Sarà concluso ad agosto lintervento sul gioiello affrescato da Pietro da Cortona Le "mutilazioni" volute da Napoleone recuperate con 2 milioni e mezzo di euro Bonaparte voleva fare del palazzo la sua residenza Dieci anni di lavori con sponsor privato Fu concepita da Fontana nel 1585 la sua fuga di 67 metri era un unicum Napoleone non raggiunse mai Roma, ma la sognava. E nellambizione di trasformare il Quirinale nella reggia del suo impero, cancellò una delle pagine più straordinarie del barocco romano. Che ora si riprende la sua rivincita. Ad agosto la Galleria di Alessandro VII Chigi, famosa per il ciclo di affreschi di Pietro da Cortona realizzato dai discepoli sotto la sua "regia" tra il 1655 e il 1656, e mutilato dagli interventi voluti dal Bonaparte, sarà restituita alla sua antica bellezza, dopo dieci anni di restauro. La conclusione è stata resa possibile grazie al finanziamento di 500 mila euro dalla Fondazione Bracco, prima collaborazione tra pubblico e privato al Quirinale, affiancando la Soprintendenza al polo museale romano che dal 2001 ha condotto i lavori con 2 milioni di euro. Quando fu concepita da Domenico Fontana nel 1585 con la sua fuga prospettica di oltre 67 metri, era la prima galleria di queste dimensioni nella storia dellarchitettura, che fece da modello per la reggia di Versailles. «Fu il papa Chigi ad incaricare Pietro da Cortona di decorarla con le storie del Vecchio Testamento, proprio mentre a Roma infuriava la peste racconta la soprintendente Rossella Vodret Chiusi al Quirinale per completare lincarico, si salvarono dal contagio». Il maestro barocco immaginò finte architetture di colonne binate alte nove metri, aperte sulla natura, alternate a sculture dipinte a monocromo, che incastonavano le scene sacre. Le manomissioni sono state implacabili. Su ordine di Napoleone, nel 1811 Stern murò tredici finestre e alzò due tramezzi che spezzarono la lunga galleria in tre sale, la Gialla, di Augusto e degli Ambasciatori, da adibire ad appartamenti dellimperatrice. Dopo la meteora napoleonica, infierirono anche le ridipinture volute prima dai Papi, poi dai Savoia. «Pensare che il restauro è iniziato perché le sale del Quirinale dovevano essere adeguate con impianti a norma secondo la legge 626 racconta Vodret Rimuovendo parti di tappezzeria emersero dettagli di pitture originarie». La macchina del cantiere è ormai partita. Le finestre sono state riaperte, restituendo gli scorci dipinti e il cotto del pavimento. Sulle pareti corte spiccano entro tondi monocromi due imprese di papa Chigi, porta di piazza del Popolo con la chiesa di Santa Maria de Popolo, e Santa Maria della Pace con cui Pietro da Cortona cita se stesso. Ma soprattutto sono state recuperate le finte architetture e i monocromi di Pietro da Cortona miracolosamente intatti sotto strati di scialbo, recuperati però fino a metà parete. Le colonne sono infatti al centro di una discussione critica: «Riunita la commissione del patrimonio del Quirinale dice Vodret - abbiamo ottenuto il consenso a ripristinarle per intero solo nella sala Gialla dove le parti ridipinte risultano scadenti. Più cauta è la scelta nelle altre due sale dove le decorazioni appaiono di qualità». Quanto ai tramezzi, non è prevista la rimozione perché servono prove statiche. Alcuni monocromi, poi, sono talmente belli da far riconsiderare la mano di Pietro da Cortona. E per il futuro, annuncia Louis Godart, sta per partire il restauro del cosiddetto Passaggetto di Urbano VIII.