Il secondo allestimento temporaneo voluto dal direttore Eccher rilancia lidea di unesposizione che segua criteri non cronologici ma tematici La visita parte con lAnima - si è accolti dalla scultura "La Religione" di Spinazzi - alla ricerca, complice larte, di nuove definizioni e significati Si conclude con il Linguaggio, una sezione in cui vale lassunto, secondo Maffettone, che "larte si legge, né più né meno, come un saggio" MARINA PAGLIERI (segue dalla copertina) Un solo avvertimento, aggiunge Eccher: «Lintento non è certo quello di "illustrare" i temi scelti con le opere, se mai di fornire attraverso queste nuove suggestioni e chiavi di lettura». Un intento «rivoluzionario», che può forse intimorire chi per anni ha fatto i conti nei musei con itinerari di visita scanditi da successioni temporali, tra scuole e correnti. Ma niente paura, in soccorso del pubblico arriva, oltre ai pannelli e alle didascalie, unagile Guida alle nuove collezioni, con tanto di mappe, testi introduttivi e indicazioni sala per sala (si potrà portare a casa, oppure riporre alluscita in apposito contenitore). In questa seconda puntata, le sezioni non sono più contraddistinte da diversi colori - prevalgono il bianco e il grigio - i percorsi sono circolari e ogni artista si identifica con un solo tema. Iniziamo allora la visita, che prende il via al primo piano con la sezione dellAnima, alla ricerca, complice larte, di nuove definizioni e significati. Ci vengono incontro la monumentale scultura di Innocenzo Spinazzi La Religione, nota anche come La Velata (del 1794, è parte del monumento funebre commissionato dallambasciatore russo a Torino Alessandro Belosèlskij per la moglie) e lInnominato di manzoniana memoria, simbolo dellanimo tormentato, dipinto da Andrea Gastaldi. Tra le altre opere, le Reliquie del Golgota di Raymond, che dialogano con i resti dei rituali delle performance nelle opere di Nitsch, lAngelo annunciatore di Hayez e la Madonna di Palagi, il monumento-ritratto realizzato da Yves Klein per lamico Claude Pascal, le figure spettrali di Paladino e quelle cosmiche di De Dominicis. Sul fondo campeggia solenne la bellissima montagna ferita (Einschusse) di Anselm Kiefer (1). Si volta pagina e si entra nellarea dellInformazione, particolarmente suggestiva in una fase in cui, come spiega lideatore Rasetti, «sempre più a livello mondiale la comunità scientifica si interroga sui suoi rapporti con larte». Si parte anche qui dallOttocento, da una natura vitale e non umanizzata, autosufficiente, quale emerge dalle stagioni «atmosferiche» dipinte da Reviglio, o selvaggia, inquietante, come nella Foresta vergine di Camino. Seguono lanimalità indomita del bue dellAratura di Depero, il vitalismo di Gallizio, i segni istintuali di Vedova e quelli biomorfi di Accardi. E ancora il tratto immaginifico di Merz, le energie cosmiche di Anselmo, gli aspetti alchemici di Zorio (la Stella del 1978) (2), le superfici specchianti di Pistoletto. Si entra quindi, al secondo piano, nei terreni della Malinconia, nella sua dimensione di sofferenza psichica e di vissuto emozionale. Incontriamo qui, nel prologo ottocentesco, La cella delle pazze di Giacomo Grosso (4), Pazzo di Luigi Onetti , Asfissia!, un dipinto di Angelo Morbelli che reca le tracce del suicidio di due amanti e Vinta (3), un marmo di Gaetano Cellini, del 1908. Seguono diversi quadri di Felice Casorati (tra cui Ragazza con scodella, del 1919), i dipinti di Italo Cremona, Filippo de Pisis e Giorgio de Chirico, un pittore questo, secondo Borgna, «in cui le alleanze possibili tra malinconia e creazione artistica sono affascinanti». Tra le installazioni, Requiem di Giulio Paolini (5). Si conclude con il Linguaggio, una sezione in cui vale lassunto, secondo Maffettone, che «larte si legge, né più né meno. Come un saggio, e questo vuol dire innanzitutto concepire il nostro sistema di simboli in termini linguistici». Troviamo qui le opere rapportate al linguaggio letterario di Canova (Saffo), Massimo DAzeglio (Astolfo debella le Arpie) e Carlo Arienti (Pia dei Tolomei), alla nascita ed evoluzione dei linguaggi artistici, dalle avanguardie di Giacomo Balla e Lucio Fontana, con i suoi Concetti spaziali, al neorealismo pop di Mario Schifano, a quello internazionale di Andy Warhol e Mark Dion. Nellultima sala il «linguaggio politico», che trova espressione nelle tele di Mario Sironi e Renato Guttuso (Gente in strada) (6) e nella poesia visiva di Nanni Balestrini. Il museo è aperto da martedì a domenica 10-18, la biglietteria chiude unora prima. Info 0114429518, www.gamtorino.it.