Tre ipotesi diverse. Tutte che immaginano una Talamone ben diversa dal paesino rivierasco di oggi, quello ai confini del Parco della Maremma con piccoli moli galleggianti e uno sviluppo turistico contenuto. Sono i tre progetti che il comune di Orbetello ha commissionato alla Acqua Tecno s.r.l per la realizzazione del nuovo porto voluto dal sindaco-ministro Altero Matteoli e dal suo vice Rolando Di Vincenzo, accreditato a succedergli per il prossimo mandato. Presentate il 7 marzo scorso in consiglio comunale, le tre alternative prevedono circa 50mila metri cubi di volumetrie e fra gli 800 e i mille posti barca. Un ampliamento «che sembra preludere a uno sviluppo successivo delledilizia a terra», dice Andrea Filpa, urbanista alluniversità di Roma3 e membro del comitato scientifico del Wwf. Basta guardare i rendering. La superficie di espansione dellopera supera quella coperta dalle abitazioni di Talamone. «Ma il problema - spiega Filpa - è che la giunta di Matteoli ha incaricato - e pagato - uno studio di professionisti ancor prima di sapere se il nuovo porto potrà essere realizzato. La variante al piano strutturale per la costruzione del porto da un anno e mezzo è bloccata dalle osservazioni delle associazioni ambientaliste e dovrà essere sottoposta alle valutazioni della Provincia e della Regione, perché è in contrasto con il Pit. Ci chiediamo se non sia uno di quei casi in cui la Corte dei Conti parlerebbe di spesa incauta. In sostanza, di spreco di denaro pubblico». (m.n.)