Angelo Maria Ardovino soprintendente archeologico Leggo con ritardo l'articolo comparso sul Giornale di Brescia del 9 novembre 2004 che dà la notizia che l'Unesco nel mese di settembre avrebbe inviato una lettera al presidente Formigoni, all'assessore alla Cultura, Albertoni, oltre che ai sindaci di Iseo e Lovere (chissà perché), Darfo, Cividate Camuno, Malegno, Breno, Ceto, Capo di Ponte, Tirano (chissà perché), Teglio, Grosio e Sonico, comunicando l'esistenza di una «procedura di infrazione» a carico dello Stato Italiano, per cui esso dovrebbe «entro il primo febbraio 2005» inviare la «perimetrazione più completa possibile dei territori e la collocazione delle rocce istoriate». Innanzitutto ringrazio il cortese cronista di avere, almeno, con quest'ultima frase spiegato che la perimetrazione va inviata, e quindi si tratta di un documento e non dell'obbligo per chicchessia di doversi mettere a recintare le rocce camune, una per una. Devo però chiedergli di produrre questa lettera, che a me non risulta, magari mandandone direttamente copia alla Procura della Repubblica. È infatti un po' strano che dovendo mettere in mora qualcuno (chiunque si voglia intendere per Stato Italiano: il Ministero beni culturali, il Prefetto, il soprintendente, l'Agenzia del Demanio) non lo si comunichi all'interessato ma ad un altro elenco di enti e personalità. Nel mese di settembre (né, ovviamente, prima: qui non si gioca sulle date) il Ministero, che me ne ha informato, ha ricevuto, tramite i canali diplomatici, la notizia che l'Unesco intendeva compiere un sopralluogo. Lo abbiamo organizzato e svolto in due riprese, prima il 109, su nostra richiesta, a Milano presso la nostra sede, volevamo mostrare i nostri sistemi informatizzati di catalogazione e ricognizione del degrado, poi in valle il giorno 13. In valle, su richiesta degli ispettori, siamo stati prima a Paspardo, perché l'ispezione muoveva da una lettera di cittadini camuni su danni riportati durante lavori ad una roccia in località Dos Costa Peta (da noi pazientemente identificata, dato che l'indicazione nel programma dell'ispezione Unesco era molto esigua), su danni apportati da una passerella di metallo ad una roccia, che il documento chiamava n. 57 e che abbiamo invece appurato facilmente (non c'è nessuna passerella di metallo su nessuna roccia 57) che si trattava della roccia 27 di Foppe di Nadro; insieme noi e gli ispettori abbiamo appurato che c'era stato effettivamente un errore da parte della ditta che aveva fatto il lavoro, e che esso, il cui committente era la Riserva Regionale delle incisioni di Ceto, Cimbergo e Paspardo, era stato eseguito in difformità dalle nostre prescrizioni. Naturalmente fornisco alla Procura riscontri delle mie affermazioni, e cioè il testo del programma della missione Unesco, e la nota di questo ufficio in cui invitavamo la Riserva regionale a rivedere il progetto, per evitare che la tettoia metallica danneggiasse la roccia. Invito che è stato tranquillamente disatteso dei responsabili della Riserva, che sono essi, per questo, alla base dell'ispezione. Inutile dire che copia della nota è stata consegnata anche agli ispettori. Nella nota Unesco si parla pure (lettera c) di essere aggiornati sulla elaborazione del piano di gestione, che va fatto per ogni sito dell'elenco Unesco, e sull'andamento dei lavori di perimetrazione dei beni (lettera d). Non c'è, ovviamente, alcuna messa in mora. Da allora le uniche lettere degli ispettori Unesco allo Stato consistono in alcune e-mail di ringraziamento e di aggiornamento sulla stesura del rapporto sull'ispezione, che non è ancora stato ultimato. E-mail cordialissime, in cui l'ispettore, dott. Ohinata, chiama con il nome di battesimo il nostro funzionario che segue la cosa, che non sembrano davvero far pensare all'avvio di una «procedura di infrazione», e che metto a disposizione della Procura. Va anche chiarito che il termine di febbraio per la perimetrazione, delle aree non è affatto una scadenza Unesco; è la scadenza che il Ministero beni culturali, con una circolare a firma del sottosegretario Bono, ha imposto a sé stesso per la prima fase di lavoro necessaria per arrivare alla redazione dei piani di gestione su ciascun complesso Unesco. Data neppure esplicitata e deducibile solo