Cè anche una ricostruzione della Domus Aurea e uno spazio dedicato al cinema Dalla sua attività edilizia al lusso della corte vengono illustrati tanti aspetti diversi ROMA Nerone voleva che la sua residenza affacciasse su un lago. Lacqua, infatti, occupava un ruolo di primo piano nel progetto della Domus Aurea, la vastissima residenza che Nerone aveva fatto progettare e realizzare occupando spazi pubblici e suscitando una preoccupata ironia che Svetonio ha trasmesso sino a noi: «Tutta Roma diventa una sola casa: trovatevi una residenza a Veio, figli di Romolo, sempre che questa casa non inghiotta pure Veio». Quel lago divenne poi larea sulla quale i Flavi, la dinastia successiva, fece costruire il Colosseo, in aperta polemica con le scelte politiche e urbanistiche del loro predecessore: come a voler oscurare con la maestà dellimpresa i fasti della casa neroniana. Alla figura più inquietante, ma anche più popolare, tra quelle degli imperatori romani è dedicata la mostra "Nerone" che intende fare il punto sulla sua controversa figura partendo dai risultati delle indagini archeologiche portate avanti negli ultimi anni nellarea del Colosseo e sul Palatino: indagini che hanno consentito di avanzare ipotesi innovative sul paesaggio urbano di Roma durante il regno neroniano e nei decenni immediatamente precedenti e successivi. Lesposizione, curata da Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, si articola in cinque sezioni ospitate allinterno di luoghi diversi: il Colosseo, il Museo Palatino, il Criptoportico neroniano, il Tempio di Romolo e la Curia Iulia. In ognuno di essi sono presentati aspetti diversi dellazione dellimperatore: la sua frenetica attività edilizia e lincendio del 64 d. C., il lusso della corte, la propaganda politica coi suoi risvolti demagogici, la promozione dellimmagine imperiale, la fortuna successiva del personaggio nelle arti con unattenzione particolare per la pittura storica e il cinema, che gli ha dedicato molti "sandaloni", come chiamavamo a Cinecittà i film sullantica Roma. Molto ben fatta la ricostruzione virtuale della Domus Aurea, al Colosseo. Una figura esaminata quindi a tutto tondo e con unanalisi che riesce a dare conto della complessità e contraddittorietà del personaggio ad iniziare dal diverso operare nel corso degli anni di regno: con un primo quinquennio in una qualche maniera illuminato ed equilibrato e poi completamente smentito negli anni successivi in un crescendo di efferatezze. Al punto che Andrea Giardina, in un lucido saggio presente nel catalogo (Electa), afferma: «Se Nerone fosse morto nei primissimi anni del suo regno lo ricorderemmo con epiteti favorevoli, molto lontani da quello, spietato, attribuitogli dal contemporaneo Plinio il Vecchio: veleno del mondo». Nella riflessione presentata e nel percorso espositivo un posto particolare occupa comprensibilmente lincendio scoppiato nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d. C. e che, divampato per diversi giorni, portò alla distruzione di buona parte della Roma del tempo: lo storico Tacito ricorda che dei quattordici quartieri nei quali era divisa la città ne erano rimasti intatti quattro, con tre rasi al suolo e i sette rimanenti molto danneggiati. Una ricostruzione che i recenti scavi sembrano confermare. Tacito - come è ben noto - riporta il sospetto che sia stato limperatore a volere lo spaventoso incendio e ne indica la possibile motivazione: Nerone avrebbe voluto per sé «la gloria di fondare una nuova città e di darle il suo nome». Nella confusione e nel terrore di quelle giornate la notizia si era diffusa: limperatore per frenare le voci si prodigò nei primi aiuti, fece affluire generi di prima necessità, ridusse il prezzo del grano. Ma non fu sufficiente e allora si andò alla ricerca dei possibili colpevoli e vennero individuati nei cristiani che il popolo - afferma sempre Tacito - non amava. Furono effettuati, dopo le prime confessioni estorte con la forza, arresti di massa ed eseguite numerose condanne a morte attraverso la crocifissione e altri tremendi supplizi. La repressione fu così violenta che - sempre nella testimonianza di Tacito - il popolo iniziò a provare sentimenti di pietà verso gli uomini e le donne assassinati «non per il bene di tutti, ma per la crudeltà di uno solo». Si ricordi che, negli ultimi anni di governo di Nerone, vennero uccisi gli apostoli Pietro e Paolo. Sulla responsabilità diretta dellimperatore riguardo allaccaduto si è molto discusso e si continuerà a farlo: i risultati delle recenti indagini archeologiche - come ha osservato Andrea Carandini sempre nel ricco catalogo - sembrano suggerire che il progetto urbanistico neroniano prevedeva la necessità di grandi espropri resi di certo più attuabili da un incendio. Va detto che la figura di Nerone - anche questo viene esaminato con attenzione - al suo tempo ebbe oppositori, ma pure sostenitori convinti. Egli riuscì a coagulare attorno a sé un consenso largo guardando oltre le forze tradizionali - il Senato e lesercito - e puntando sulla plebe urbana e sulle popolazioni della Grecia e dellOriente. Un rapporto che non venne meno nemmeno dopo la morte dellimperatore al punto che ampi settori di quei gruppi sociali pensarono a lungo che fosse ancora vivo e potesse tornare al potere prima o poi. Tale aspettativa venne cavalcata da alcuni impostori: nellarco di un ventennio, in Oriente, tre sedicenti Nerone riuscirono a raccogliere schiere di seguaci e a conseguire effimeri successi. Daltronde, un cinquantennio dopo, il filosofo Dione Crisostomo poteva testimoniare ancora la vitalità del mito neroniano: «si augurano che egli sia sempre in vita. E la maggioranza crede che effettivamente lo sia». Qualcosa era cambiato in profondità negli assetti di potere a Roma e nella società romana e limperatore, giunto giovanissimo al potere a nemmeno diciassette anni e morto a neanche trentuno, lo aveva intuito.