DA QUANDO, negli anni '70 del secolo scorso, ogni notizia proveniente dallo scavo archeologico praticato all'ingresso dell'Antella era accolta dal giubilo degli archeologi dilettanti che si dedicavano alla ricerca delle radici degli antellesi, motivi di incoraggiamento, col passare degli anni, ce ne sono stati pochi. O punti. Dopo le speranze, coltivate negli anni '80, di vedere nel podere Ellera un parco archeologico con al centro la villa rustica del II secolo di proprietà, si dice, di Publio Alfio Erasto agricoltore e commer-ciante di legname, il silenzio e l'abbandono si sono impadroniti del sito che è quasi stato coperto dall'oblio e, peggio, dal ciarpame derivato dal vicino cantiere edile che ha eretto la zona artigianale di Antella. L'ultimo sfregio è dei giorni scorsi e lo ha segnalato Silvano Guerrini, uno degli archeologi dilettanti che ha contribuito agli scavi e, per anni, ispettore onorario ai beni culturali. Guerrini, dopo aver atteso inutilmente un intervento da Pu-bliacqua, che sul posto stava scaricando acqua, invece che nella fogna pubblica, sul terreno a cielo aperto, ha inviato al sindaco di Bagno a Ripoli un'accorata e-mail. «Facendo seguito alla mia segnalazione di due giorni fa (30 marzo, ndr) - dice l'ex ispettore onorario - rilevo che non è stata fino a questo momento messa in atto alcuna protezione - anche solo simbolica a mezzo di nastro bianco rosso, meglio con transenne o altro di maggior efficacia - sul lato sud della recinzione, da tempo mancante, dell'area ar-cheologica di Antella divenuta un vasto acquitrinio assai pericoloso, acquitrinio alimentato dall'idrovora che, azionata da personale comandato da Publiacqua per riparazioni all'acquedotto, anziché gettare l'acqua direttamente nella fognatura, ha preferito farla sfogare direttamente nell'area archeologica realizzando addirittura un taglio nel terreno». E Publio Alfio Erasto si rivolta nella tomba.