IL CROLLO di un muro lungo dieci metri a picco sul mare, in Liguria rischierebbe di passare inosservato. I muri a secco sono un tratto essenziale del paesaggio ligure, soltanto nelle Cinque Terre se ne contano 6.700 chilometri. E la loro manutenzione è spesso un optional. «Il problema è che questi muri non li sanno o non li vogliono più fare», dice Anna Maria Castellano, presidente della sezione Tigullio di Italia Nostra. «I piccoli crolli e gli spanciamenti sono innumerevoli, la cura è molto carente». Gli esempi di incuria si sprecano. A Sorlana, frazione di Lavagna, i muri di contenimento dei terrazzamenti si sbriciolano. Nel parco nazionale delle Cinque Terre, interi sentieri mete di escursionisti da tutto il mondo vengono non di rado chiusi per motivi di sicurezza. A Verzemma, frazione di Recco, un muro è franato venti giorni fa bloccando per ore il traffico. «Spesso i danni sono provocati dall'uomo, che per costruire nuove strade spacca a colpi di ruspa gli antichi muri. Ricostruendoli poi, ma non a secco. Col calcestruzzo. Talvolta ricoperto di pietre, talaltra nemmeno». E il caso di Ventimiglia, dove nel 2000 il muro di sostegno dell'anticavia Romana, nel tratto che porta alla cosiddetta spiaggia delle uova crollò a causa di un'alluvione. Il Comune assicurò che lo avrebbe ricostruito a regola d'arte. E che il muro in cemento armato innalzato in fretta per tappare la falla, a pochi passi dalla famosa spiaggia al confine con la Francia, sarebbe stato ben presto ricoperto con le antiche pietre. Sono passati undici anni, e della ricopertura nessuna traccia. I rifacimenti in cemento, poi ricoperti di pietre, sono sempre più frequenti in tutta la Liguria. «Anche qui nel Tigullio sono molto diffusi. Dignitosi nella migliore delle ipotesi, molto spesso dall'aspetto davvero artificiale». Ma il problema non è soltanto estetico. I muri a secco, costruiti con pietre e scarsa presenza di leganti, respirano. «Sono come delle spugne. I muri di cemento invece no, sono impermeabili. E la loro tenuta idrogeologica, nei decenni, rappresenta un'incognita».