Per 30 anni hanno vagato nei magazzini comunali di Carrara. Oltre 250 pezzi 12 dei quali del grande scultore Verso il restauro una straordinaria gipsoteca: diventerà un museo con 3 sedi Per trent'anni hanno vagato nei magazzini comunali. Sono stati nei fondi di una ex scuola elementare, accatastati in alcune aule dell'Accademia di Belle Arti, e, perfino, all'interno del mercato coperto, ormai in disarmo. Hanno perso chi un braccio. Chi, un piede. Anche una parte di testa. Su di loro non si sono mai accesi i riflettori di una mostra. Almeno non a Carrara, dove sono da sempre. Ma adesso la città del marmo e delle cave ha deciso di restaurare i suoi tesori: una collezione di gessi di oltre 250 pezzi, di proprietà dell'istituto di Belle Arti e sotto la tutela della Sovrintendenza. Una della gipsoteche più importanti d'Italia. Fra le opere spiccano 12 pezzi di Antonio Canova. E, molte altre, di quei maestri carraresi, da Carlo Finelli a Pietro Tenerani, che nell'Ottocento - con le opere in marmo - hanno riempito le corti di tutto il mondo. E adesso si trovano nei musei più prestigiosi: primo fra tutti quello dell'Ermitage a San Pietroburgo. Carrara ha deciso di riappropriarsi non solo di una ricchezza artistica, ma anche di una sua identità culturale: i gessi di Canova saranno restaurati. Intanto sono già stati salvati dall'incuria: proprio tre anni l'Accademia di Belle Arti ne ha posizionati buona parte in scaffali realizzato ad hoc, all'interno della scuola di scultura. Qui ci sono la Venere, e uno dei pugilatori (l'altro è nella sede centrale dell'istituo di Belle Arti, palazzo del Principe) con le braccia rotte. Una di quelle opere che hanno bisogno di essere restaurate. Ci vorrà un anno di lavoro, programmato, passo dopo passo, sotto l'egida della Sovrintendenza ai Beni culturali. Ma una delle opere più prestigiose dell'artista di Possagno, il bozzetto originale del monumento funebre a Vittorio Alfieri, la città potrà ammirarlo molto prima. Sarà, infatti, in mostra, dal prossimo 25 giugno, in occasione dell'inaugurazione di un altro gioiello, Palazzo Binelli, la dimora che una famiglia di industriali illuminati donò alla città nel 1870, recuperato grazie al restauro da 4 milioni di euro della Fondazione Cassa di risparmio di Carrara, che ne ha fatto la sua nuova sede. Un regalo per tutti i carraresi. E un gesso da record. Quando alcuni anni fa venne esposto a Roma, nella mostra delle Identità italiane, quel piccolo bozzetto del Canova, venne assicurato per 1 milione di euro. Adesso, fra pochi mesi, sarà esposto a Palazzo Binelli, insieme a una trentina di opere degli artisti della scuola carrarese. All'inzio dovevano esserci soltanto loro. Ma la città di Carrara, sanguigna come sempre nelle sue manifestazioni, è insorta. Reclamando il «suo» Canova. Una battaglia culturale, in punta di scultura, che ha dato i suoi frutti: il sindaco si è infatti impegnato, insieme al presidente e al direttore dell'Accademia di Belle Arti, a dare alla città la sua gipsoteca. E ha pure deciso di fare le cose in grande, recependo in toto la proposta che il prestigioso istituto cittadino aveva già avanzato da anni: un percorso artistico con tre sedi, nel cuore di Carrara, per accogliere tutti quanti i gessi. Da Palazzo del Principe a Palazzo Binelli, fino al museo realizzato nell'ex convento di San Francesco. Un «itinerario dei gessi», che comprenderà anche un'altra sezione importante, quella della collezione Lazzerini, che si trova ancora - per il momento - alla scuola del marmo. Insomma l'effetto Canova c'è stato. Eccome. Grazie al grande artista di Possagno di cui l'Accademia custodisce alcuni dei gessi più famosi, la città si riappropria dei suoi gessi. «Si è riaccesa l'attenzione su queste opere - spiega il direttore dell'istituto di Belle Arti, Marco Baudinelli - Il sindaco ha colto il problema e si è fatto carico di dare una risposta alla sistemazione di un patrimonio importantissimo, che costituisce parte dell'identità della città».
CARRARA. Il ritorno dei gessi del Canova
La città di Carrara ha deciso di restaurare una straordinaria gipsoteca di oltre 250 pezzi, di proprietà dell'Accademia di Belle Arti e sotto la tutela della Sovrintendenza. La collezione include 12 pezzi di Antonio Canova, tra cui il bozzetto originale del monumento funebre a Vittorio Alfieri, che sarà esposto a Palazzo Binelli nel prossimo giugno. La città ha deciso di riappropriarsi della ricchezza artistica e culturale, e ha programmato un percorso artistico con tre sedi: Palazzo del Principe, Palazzo Binelli e un museo realizzato nell'ex convento di San Francesco.
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