«Speriamo che sia la volta buona. Tutto può ripartire da Pompei». A sei mesi dal crollo della Schola Armaturarum - durante i quali ci sono stati appelli e mobilitazioni per lo stato della cultura in Italia e la «caduta» del ministro Bondi - Andrea Carandini è finalmente entusiasta e ottimista. L'illustre archeologo, tornato alla guida del Consiglio superiore dei beni culturali all'arrivo in via del Collegio Romano di Giancarlo Galan dopo essersi dimesso per protesta, accompagnerà oggi a Pompei il neoministro nella sua prima «uscita» ufficiale. Una visita per cui c'è grande attesa - ci saranno, oltre alla Soprintendente Maria Teresa Cinquantaquattro, anche il Segretario Generale del MiBac, Roberto Cecchi e il Direttore Generale per le Antichità, Luigi Malnati - dopo il decreto e la norma staordinaria varata dal governo per liberare uomini e mezzi per gli Scavi: perché ci si aspetta di conoscere nel dettaglio il piano per salvare Pompei e, soprattutto, l'entità dei fondi su cui si potrà contare per realizzarlo. Al sito archeologico più grande del mondo dovrebbe andare una parte degli 80 milioni ricavati dall'aumento delle accise sulla benzina - e già destinati, in ragione di 5 milioni a lotto anche al recupero della Domus Aurea a Roma - una parte dei 105 milioni dei fondi comunitari inutilizzati e una parte delle risorse del Piano Sud, senza contare la quota spettante dei 500 milioni di euro a disposizione delle varie Soprintendenze. Fino ad oggi, però, ancora non si conosce la cifra totale che potrà essere spesa a Pompei. Il piano, intanto, è pronto. Si tratta di un progetto articolato pubblicato in un libretto che sarà presentato a giorni. «L'importante è ripartire - spiega Carandini - perché se davvero ci sono i funzionari, gli operai e i fondi promessi, finalmente si può fare qualcosa di importante per Pompei». La parola chiave, spiega l'archeologo, è regolarizzare per il sito una manutenzione stabile con il metodo già sperimentato per i monumenti medievali e per Roma. Il primo passo è il rilievo tridimensionale del sito: «Pompei - spiega Carandini - ci è quasi del tutto sconosciuta. Del sito abbiamo soltanto mappe lineari che non ci aiutano a prevenire e trattare i guasti che negli edifici si sviluppano in elevato. Bisogna mettere a punto una sorta di cartella clinica che va aggiornata continuamente attraverso i monitoraggi periodici che andranno fatti sul sito. Un lavoro non certo semplice - ci sono 1500 case di cui sono state studiate le decorazioni ma non certo le strutture - per il quale bisogna chiamare a raccolta i migliori ingegni del paese, attraverso un piano che coinvolga in maniera stabile e regolare le università, alle quali possono poi essere affidate quote del sito da restaurare secondo un metodo unitario stabilito dalla Soprintendenza, cui spetta la regia di tutto. Anche perché manager esterni non sono più previsti». Per Pompei si può sperare quello che ad Ercolano è accaduto grazie all'intervento privato della Fondazione Packard, sostiene l'esperto, «se soltanto noi italiani la smettessimo di litigare e ci mettessimo tutti insieme a lavorare per il bene della cultura perché veramente in questi mesi, con Pompei e la Domus Aurea, abbiamo toccato il fondo». Manutenzione e restauro sono soltanto i primi passi, essenziali per «ripartire». «Poi, certo, serve un progetto culturale sofisticato per valorizzare un bene di valore inestimabile che non abbiamo ancora dominato dal punto di vista tecnico. Il mio sogno è che Pompei, che non è e mai dovrà essere interamente visitabile, possa però essere vista tutta, virtualmente, da qualsiasi posto del mondo. Agli Scavi, poi, bisognerà organizzare dei percorsi che varieranno periodicamente, di volta in volta aperti ai visitatori, che potranno così essere accolti e accuditi come meritano. Pompei deve essere un luogo dove tornare più volte nella vita e ogni volta scoprire qualcosa di nuovo. Per questo - conclude Carandini - io vorrei che fossero aperti anche l'Antiquariuum che è chiuso da 35 anni e i sottotetti del Museo Archeologico di Napoli, che hanno le più ricche collezioni di bronzi al mondo, dove sono raccolte tutte le testimonianze della vita della città sepolta».