Le idee Siamo ritornati al Museo Nazionale del Risorgimento. Laccoglienza è un po fra il ministero e il call-center. Guai domandare informazioni alle signore-kapò con walkie-talkie: «Cerchi su internet, si legga i giornali. Esistono per questo». Suggerire di mettere fuori un pannello? Pessima idea: «Non siamo responsabili. Siamo una cooperativa, facciamo vigilanza». E difatti. Basta un gruppo di quaranta pensionati francesi in ciabattone ortopedico ed è dramma. Il bodyguard a piè di scala si mette di traverso e non fa salire più nessuno, manco fosse Fukushima o lultimo traghetto da Lampedusa. Guadagnata la biglietteria in punta allo scalone scopri che una cartella stampa è chiedere un ufo. E se domandi di fare la Carta Musei ti rinviano imbarazzati a Palazzo Madama. Sbavature, peccati veniali. Un po di elasticità e si sistema tutto. In fondo sei in uno scrigno superbo. Nessuno se lo ricordava così bello ed europeo. Sobrio e caldo di legni e pastelli il restauro. Capaci di emozioni vere i pezzi esposti. Il berretto frigio in lamiera che svettava in cima allAlbero della Libertà di Carmagnola. Le prime banconote emesse dalla Torino giacobina. La cella di Pellico e lo studio di Cavour. La bomboniera del Parlamento Subalpino dove sembrano fluttuare gli spettri dei moribondi di Palazzo Carignano. Fantastici pure i cartelli in braille e le «opere da toccare» per i non vedenti.