Emilio Bonifazi fra bilancio e programma: datemi altri cinque anni Abbiamo risanato un bilancio disastroso. Ora il nuovo regolamento urbanistico darà fiato alle imprese e creerà posti di lavoro GROSSETO. Si sente solo a metà dell'opera Emilio Bonifazi. Ripensando ai cinque anni da primo cittadino, e tirando le fila di un lavoro che è stato intenso, a volte difficile, ma comunque in grado di dare un volto diverso all'Amministrazione comunale, sa che tanti progetti hanno bisogno di altro tempo per essere portati a compimento. Per questo ha scelto di ricandidarsi, sostenuto da una coalizione che va dal Pd, il suo partito, all'Idv, al Psi, a una lista formata da Udc e Api, a due civiche, una di ispirazione cattolica e una più laica-riformista. Allora Emilio, 5 anni di battaglie. E anche di buoni risultati. «Sono stati cinque anni intensi. In particolare per il lavoro fatto verso l'interno, per sanare un bilancio che ci era stato lasciato in condizioni disastrose, e verso l'esterno, per l'impegno per lo sviluppo economico, per l'innovazione, per il sociale e la cultura. Sappiamo di aver fatto molto. Ma c'è ancora da fare». Partiamo dal bilancio. «Nel 2006 il Comune non ha rispettato il patto di stabilità. Quando mi sono insediato a giugno ho trovato un disastro nei conti. Così abbiamo deciso di vendere il Foro Boario, incassando 13 milioni di euro. E di questi ne abbiamo impiegati 10 per ricontrattare i mutui con le banche, il Comune era esposto per 110 milioni, non spiccioli, risparmiando 1,5 milioni all'anno di interessi. E piano piano, anche riorganizzando la pianta organica e diminuendo i dirigenti, abbiamo risanato la cassa». E da lì risorse per l'economia, il sociale, la cultura. «Appunto, ma non è stato un lavoro facile. Però penso alle norme per sanare i sottotetti, alle aree Pip per le aziende, alla possibilità agli alberghi di ampliarsi: un supporto costante all'economia, questo può e deve fare il Comune. E da poco abbiamo adottato il regolamento urbanistico, che darà un ulteriore impulso all'economia». «Per quanto riguarda sociale e cultura - prosegue Bonifazi -, parto dal tanto contestato acquisto del Moderno. Una scelta che ha consentito di avere un teatro subito da 1100 posti per grandi spettacoli, altrimenti impossibili a Grosseto: abbiamo 25mila presenze all'anno a teatro, neppure il Grifone calcio ne fa così tante. E che dire del rapporto stretto con Luzzetti per la pinacoteca, dei musei, del lavoro che sta nascendo adesso per gli Etruschi, dell'osservatorio, del Cedav? Abbiamo dato un volto diverso a questa città sotto il profilo culturale. Ne vado orgoglioso. Sul sociale cito solo un numero: siamo passati da 24 euro spesi pro capite del 2006 a 46, quasi il doppio». Quindi l'economia è una priorità. Anche nel programma elettorale. «In questo momento Grosseto soffre per il poco lavoro, sia per i giovani, sia per i 45-50enni che sono rimasti a piedi. Il pubblico deve intervenire, prima di tutto mettendo le imprese nelle condizioni di funzionare meglio. E quindi di assumere. Diventa decisivo il regolamento urbanistico ora in approvazione: fra le altre cose prevede una cittadella degli artigiani, a nord della città, con lotti a prezzi accessibili. Sono previste anche lottizzazioni private». Fra poco partiranno i lavori all'ospedale. «È fondamentale per la città. Sia per il servizio migliore che darà, sia per l'opportunità data dalla sua costruzione. Approfitto per chiarire che il prezzo pagato dall'Asl ai Lemarangi (4,7 milioni di euro, ndr) è inferiore alla stima che avevano fatto dei terreni i nostri uffici, oltre 5 milioni, e quindi assolutamente