Si potranno legalizzare solo le nuove costruzioni fino a 250 metri cubi. Norma approvata oltre i tempi fissati: la destra insorge NAPOLI La Campania ha la sua «legge anticondono» edilizio. È stata davvero una battaglia campale. Quella combattuta nel Consiglio regionale, ininterrottamente per una settimana è finita alle due di notte di lunedì, si è rivelata una pròva durissima per il centrosinistra camparlo. L'ostruzionismo del Polo non ha risparmiato niente. I tormenti di qualche consigliere di maggioranza nemmeno. Gli abusi edilizi in Campania sono così diffusi da aver come «disorientato» l'assemblea. C'era da approvare il disegno di legge della giunta, firmato dall'assessore all'urbanistica Marco Di Lello. Norme tra le più rigorose d'Italia, per limitare al massimo gli effetti perversi del condono nazionale. Sul filo di lana. La Cdl sperava nell'implosione della maggioranza. L'isola d'Ischia e la cosiddetta «zona rossa» del Vesuvio (quella da cui bisognerebbe andarsene) le aree più rappresentate in Consiglio dal partito trasversale del perdono. A crollare, invece, è stata la presunzione d'aver trovato il bastone da mettere tra le ruote della Gad campana. L'opposizione, dopo giorni di ostruzionismo (circa quattrocento emendamenti), lascia l'altra sera 'aula per «far scoppiare le contraddizioni del centrosinistra». E invece la legge passa, se pur oltre il termine del 12 novembre, corrispondente al decreto del governo (ma non alla sua successiva conversione in legge). Comprensibile la soddisfazione del governatore Bassolino: «Sembrava quasi impossibile, ma ce l'abbiamo fatta. Hanno votato ben 37 consiglieri, tutti del centrosinistra, con 33 sì. Un fatto importante, perché contro gli abusi ci saranno anche commissari ad acta per gli abbattimenti e le risorse necessarie da dare ai Comuni». Massimo 250 metri cubi. Materia del contendere, metri cubi da rendere legali, oblazioni (l'offerta di pagamento per evitare la sanzione «piena»), oneri accessori e la querelle di ciò che si può tare nelle zone a vincolo, visto che la Campania per molta parte è chiusa a chiave in parchi, aree archeologiche e paesaggistiche. Per la neonata legge regionale non hanno titolo per essere condonati gli abusi su immobili soggetti a vincolo, in demanio pubblico, in «zona rossa» del Vesuvio, quelli ultimati dopo il 31 marzo 2003. Nell'elenco delle cose fattibili, invece, il condono per ampliamenti e nuove costruzioni fino a 250 metri cubi di volume edilizio, nelle aree a vincolo (ma conformi alle norme urbanistiche) fino a 75 metri cubi, ampliamenti su manufatti già oggetto di condoni precedenti inferiori al 5 della costruzione originaria e non oltre i 100 metri cubi. Capitolo pene: oblazione aumentata del 10, oneri accessori del 10. Ma le risorse derivanti dagli incrementi delle sanzioni nazionali andranno a rimpinguare il nuovo tondo per la repressione degli abusi edilizi. Soldi che andranno ai Comuni per le demolizioni e per gli interventi di recupero degli insediamenti abusivi oggetto di programmi di riqualificazione. Se qualche ente locale, poi, si dovesse mostrare troppo «timido», interverrebbero i poteri sostitutivi dei commissari ad acta previsti dalla legge regionale. Scadenze. Nella Regione a vocazione abusiva più marcata nasce, quindi, una tra le leggi più restrittive del paese. Si tira un sospiro di sollievo, dopo che si era temuto per giorni di non approvare un bel niente, col paradosso di una Regione che era stata in precedenza tra le protagoniste della battaglia costituzionale contro il condono del governo. Restano i timori di ulteriori contenziosi - su cui soffia l'opposizione di centro destra - legati alla data di approvazione della legge regionale ( 1 7 novembre), che sorpassa la scadenza fissata dal decreto nazionale ( 12 novembre).