dal fatto che la circolare, datata 30 luglio 2003, assegna sei mesi di tempo per la prima fase (anche questa è allegata alla Procura). Siamo stati noi stessi della Soprintendenza ad indicare nella perimetrazione l'obiettivo del primo semestre, per supplire a gravi negligenze che c'erano state nel momento in cui era stata fatta la dichiarazione Unesco del 1979. Infatti in essa non si parla di incisioni rupestri, o di rocce incise, o di figure, né tanto meno si dà loro una collocazione spaziale. Si parla semplicemente di rock art, di arte rupestre. Concetto astratto che va anche bene quando si tratta di sfruttare le incisioni della Valcamonica per farsi un po' di pubblicità, ma che non permette di gestire un patrimonio. Abbiamo quindi fatto la perimetrazione, che al momento dell'ispezione era quasi completa, chiudendo con mesi di anticipo questa fase, ed abbiamo informato di ciò gli enti locali, invitandoli a riunioni per arrivare alla formulazione dei piani di gestione. Compito che vede il Ministero coinvolto non solo per i compiti di coordinamento e promozione, ma anche perché in Valcamonica la Sovrintendenza gestisce direttamente la porzione più significativa dell'intero patrimonio. A riscontro dell'affermazione si invia alla Procura anche un esempio delle numerose note mandate agli enti locali Mi auguro che le tesi esposte nell'articolo non servano a scoraggiare parte degli enti locali a partecipare ad un piano comune di gestione, e che non sia questo lo scopo dell'articolo. In tal caso andremmo comunque avanti lo stesso solo con gli enti che vorranno, perché questo è il nostro dovere. Però l'articolo riporta una vicenda, che paradossalmente nasce da alcune infrazioni commesse da un . ente locale, con informazioni erronee e gravemente lesive dell'immagine dello Stato. Nulla infatti autorizzava a pensare che ci fosse una procedura di radiazione delle rocce della Valcamonica, e meno che mai per colpa dello Stato, e soprattutto nulla autorizzava a dare a questa notizia così infondata il risalto che le è stato dato. Si chiede pertanto alla Procura di vagliare se in tutto ciò vi siano l'ipotesi di reato, e si segnala, in ogni caso, un'altra ipotesi di reato, indipendente dal testo dell'articolo. L'articolo infatti pare fondere informazioni di dominio pubblico, che la stessa Sovrintendenza ha diffuso negli enti, anche in colloqui a voce con i funzionali di questi, legati alla scadenza ministeriale di febbraio, che non risulta in alcun documento Unesco, con una lettera di tale Giovanni Puglisi, che non rappresenta in alcun modo l'Unesco ma presiede un organismo diverso, chiamato Commissione Nazionale Italiana, che in data 30 settembre, e cioè 17 giorni dopo l'esecuzione dell'ispezione, scrive ad un elenco di enti (che in effetti corrisponde a quello riportato dall'articolo), annunciando l'ispezione stessa! Non sappiamo chi sia questo signore, che certo non rappresenta l'Unesco, ma la sua attendibilità è ampiamente dimostrata dal fatto che il 30 settembre ignori che l'ispezione è già avvenuta. Ciò non esonera il Giornale di Brescia da eventuali responsabilità civili e penali nel non aver controllato le sue fonti ed aver fornito notizie erronee sulla vicenda. Però pone il problema del credito di cui tale Puglisi ha goduto, e della verifica delle sue intenzioni. Nota del Direttore: Pubblico con senso di ospitalità questa chilometrica lettera senza capire bene perché il cortese funzionario statale la scriva irato animo. E se è irritato, lo sia non con il giornale che ha informato la pubblica opinione di fatti rilevanti dei quali, il cortese funzionario, essendone a conoscenza da tempo, nulla aveva fatto sapere. Quanto al rilievo dato alla notizia, consenta il cortese funzionario, che lo decida il direttore del giornale senza inframmettenze ironiche, così come il giornale non si inframmette ironicamente nelle decisioni - e nei silenzi - del cortese funzionario medesimo. Quanto alle responsabilità civili e penali sussiegosamente evocate, sono pronto a farvi fronte, anche senza le minacce del cortese funzionario. E se la ispettrice Unesco è venuta - come è venuta - in Valle Camonica, resta da concludere che ci sia venuta come Semplice turista. Grazie comunque per te informazioni fornite alla pubblica opinione.