A Bruxelles opere del Musée Royal di Anversa e dellAccademia Carrara di Bergamo Da Van Eyck a Bellini, da Tiziano ai paesaggisti: tre secoli di influenze reciproche Ludovico Guicciardini, diplomatico fiorentino di stanza ad Anversa, nel 1567 pubblicò, anonimo, la Descrittione di tutti i Paesi Bassi, altrimenti detti Germania inferiore che fu il primo rapporto sistematico sul fiorente paese in cui viveva, dove savvide della rilevanza che le arti avevano assunto. Infatti Bruges, Gand e Anversa erano da mezzo secolo almeno straordinari centri di produzione artistica: tappezzeria, oreficeria, vetri, editoria e tante botteghe con grandi pittori. E se le prime due avevano un rapporto privilegiato con Firenze, Anversa, col suo grande porto commerciale, lo ebbe con Venezia: fu MarcantAntonio Michiel ad introdurre la dizione di "pittura fiamminga" che ebbe il primato nellinvenzione della pittura ad olio con maestri della statura dei van Eyck, come riconobbe lo stesso Vasari. Le botteghe di Venezia furono tra le prime ad adottare la nuova tecnica: il ritratto di Gentiluomo (1475-80) di Giovanni Bellini è accanto al ritratto di Philippe de Croy (prima del 1461) di Roger van der Veyden nella mostra Maestri veneziani e fiamminghi, a cura di Giovanni Villa, al Palais des Beaux- Arts (fino all8 maggio). Le opere provengono rispettivamente dallAccademia di Carrara di Bergamo e dal Musée Royal di Anversa, le quali si sono associate in una rassegna che presenta sessanta opere molte delle quali di grande rilievo. LAccademia di Carrara è stata chiusa nel giugno del 2008 per lavori di ristrutturazione e la direzione approfitta della chiusura per fare vedere le sue opere: scelta intelligente patrocinata dallEni. La rassegna è scandita in sezioni che vanno da Quattrocento al Settecento, ed è inevitabilmente di disuguale tenuta. La vetta altissima è il Jan van Eyck di San Barnaba di Nicodemia (1437), in cui la Vergine, dal volto dolcissimo, indossa una prodigiosa veste che si distende ai suoi piedi come una corolla di fiore, con alle spalle una cattedrale in costruzione attorno a cui sassiepa la folta schiera delle maestranze. Non meno rilevante il profilo di Lionello dEste (1441?) dipinto da Pisanello e anticipo precoce della plachetta bronzea dellAutoritratto di Leon Battista Alberti. Le vergini di Jacopo Bellini, Carlo Crivelli e di Giovanni Bellini segnano i decenni a metà del secolo con fisiognomiche assai diverse tra loro, fino al capolavoro di Giovanni con la Deposizione di Cristo tra la Vergine e San Giovanni (1455 c). Alla pittura sacra saffianca la pittura di paesaggio in cui i fiamminghi primeggiano con Joackim Patinir (prima del 1515) e tanti altri: qui un paesaggio cosmico e fuori dal tempo è in perfetto equilibrio con scene paesistiche disparate, rese uniformi da un comune registro cromatico che va dal bruno intenso al blu cobalto del fondo. Ed il rintocco veneziano sha con il Tiziano di Orfeo e Euridice (1511) dove la tavolozza ha una densità terrosa che sadegua al dramma delleroina morsa dal serpente. Un capolavoro di pittura storica dello stesso è la grande tela ad olio con Jacopo Pesaro col vescovo di Pafo presentato a San Pietro (1510). La pittura fiamminga, come ricorda Paul Huvenne nel saggio in catalogo (Silvana-Bozar), è anche pittura di genere popolaresco che ebbe gran fortuna in Italia nel Cinquecento: nellAllegoria dellimprudenza (1563) la scena è movimentata da tre donne e un uomo, che ha mani lunghe, come si dice: una è poggiata sulla spalla di giovane donna, con laltra ne accarezza unaltra che tiene in mano un boccale e accosta, smorfiosa, il suo volto a quello di lui. Di qui linterpretazione come di un bordello del tempo, dove si beve e si mangia: infatti una giovane è intenta a infilzare un pollo allo spiedo, unaltra beve e il maschio se la intende con due di esse. Erotismo e lussuria a braccetto, esaltate da un voyeur ripreso sul fondo in uno specchio.