Feltre dedica una grande retrospettiva al suo maestro, che morì a 37 anni In cento opere la storia di un artista che non ha ancora la fama che si merita Oltre cento opere, dai dipinti maggiori ai disegni più rari e spesso trascurati splendidi, e sempre annuncianti una nuova sua stagione ideativa fanno la bella mostra che dedica a Tancredi la città di Feltre, ove il pittore nacque nel 1927: a cura di Luca Massimo Barbero, la ospita la Galleria civica darte moderna "Carlo Rizzarda" (catalogo Silvana, aperta fino al 28 agosto). Tancredi è un nome quasi mitico per chi ama la pittura del XX secolo, e nel contempo è da un pubblico più vasto quasi ignorato. La sua vita fu breve (trentasette anni: soglia misteriosamente fatale, in secoli diversi, a tanti); e brevissimi furono dunque gli anni che egli poté destinare al lavoro: poco più dun decennio. Dopo un primissimo avvio, occupato soprattutto dalla frequenza allAccademia di Venezia, dove sera trasferito, e dal canonico viaggio di studio a Parigi nel 1947, fa lesordio alla galleria Sandri di Venezia, presentato da Virgilio Guidi, nel maggio del 49, ove mostra ancora è lui stesso a confessarlo solo "risultati esperientistici". La prima maturità risale allanno trascorso a Roma, dove si reca allavvio del 50, e ove frequenta Perilli, Dorazio e quanti allora gravitavano attorno alla piccola ma aggiornatissima librogalleria dellAge dOr; oltre a Turcato, nella cui stanza gli capita di dormire prima dessere meno precariamente ospite di Milton Gendel, che lo aggiorna certamente sulla situazione della nuova pittura americana, peraltro già avvistata da Tancredi alla Biennale veneziana del 48. Nella vita randagia che conduce a Roma, "tipica dellartista romantico" seppur costretta in una città "troppo piccola e impoverita per consentire unautentica bohème", come ricorderà Gendel Tancredi sa cogliere il seme che gli varrà, al suo ritorno a Venezia, lo sbocciare pieno della sua pittura. Che sarà, subito, "anticubista", come dirà poi: vale a dire subito al di là delle sintassi più usuali praticate dalla pittura italiana; subito lontana da preoccupazioni rigidamente formaliste, da programmi, da bandiere già da altri issate; votata al colore, libero, ora clamoroso ora trasparente, sempre gioioso; astratta, certo, ma serbando un forte profumo di natura, di connivenze con la realtà, con i suoi tempi e luoghi: tanto che il primo ciclo di dipinti perfettamente maturi fu intitolato da Tancredi alla "primavera" («nel 1951 dipinsi un quadro che si chiamava Primavera e che è al Museo dArte Moderna di New York dal 1952. È un paesaggio universale dipinto con delle piccole pennellate scritte in modo quasi incontrollato e mosso, che fanno pensare ad un prato infiorato» disse più tardi; e a quel primo quadro altri seguirono, sul medesimo tema). Daltronde, oltre alla conoscenza dellopera di Fontana, anche la certamente larga e fortificante frequentazione della pittura americana, consentitagli dallamicizia con Peggy Guggenheim al suo ritorno in laguna da Roma, non spinse Tancredi verso una nozione di astrattismo rigoroso, di tradizione neoplastica o neocostruttivista, che era invece patrimonio corrente della nuova pittura italiana che guardava soprattutto a Parigi; essendo la Scuola di New York, da subito e sempre più nel corso del progredire degli anni Cinquanta, percorsa da una tensione eterodossa verso unidea di 'figura, e di natura, che fece indicare ad esempio allo stesso Clement Greenberg il lontano capostipite del modo allora attuale oltreoceano in Monet, e soprattutto ovviamente nella sua opera tarda, più che nella linea CézannePicasso (nel volume che accompagna la mostra odierna è Francesco Tedeschi a delineare nitidamente la vicenda di Tancredi "accanto" a queste inflessioni dellarte statunitense). Dopo le Primavere, individuato nel "punto" il suo monema plastico, che il colore e il caso indotto dallautomatismo e dall"istinto" avrebbero aggregato o disperso nello spazio, reso drammaticamente centripeto o liricamente centrifugo, Tancredi immaginò le Venezie, schermi diafani di luce, nelle quali giocava un ruolo fondamentale la lenta emissione luminosa dal fondo e il suo invadere lintera superficie; ed è questo forse lunico frangente in cui la pittura di Tancredi si stringe ad altre esperienze, quali quelle del veneto Mario Deluigi, o di Mario Nigro. Poi, al limitare del decennio, furono le Facezie e i Matti che occuparono questa sua tarda stagione (e la mostra odierna ne fornisce splendidi esempi). Nelle trama sapiente delle Venezie presero allora a nascondersi, a far dimprovviso capolino, in ultimo a mostrarsi senza più remore, in uno spazio incendiato e vorticante di segni di squarci di traiettorie, le piccole figurette dei "Matti" «tanti piccoli matti con dei cazzi senza palle e delle teste grosse, gonfie di decorazioni, armature e retoriche comuni» che diranno tutto il malessere crescente e il grido di rivolta di Tancredi verso la società che si pretende "civile", e verso lacquiescenza degli uomini allodio, alla ferocia reciproca, alla volgarità di cui si circondano. Finché nel 62, prossimi dunque alla fine, vennero i Fiori: quadri di disperso, sontuoso, sciabolante colore, che si disponeva spesso accanto e sopra al collage fatto con fiori di stoffa e carte diverse, tutte raffiguranti fiori. Era il suo ultimo canto di fiducia nella pittura (a quella "pittura appena nata" che voleva giovanilmente ardimentosa, felice di sé e certa del proprio vitale destino); un canto intonato scegliendosi a pretesto, in polemica silenziosa con il montante clima neodada, uno dei soggetti nei secoli più amati e ritratti i fiori, appunto.
FELTRE La libera astrazione del pittore "anticubista"
La città di Feltre ospita una grande retrospettiva sul pittore Tancredi, che morì a 37 anni. La mostra, curata da Luca Massimo Barbero, presenta oltre cento opere, tra dipinti e disegni, che mostrano la maturità e la varietà dell'arte di Tancredi. La sua vita fu breve e la sua carriera fu segnata da momenti di grande creatività e di difficoltà. Tancredi iniziò a frequentare l'Accademia di Venezia e poi si trasferì a Roma, dove incontrò artisti come Perilli e Dorazio. Dopo un periodo di vita randagia, Tancredi ritornò a Venezia e iniziò a creare opere astratte e colorate, che lo portarono a essere considerato un artista importante.
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