congruo. La richiesta di partenza era 6 milioni... Del resto dovevamo accedere in breve tempo ai finanziamenti regionali, la città non poteva permettersi di perderli. Tutta l'area della Serenissima sarà ridisegnata: diventerà a quattro corsie, arriverà a Grosseto Est, avrà l'accesso dell'ospedale stesso, vedrà sorgere la nuova sede della Provincia. Certo, ci saranno anche aree residenziali, per via della perequazione, ma non potevano far gravare tutto sulle casse comunali». Dal nuovo ospedale al vecchio, in centro. Ospiterà la sede del Comune. «L'obiettivo è recuperarlo e portarci tutti gli uffici. Sono 12mila metri quadri, ci lavoreranno in 350, quindi tutti i dipendenti a parte le scuole e i vigili urbani. Il recupero avverrà vendendo gli edifici con gli attuali uffici distaccati: piazza della Palma, viale Sonnino, via Orcagna. Per il resto faremo un mutuo». Parlando di recuperi, cosa dire della Chelliana, in via Mazzini? «Lì andrà l'università. La decisione è presa. La scelta deriva anche da motivi economici. Nel 2009 per trasformarla in biblioteca ci volevano 4 milioni di euro, ne avevamo solo 2,3. Adesso i lavori per le aule si possono fare con 3 milioni, stiamo cercando i circa 800mila che mancano. Con l'ex Gil a due passi diventeranno il polo degli studi. Ospiteranno la nuova facoltà di economia, arricchita dei corsi di archeologia e scienze naturali, il progetto di cui il presidente Bonaccorsi ha parlato proprio con il Tirreno». Ma nel regolamento urbanistico ci sono anche altre trasformazioni importanti, dalla stazione all'area del Consorzio Agrario. «Sono due aree contigue e vicine al centro che, una volte recuperate, trasformeranno in meglio la nostra città. Il progetto della stazione è già pronto e esposto al pubblico, il Consorzio trasformerà tutto il triangolo fra via Fabio Massimo e via Etruria in giardini, abitazioni, esercizi commerciali. Ma io aggiungerei a questi anche il centro di documentazione degli Etruschi in piazza Barzanti e il completamento del Foro Boario, con la nuova Camera di commercio. La città sarà trasformata in meglio». E per le frazioni? «A Roselle abbiamo da poco recuperato le Terme, lì nasceranno un centro civico, una palestra, una biblioteca, le nuove scuole. Oltre al progetto per l'accoglienza dei turisti al parco archeologico. A Marina pensiamo a un restyling complessivo, con più manutenzioni, fogne che funzionino e luci, pensando anche a chi ci vive tutto l'anno. Per Alberese e Rispescia vogliamo sviluppare la porta del Parco della Maremma. E nel cassetto c'è il progetto per il ponte ciclabile sull'Ombrone, con una pista da Principina. A Istia ve vanno finiti i lavori in piazza, a Batignano ci sarà la nuova materna, a Montepescali, serve manutenzione alle strade». Per chiudere, la politica. La sinistra se n'è andata. Ma c'è l'Udc. Una coalizione diversa dall'attuale. «Abbiamo voluto mettere insieme una coalizione capace di unirsi su un programma, al di là delle ideologie. Non possiamo bloccare i lavori dell'Amministrazione sulla base delle ideologie. Per essere chiaro un esempio: Sel ci ha proposto 10 punti da condividere per stare con noi, ne abbiamo accolti 8 e sono usciti. Ma non possono pensare che nel programma metta il testamento biologico, perché qui si parla del governo della città. È chiaro che da tutti mi aspetto che il rispetto di un programma che, dopo il voto, deve diventare di governo». Quali requisiti dovranno avere i consiglieri? «A loro chiederò solo due cose. Primo, perchè ti candidi? Secondo, hai tempo per seguire i lavori del Comune? Nessuno è obbligato a farlo, chi lo fa deve impegnarsi. Per il bene comune».