Negli ultimi due anni, nei quali ho fatto parte del Consiglio Superiore del ministero per i Beni e le Attività culturali, mi sono convinto di quanto sia necessario un approccio alla tutela più attento al contesto contemporaneo. Nella versione originalmente presentata all'Assemblea costituente, cinquant'anni fa, la formulazione di quello che sarà poi l'articolo 9 era che la protezione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico fosse un compito dello Stato, ma durante la discussione i suoi termini vennero modificati: è la Repubblica a tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, e la Repubblica è costituita da Stato, Regioni, Province, Comuni e dai suoi singoli cittadini. Ma nei decenni della crescita economica i singoli cittadini e le amministrazioni locali non sono stati poi così attenti a tutelare il nostro patrimonio monumentale e paesistico, sicché la protezione è rimasta affidata allo Stato e alle Soprintendenze ai monumenti, e del significativo dibattito nella sede dell'Assemblea costituente è andato perdendosi il ricordo, ed è diffuso il punto di vista che la Repubblica coincida con lo Stato. Solo che le cose da molto tempo non stanno più così, perché sono ormai i Comuni a tutelare nei piani regolatori i loro centri storici, perché il recupero e il restauro dei nostri edifici monumentali è ormai molto spesso promosso dalle Regioni e dai Comuni, sovente aiutati dalle fondazioni bancarie e da sponsor privati. I rapporti tra i promotori di queste ormai diffuse iniziative e i funzionari delle Soprintendenze non sono sempre i migliori, non soltanto perché molto spesso la loro competenza è minore di quella dei professionisti cui vengono affidati i restauri, ma anche per una forma di arroganza affidata al proprio ruolo o a principi generali troppo esili per essere convincenti e soggetti, come sappiamo, a cambiare o a giudizi personali che troppo spesso appaiono soltanto tali. Ne deriva una condizione di disagio che certo non contribuisce al buon nome del ministero, tanto più che esistono campi disciplinari penso alla tutela delle città in quanto nel loro insieme opere d'arte nei quali sarebbe il caso di promuovere un serio aggiornamento. Sarebbe forse ragionevole che, per evitare questa sotterranea conflittualità, il ministero promuovesse il più possibile interventi cofinanziati con altre sfere della Repubblica riducendo al minimo le proprie autonome iniziative. Ed è parimenti semplicemente velleitario immaginare di poter redigere piani paesistici regionali in una collaborazione paritaria con le Regioni, che li hanno affidati ai professionisti e agli studiosi più qualificati e hanno finanziato studi e ricerche che il ministero non potrebbe mai sostenere: anche qui sarebbe una politica saggia quella di proporre seminai dei tavoli di confronto che consentano allo Stato di costituire una piattaforma collaborativa della quale in definitiva verrebbero ad avvantaggiarsi anche gli stessi estensori dei piani regionali. Ma ora come ora i piani paesistici studiati dalle Regioni restano fermi nei meandri ministeriali, consentendo di fatto allo Stato di mantenere il controllo diretto di ogni singolo progetto nelle zone vincolate seguendo le procedure della legge del 1939, senza voler rispettare quella nozione di un paesaggio affidato alla Repubblica nella sua intera complessità evocata dall'Assemblea costituente. Nella sfera politica, è inutile negarlo, serpeggia la legittima tentazione di trasferire alle Regioni anche questa competenza dello Stato: soluzione radicale che tuttavia creerebbe a sua volta un'altra asimmetria perché la competenza dello Stato resta comunque una legittima e talvolta essenziale voce della Repubblica. Ma, senza un consapevole mutamento nell'ottica ministeriale, che un ministro con le proprie radici proprio nel governo di una Regione può essere in grado di comprendere bene, non sarà facile contrastare queste rivendicazioni.
BENI CULTURALI E PAESAGGIO - Enti locali, Stato e tutela del paesaggio
Il ministro del ministero per i Beni e le Attività culturali, che ha fatto parte del Consiglio Superiore del ministero, sostiene che la tutela del patrimonio culturale e paesistico è un compito complesso che richiede un approccio attento al contesto contemporaneo. Egli critica la versione originale dell'articolo 9 della Costituzione, che attribuiva la protezione del patrimonio culturale allo Stato, e sostiene che la Repubblica è costituita da Stato, Regioni, Province, Comuni e dai singoli cittadini.
Artista / Persona
Bene culturale
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