«Mi trova d'accordo» scrive la Olga «la decisione della giunta comunale di spostare il monumento di Cavour dal piazzale della stazione a via Roma, nello slargo davanti a Castelvècio, a fianco di palazzo Carli che è stato anche sede del comando austriaco quando Verona era sotto Cecco Beppe. In genere i monumenti davanti alle stazioni sono sprecati perché quando la gente va a ciapàr el treno, essendo sempre di prèssia, non ha il tempo di guardarli e quando smonta dal treno salta subito sull'autobus o sul taxi. Che questa premura di dare più visibilità a Cavour sia venuta a un'aministrassión leghista non se l'aspettava nessuno al bareto, dove comunque i leghisti restano contrari, senza con questo non essere in sintonia con la nuova linea del partito secondo la quale bisogna distinguere quello che si dice nei comizi da quello che si dice e si fa nell'ambito delle istituzioni, che è l'esatto contrario (vedi, per esempio, la questione dei profughi tunisini, mi suggerisce di scrivere il mio Gino)». «I leghisti del bareto erano più propensi a spostare il Cavour oltre i Molini de San Michel, in località Caroèrse, in mezzo ai campi, ma si dicono sicuri che quando a Tosi sarà passata la bala patriottica, funzionale a ottenere da Napolitano la benedissión sul federalismo, il destino di tutti i monumenti risorgimentali della città tornerà in zugo, compreso quello del re Vittorio Emanuele che sta in Bra. Per questo suggeriscono al sindaco di metterci le rue a tutti, come el caval de Troia, a cominciare dal Cavour che da via Roma, cambiato il vento, tacàndoghe quattro bo davanti, si potrà strapegare dove se vol. E anche se non si vuole portarlo alle Caroèrse lo si può far girare per i quartieri, un giorno qua e un giorno là, secondo le esigenze ideologiche ma anche dell'arredo urbano. A sentire il ragionier Dolimàn, quella dei monumenti mobili, se non addirittura semoventi (cioè a motore o a vela) è un'idea dell'architetto andaluso Josè de Gilera y Orinal che vorrebbe mettere le rue anche alla nostra Arena, idea che, sono sicura, verrà presto fatta propria da uno dei nostri assessori o consiglieri. Intanto però mi piace immaginare el Tosi che, sistemato il Cavour, co le rue o sensa, in via Roma, a giugno riceverà Napolitano e gli mostrerà i suoi gioielli risorgimentali strucàndoghe de ocio a Flego: "Qua ghemo el re a cavàl, qua el Cavour, qua el Garibaldi..".».