Patrimoni artistici fragili, come la laguna di Venezia. Come se invece la reggia di Caserta o gli scavi archeologici di Santa Maria Capua Vetere fossero beni culturali di serie B. Oppure come se il turismo, a rischio sotto la pressione dell'onda lunga dei profughi, fosse una risorsa esclusiva delle regioni del Nord e non anche un volano della depressa economia meridionale. Stiamo ancora festeggiando i 150 anni dell'unità nazionale, ma continuiamo, alla prima prova dei fatti, a coltivare striscianti divisioni interne, dividendo un paese che invece avrebbe bisogno di sentirsi stretto di fronte a un'emergenza biblica. Un Paese che dovrebbe affrontare questa calamità non naturale, con lo spirito evocato dal capo dello Stato quando parla di "un'equa ripartizione dei carichi fra ogni area dell'Italia". Vogliamo l'Europa in campo, giustamente, e chiamiamo in causa quei francesi che si stanno mostrando cinici e indifferenti, ma intanto sfariniamo l'Italia, sulla base di calcoli elettorali e miopi convenienze. Facciamo leva sempre e soltanto su quella infinita risorsa di cui siamo tutti forniti, la tolleranza, ma la scarichiamo come un macigno tutta sulle spalle del Mezzogiorno. I profughi che arrivano, e continueranno ad arrivare, da una parte del mondo sprofondato nel buio di regimi autoritari e corrotti, cercano una luce, uno spiraglio di libertà e di benessere. Non possono sbattere contro il muro degli egoismi a senso unico di una classe dirigente molto meno responsabile del suo popolo.