Questa volta è toccato ad una delle più grandi e prestigiose chiese di Napoli, Sant'Agostino alla Zecca, al campanile gotico nel cuore di Forcella. Dallo stesso si è staccato un grosso pezzo di piperno che avrebbe potuto uccidere, e fortunatamente così non è stato. Anche questo campanile, come tanti altri, è coperto di vegetazione, quindi prima ancora di conoscere la storia recente di questo monumento, si può avere una buona idea dell'attenzione che effettivamente gli viene prestata soltanto guardandolo. In una delle meno recenti boutade televisive l'ex ministro Bondi anzi indicava proprio Sant'Agostino alla Zecca tra le chiese-modello da recuperare immediatamente, come un segno tangibile dell'attenzione del premier verso la città di Napoli e le testimonianze storiche del suo valore. Intanto che si aspetta, la chiesa perde i pezzi. Non è né di competenza comunale né della Curia, questa volta. Ma fa parte del Fondo edifici di culto del ministero dell'Interno. «Siamo lieti di poter contribuire disse Bondi il 13 novembre di quattro anni fa al restauro di un chiesa così significativa per la città». Dopo uno stanziamento di 1 milione e 600 mila euro necessari alla messa in sicurezza del tetto e della facciata di questo ed altri monumenti, non seguirono altri fondi e il cantiere annunciato fu presto sospeso. Come siano stati spesi i soldi per la messa in sicurezza, non lo sanno nemmeno alla Regione. Subito dopo il crollo che ha interessato una stradina secondaria nei pressi dell'agenzia del territorio, lo stesso sindaco Iervolino ha rilasciato una dichiarazione: «Ho mandato subito il personale del Comune a constatare la situazione. Conosco bene la chiesa ed è un monumento di valore». Chiusa al culto dopo il terremoto del 1980, risale al 1259 quando fu cominciata per volere Carlo I d'Angiò, ma venne completata da Roberto d'Angiò nel 1287, edificata su di un precedente convento di monache basiliane per volere dell'ordine degli Eremitani. Venne ricostruita in stile rinascimentale dopo il terremoto del 1456 e rifatta ancora tra il XVII secolo e il XVIII secolo da Bartolomeo Picchiatti, Francesco Antonio Picchiatti, Giuseppe de Vita e Giuseppe Astarita. Il primo progettò il campanile, ridecorò il chiostro a pianta quadrata circondato da sedici colonne (insieme a Francesco Antonio) e l'ampia navata centrale; del de Vita è la crociera e dell'Astarita è la singolare soluzione della cupola che si trasforma in calotta absidale. Già prima di Bondi, a causa della lentezza dei lavori, parecchie delle opere che erano conservate al suo interno sono state rubate, trasferite o perdute. Le proteste dei comitati per la tutela dei monumenti non si fanno attendere. Antonio Pariante, presidente del comitato di Portosalvo, che già metteva Sant'Agostino alla Zecca in testa ad una lista di cento chiese del centro antico a rischio crollo (assieme ad una chiesa del Trecento immediatamente vicina, Santa Maria a Piazza) dice: «Il cardinale Sepe sta offrendo in comodato d'uso le sue chiese abbandonate ed è una soluzione meritevole d'attenzione. Per trent'anni non si è fatto nulla per questi monumenti, l'Albergo dei Poveri ha inghiottito quasi io0 milioni di euro che avrebbero potuto essere utilizzati in parte a questo scopo. Crediamo che il Forum delle Culture sia l'ultima occasione per la riapertura o la salvezza delle chiese di Napoli». «Nessuno può restare indifferente di fronte al costante disfacimento del patrimonio», dice invece il presidente dell'associazione Corpo di Napoli, Gabriele Casillo, che ha contattato al telefono Caterina Miraglia: «L'assessore regionale ci ha garantito il suo impegno nell'assumere informazioni presso la soprintendenza, ci interessa capire se siano mai arrivati e come siano stati spesi i fondi che nel novembre 2008 l'allora ministro Bondi e il premier si impegnarono a destinare alla chiesa».