Non piango perché il Palio di Siena non è stato ammesso nell'elenco dei siti candidati a diventare parte del Patrimonio immateriale dell'umanità protetto dall'Unesco. Penso che questa manifestazione ne avrà solo guadagno da questa esclusione, perché potrà rimanere quello che è, cioè una manifestazione locale fortemente ancorata nella vita dei senesi, a cui accorrono i turisti stranieri proprio perché avvinti da questo straordinario esempio di passione territoriale, così lontano dalle loro esperienze metropolitane e multiculturali. Che c'entra l'universale Unesco in questa gara di contrade? Che c'entra l'umanità intera mentre si scatenano nel conflitto reciproco gli abitanti di una piccola città? Ma devo dire che tutto l'elenco delle proposte elaborato dal governo italiano per entrare nel novero del Patrimonio immateriale dell'umanità mi sembra infarcito di grandi sciocchezze: la pizza? Ma non è protetta da se stessa, cioè dal fatto ovvio che chi la mangia sceglie la migliore, e quindi così ne premia la qualità? C'è proprio bisogno dell' Unesco per mangiare una buona pizza? A me sembra molto strano. Così la coltivazione dello Zibibbo a Pantelleria, che è buonissimo a dal quale si ricava un vino buonissimo: per chi lo compra, certo, e non per tutta l'umanità. La tradizione dei liutai cremonesi è forse l'unica ad avere qualche giustificazione: è un vero peccato che si perda un'abilità così rara solo perché sono pochi a comprarsi un liuto. Però forse potrebbe pensarci Cremona, che non mi risulta sia una città povera, se credesse veramente alla sua storia e alla sua identità. Per l'elenco delle feste locali vale quanto detto per il palio: deve essere la comunità a sostenerle come forma di identità locale, e se mancano i fondi per farne delle feste di peso internazionale, pazienza: ce ne faremo una ragione, e a Gubbio rimarranno a partecipare alla festa gli abitanti di Gubbio, come è sempre stato. Perché tutto deve essere globalizzato per forza?Anche la quintessenza del locale, come le feste popolari? Si capisce che la protezione dell' Unesco è così ambita perché non si tratta solo di un titolo onorifico, ma della possibilità di ricevere fondi speciali per mantenere il bene in questione. Nessuno sembra pensare che i soldi dell' Unesco potrebbero snaturare proprio quel bene immateriale che vuole difendere: cosa può diventare una festa locale finanziata da un organismo mondiali? Avrebbe la stessa partecipazione dei cittadini? Non è dalla partecipazione locale, che comprende anche l'investimento finanziario, che nasce l'attaccamento alle tradizioni locali? Devo poi confessare che a me l'intervento dell'Unesco fa paura, perché mi sembra che riesca soprattutto a snaturare qualsiasi luogo, qualsiasi tradizione. Un esempio italiano: Matera è stata una delle prime località ad essere poste sotto la protezione Unesco, quando era ancora abitata dai poveri che vivevano nei sassi senza acqua e senza luce, con i bambini malati di tracoma. È chiaro che dovevano arrivare acqua e luce, e i bambini dovevano essere curati, e le case pericolanti aggiustate, ma avrebbero potuto essere lasciate agli abitanti: certo, magari qualcuno avrebbe dipinto il suo muro di verde pistacchio, avrebbero appeso panni e sicuramente ci sarebbe stata in giro molta spazzatura, ma in cambio avremmo visto una città vera, viva. Invece l'intervento Unesco è andato in senso opposto: gli abitanti sono stati trasferiti in moderni casermoni, e la città è stata restaurata a regola d'arte. Oggi è tutta una sinfonia raffinata di beige e panna, i visitatori vi trovano poche boutique e qualche raffinato caffè, tutto per turisti, ovviamente, ma manca la vita. È una città elegante e bella, ma morta. Forse è per quello che non attira tutti i turisti che la sua bellezza unica meriterebbe. Un altro esempio, questa volta in Libia: l'oasi di Gadames, ad un importante incrocio di piste carovaniere nel deserto del Sahara. L' Unesco ha fatto restaurare la bellissima città murata, ma gli abitanti sono stati mandati altrove e oggi ci sono solo negozi di souvenirs e caffè. Gli antichi abitanti hanno trovato lavoro come guide solo loro si orizzontano nel dedalo di vicoli e mostrano ai turisti quale era la loro casa, dove hanno incontrato la moglie, dove era la scuola coranica che frequentavano da ragazzi. La scoperta dell'oasi diventa allora un'esperienza che spezza il cuore, che dà la sensazione di una cultura distrutta. In sostanza, l' Unesco, nel tentativo di preservare, distrugge la vita nei luoghi prescelti, li trasforma in musei nei casi migliori, in Disneyland in quelli peggiori. Viene da domandarsi se dobbiamo proprio vendere tutto per due soldi, anche a costo di vedere la nostra terra snaturata. Se non siamo capaci di difendere le nostre memorie, le nostre storie, le nostre identità, è meglio che muoiano piuttosto che vederle trasformate in opere da esposizione senza vita. Per la salvaguardia dei luoghi, spesso se ne distrugge la vita quotidiana. Diventano musei o parchi tipo Disneyland.
Palio. Ma Siena s'è salvata dai rischi collaterali della tutela Unesco
L'autore pensa che l'esclusione del Palio di Siena dall'elenco dei siti candidati a diventare parte del Patrimonio immateriale dell'umanità dell'Unesco sia un'opportunità per la manifestazione di rimanere locale e autentica. L'autore critica l'intervento dell'Unesco, che a suo parere snatura le tradizioni locali e le città, trasformandole in "musei" o "Disneyland". L'autore cita esempi come Matera, in Italia, e l'oasi di Gadames, in Libia, dove l'intervento dell'Unesco ha portato alla distruzione della vita quotidiana e alla trasformazione delle città in luoghi di turismo.
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