestita una piccola ma raffinata mostra artistica e documentaria, curata da Fausta Navarro (vice direttrice della Galleria) ed allestita da Mauro Linari. Per l'occasione, in via del tutto eccezionale, il Kunsthistorisches Museum di Vienna ha concesso per la mostra un altro celebre ritratto di Tiziano: la Donna con la pelliccia che, com'è noto, è strettamente imparentato con La Bella. Non solo, infatti, la stessa modella ha prestato il suo volto, ma - come ha mostrato la radiografia - gli strati sottostanti di pittura fanno intravedere la stessa immagine della Bella con il suo sfarzoso vestito di damasco azzurro. Non solo, ma ora è ben chiaro che anche Tiziano era uso disegnare i soggetti che poi avrebbe dipinto. In mostra è presente anche il Ritratto di Francesco Maria I Della Rovere (proveniente dalla Galleria degli Uffizi) dipinto da Tiziano negli stessi anni della Bella con il suo disegno preparatorio. Dal Museo del Bargello di Firenze sono in prestito alcuni campioni di damasco azzurro provenienti dai Fondi Carrand e Franchetti da porre a confronto con il tessuto della stessa specie dipinto nel ritratto.
FIRENZE - Tiziano: da Bella a Bellissima. Grazie all'Opificio delle Pietre Dure torna alla Palatina il capolavoro dell'artista veneto.
La mostra "Quella donna che ha la veste azurra. La Bella di Tiziano restaurata" è stata inaugurata nella Sala della Nicchia della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Il dipinto, restaurato dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è stato oggetto di un intervento di pulitura e revisione del telaio, della stuccatura e della reintegrazione delle piccole lacune. La mostra presenta la storia del dipinto, che si trovava in origine nel Ducato di Urbino e fu acquistata da Francesco Maria I Della Rovere nel 1536-38. Il dipinto passò poi in eredità al cardinale Francesco Maria e, dopo la sua morte, al granduca Cosimo III.
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