In vendita la dimora nobiliare e i tre edifici complementari (in tutto 8 mila metri quadrati) e un parco di 40 ettari Diverrà una struttura a uso combinato residenziale e ricettivo sul modello dei «condohotel» che offrono appartamenti di lusso e servizi alberghieri di qualità Il sindaco Avesani con il duca Zeno d'Acquarone nel salotto I fratelli Vittore e Zeno d'Acquarone mettono in vendita la monumentale e storica Villa Musella, il parco e i rustici di pertinenza e già in questi giorni sono attesi i primi tre «interlocutori», come li definisce Zeno d'Acquarone mentre ci accoglie al piano nobile del gioiello di famiglia. Il mandato è stato affidato alla società milanese Antoitalia Hospitality, che ha ottenuto l'incarico di consulente esclusivo per la vendita e la riqualificazione del monumentale complesso costituito dalla villa principale e da tre edifici complementari, per una superficie coperta totale di circa 8mila metri quadrati, circondati da un parco di 40 ettari di superficie, che conta alberi secolari, rare specie arboree protette, laghetti, corsi d'acqua e zone umide dove nidificano e cacciano aironi e decine di altre specie selvatiche. L'intera superficie della tenuta raggiunge i 365 ettari, ma è già stata parcellizzata negli anni passati e conta attualmente una quarantina di proprietari di rustici e terreni coltivati a vigneto, oliveto e prato. La villa e il parco di proprietà degli eredi di Luigi Filippo d'Aquarone, morto nel 1993 e della duchessa Maria Emma De Luca, che si è spenta nel 2004, rappresentano la parte più importante e monumentale del complesso della tenuta, il cuore nobile che è ancora nella disponibilità della famiglia. «L'incarico ad Antoitalia Hospitality è venuto nel momento in cui abbiamo deciso di sviluppare un progetto di massima che prevedesse la realizzazione di una struttura di lusso a uso combinato residenziale e ricettivo nello stesso tempo», spiega Zeno d'Aquarone, «sul modello dei luxury serviced apartments, secondo la formula del condohotel». Si tratta in pratica di appartamenti di lusso concepiti come residenziali, ma affiancati a una struttura alberghiera dove sono garantiti portineria, vigilanza, ristorante, bar, palestra e piscina, un centro benessere e un centro medico-estetico «non invasivo, quindi non chirurgico», precisa d'Acquarone, «ma per la cura e la bellezza della persona». «Questa casa è un albergo» è lo slogan che ha favorito nel Nord America la fioritura dei condohotel, ma soprattutto è cara agli eredi d'Acquarone «e mio fratello ed io abbiamo dato disponibilità in questo senso, di conservare nell'insieme una partecipazione nella proprietà se i nuovi acquirenti lo riterranno utile, anche per il legame affettivo che abbiamo con questo luogo». È questo infatti che prevede la formula dei condohotel, concepiti anche come forma di investimento: si conserva la proprietà di uno o più appartamenti che possono essere usati dai proprietari in certi periodi e per altri destinati all'ospitalità, dividendo gli utili con la società che gestisce l'impresa. «Non ci sarà nessuna nuova volumetria, ma si utilizzeranno i volumi esistenti, secondo i vincoli posti dal piano di assetto del territorio e dalla Soprintendenza», spiega Zeno d'Acquarone, «perché il piano nobile resterà com'è e il piano superiore sarà adattato a 14 suite realizzate con suddivisioni e pareti che creeranno più che altro un riassetto. Negli scantinati saranno realizzate le cucine e il centro estetico». I fratelli d'Acquarone condividono inoltre il progetto di destinare parte del parco allo sport del golf come si è già scelto di fare nella porzione accanto all'ingresso monumentale per il campo pratica. C'era già stato quattro anni fa un avvio di operazioni di vendita affidate a Mistral srl e d'Acquarone conferma che quella strada resta ancora aperta: «Era un progetto diverso che affidava l'intero complesso a un unico acquirente. Nulla vieta che se dovesse uscire nel frattempo un nome di garanzia, sia quella la soluzione che adotteremo», aggiunge, ma si capisce che le simpatie vanno decisamente verso un'ipotesi di investimento che destini il complesso all'ospitalità e recettività. Vittorio Zambaldo