Alla luce il «Pagus Felix Augustus» cercato per quasi cent'anni Un monumento funerario, magazzini, ville, abitazioni, fattorie, una strada in terra battuta e una fornace unica al mondo: eccolo, il Pagus Augustus Felix Suburbanus. Sta là, a poche centinaia di metri dalle mura di Pompei antica, al confine tra Pompei, Boscoreale e Torre Annunziata, nell'area detta del rione Penniniello, tra le corsie dell'autostrada Napoli-Salerno, via Penniniello e traversa Andolfi. Sta là, il Pagus Augustus Felix Suburbanus, in quello che oggi è territorio di Torre Annunziata: area industriale oggi, esattamente come lo era all'epoca. E si trova, il Pagus, proprio laddove per anni gli esperti di archeologia - e i pompeianisti Antonio Sogliano e Matteo Della Corte, in maniera particolare, fin dai primi decenni del secolo scorso - avevano detto che fosse quel villaggio suburbano dell'area di Pompei, famoso perché dedicato a Silla felix (il cui nome completo era Lucio Cornelio Sulla Felix). Una sorta di «Pompei fuori le mura» che faceva da cerniera tra la città e l'entroterra vesuviano e che in epoca imperiale, fu dedicato anche a Augusto, divenendo perciò il Pagus Augustus Felix Suburbanus, così come oggi lo si conosce. Ed è tutto da riportare alla luce. Le prime tracce furono trovate dagli archeologi della Soprintendenza di Pompei due anni fa, quand'era ancora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. La scoperta dei resti avvenne in seguito ai saggi preliminari disposti per un'area (si tratta dell'ex zona industriale occupata dalla ex Aquila e dall'ex Imec) sulla quale si sarebbe dovuto edificare un grande supermercato. L'ultimo ritrovamento riguarda una grande fornace per ceramiche. Un forno che, a sentire le voci che arrivano dalla Soprintendenza, dovrebbe costituire una scoperta eccezionale per grandezza e conservazione. Anche perché nessuna camera del genere è stata mai rinvenuta: a Pompei ci sono solo pochi frammenti provenienti da una struttura individuata come fornace. Insomma un ritrovamento unico al mondo di cui per adesso si vede (e da lontano anche dall'autostrada) solo la parte superiore, costruita con anfore di terracotta impilate le une sulle altre a formare la volta. Una tecnica, quella dell'utilizzo delle anfore nella costruzione delle volte, che era usata sia per la messa a punto di coperture degli edifici, nel qual caso i contenitori servivano per rendere forti e nello stesso tempo per alleggerire il peso delle volte sui muri sia, appunto, in caso di fornaci dove era necessario contenere e la dispersione del calore e mantenere la diffusione uniforme, pena la rottura delle ceramiche. La fornace per ceramica e laterizi, in epoca romana, era fatta da due camere sovrapposte. Quella inferiore, nella quale si concentrava il calore necessario per la cottura, aveva un corridoio di accesso, nel quale veniva immesso il combustibile. Il calore passava dalla camera inferiore a quella superiore, o di cottura, per mezzo di fori. La camera di cottura conteneva, impilato, il materiale da cuocere. Ovviamente, non si può escludere che una volta proseguito lo scavo non si ritrovino le ultime ceramiche e i laterizi messi a cuocere prima dell'eruzione del 79. Dunque, la scoperta potrebbe, una volta che lo scavo dell'area venisse continuato - si aspetta la decisione della soprintendenza - condurre al rinvenimento della zona produttiva fuori le mura della città. Un'area avocazione industriale che in duemila anni ha conservato questa prerogativa, considerato il gran numero di insediamenti che sino a qualche anno favi insistevano. E, tuttavia, la fornace non è l'unico importante rinvenimento. L'intera area è coperta da resti di murature; alcune rivestite con pregevole intonaco affrescato in terzo e quarto stile; altre strutture, invece, presentano le caratteristiche di «horrea», magazzini-deposito per merci e derrate alimentari, visto anche il gran numero di recipienti e anfore trovate integre. La località del rinvenimento, difatti, dista poche centinaia di metri dall'attuale linea di costa e 2000 anni fa doveva invece posizionarsi a pochi metri dal mare. Altra interessantissima scoperta è poi quel monumento funerario che potrebbe risalire al I secolo avanti Cristo. Su una delle pareti della sepoltura, forse appartenuta a un magistrato, ma ancora non completamente scavata, è stata difatti rinvenuta una lastra di marmo, con la scritta frammentata e all'esame degli esperti di epigrafia, su cui si legge «...lius 1. Nicephorus...pa-gi felicis suburbani... Corneliae... Hilari». Poco distante dalla tomba, poi, a circa sette metri di profondità, inglobata nel lapillo del 79 d.C., è stato rinvenuto un tracciato stradale, in terra battuta, con solchi lasciati da carri. L'ipotesi di lavoro è che quell'asse viario, in antico, toccasse ville e fattorie poste nell'immediata periferia ovest dell'antica Pompei, e tra queste la fattoria di epoca romana prossima All'Antiquarium, la villa di Fanno Sinistore e l'altra del Tesoro di argenterie trovata a Boscoreale nel 1895.