Arrivato in via del Collegio Romano il 23 marzo scorso al posto del dimissionario Sandro Bondi, Giancarlo Galan ha scelto per il suo primo viaggio e per la sua prima conferenza stampa da ministro dei Beni culturali, proprio le rovine di Pompei, dove si sono consumati gli ultimi giorni dell'incarico di governo del suo predecessore. «Per un ministro dei beni culturali - spiega - Pompei, dopo quello che è accaduto e soprattutto dopo ciò che non è accaduto fino ad ora, è un impegno prioritario, come ho detto proprio al vostro giornale sin dalle prime ore del mio insediamento. Se si esclude la visita ad Assisi, che richiama però riflessioni molto più ottimistiche, questa visita di domani è il mio primo viaggio da ministro: a Pompei, perché Pompei è una urgenza della cultura di questo Paese. Mi è di conforto, però, sapere che ci sono già stati, e sono ben avviati, studi e ricerche sulle cause di quanto è accaduto a novembre». Ha già le conclusioni di questa indagine? «Pompei è in emergenza da anni, ma quanto accaduto alla Schola Armaturarum va ricondotto alle dimensioni che merita: il crollo di un edificio pesantemente bombardato durante la guerra. A Pompei, comunque, sono tante le cose che vanno affrontate e poste nelle condizioni di dover essere risolte nel medio termine». Si può contare, però, anche sull'appoggio dell'Europa pronta a dare tutto l'appoggio, ha detto il commisario per gli Affari regionali Joahannes Hahn «per restituire a Pompei tutto il suo splendore». «La disponibilità dei fondi europei è una buona notizia che ci fa ben sperare per il futuro del nostro lavoro. Bisogna dare atto al ministro Fitto di essersi adoperato per recuperare quei 105 milioni di fondi strutturali di cui una parte può essere senz'altro destinata a Pompei, come quelli compresi nel Piano Sud. Questo dei fondi, sarà per me un discorso molto importante fino a quando «cuore e mente» di chi ha responsabilità politica in Italia ascolti e capisca. Perché sarebbe davvero da stupidi non farlo. Da ministro dell'agricoltura ho potuto riscontrare che fondi per oltre un miliardo non erano stati spesi dalle regioni meridionali. Anche per la cultura ci sono centinaia di milioni di euro dei fondi strutturali europei non spesi. Questo ci deve far riflettere, perché quando si fanno progetti e si chiedono sostegni questi vanno utilizzati. Prima di dover poi ricorrere ai pianti, alle lamentele e alle invettive, cui anche io mi associo, in difesa degli interessi culturali del nostro Paese, dallo spettacolo alla tutela del paesaggio. Spesso gli amministratori delle regioni sono in difficoltà per mancanza di spese e progettualità. È vero che i percorsi burocratici sono spesso molto complicati, ma bisogna farsi un esame di coscienza, a Roma e nei governi locali: purtroppo, il problema dei fondi non spesi, appesantisce la battaglia per le risorse. Che ruolo devono avere, invece, gli investitori privati? «Un ruolo importante, ma vanno fissate le regole. Anche perché i beni culturali, tutti, sono e devono restare nelle mani dello Stato, non certo degli sponsor. La regola generale con cui lavorerò, comunque, è che manager e privati sono importanti, ma lo sono di più gli archeologi e gli studiosi delle soprintendenze». Domani visiterà soltanto Pompei? «Pompei rappresenta la priorità. Anche perché Napoli con il suo centro storico, ma anche l'area che va da Bagnoli ai Campi Flegrei, sono argomenti da affrontare in altre occasioni perché legati anche e soprattutto alla tutela ambientale e paesaggistica. D'altronde, il tempo che ho davanti come ministro di questo governo non è molto e non bisogna vendere promesse al vento».