Si stacca un pezzo di piperno. Polemica sul restauro della chiesa mai ultimato Paura nella vicina scuola Ristori. Il giallo della proprietà del monumento La lastra cede. Vincono le radici invadenti. Ore 8, via SantAgostino alla Zecca si ferma. Il piperno piomba al suolo, trascinando altri pezzi del campanile. «Poteva colpire qualcuno. Il tonfo è stato fortissimo», racconta Paolo Mallardo, dellAgenzia del territorio, sul cui terrazzo è caduta la lastra più grande. «La scuola Ristori è a poche centinaia di metri. Poteva cadere addosso a un bambino», commenta una mamma di passaggio. La chiesa è chiusa al culto per i danni subiti dal terremoto dell80. Nessun ferito per il crollo, ma scatta lallarme. «Ho mandato subito il personale del Comune a constatare la situazione. Conosco bene la chiesa ed è un monumento di valore per la città», dice sindaco, Rosa Russo Iervolino. Sul posto anche vigili del fuoco e carabinieri. E si mobilita il soprintendente Stefano Gizzi, che invia larchitetto Domenico Tarì. «Abbiamo raccolto i pezzi e li rimetteremo in sede», assicura Tarì. Il crollo delle lastre dal campanile di SantAgostino alla Zecca nasconde un giallo e molte polemiche. Il giallo è quello sulla proprietà: infatti parte del campanile appartiene a un privato, la famiglia Avallone, che ha addirittura realizzato nel chiostro (coprendolo con strutture moderne) uno studio privato e una sala conferenze, con ingresso da corso Umberto. Le polemiche invece riguardano il restauro mai ultimato. Il ministro Bondi promise nel novembre del 2008: «Farò restaurare SantAgostino alla Zecca». Ma la chiesa è ancora in stato di abbandono. Antonio Pariante del Comitato civico Santa Maria a Porto Salvo spiega: «Il governo ha assegnato i fondi per SantAgostino alla Zecca. Il restauro interno è cominciato. E gran parte dei soldi è spesa per laffitto delle impalcature». Pariante ricorda anche che «a pochi passi da SantAgostino cè una chiesa del trecento, Santa Maria a Piazza, tenuta in piedi solo da una piramide di impalcature. Il patrimonio monumentale del nostro centro storico è davvero a rischio». A fine febbraio, infatti, il cardinale Crescenzio Sepe ha lanciato liniziativa "Adottate una chiesa chiusa e fatene luogo di cultura". Allappello, al momento, hanno risposto solo i fratelli Iovine (del Bed and breakfast Neapolis), che hanno preso in comodato duso la chiesa del Cappuccio, nel compresorio della Pietrasanta, per realizzare un percorso museale. Ma tornando alla chiesa di SanAgostino alla Zecca (che conserva gli affreschi di Giacinto Diano, il pulpito in marmo di Porto Venere e la tomba del musicista settecentesco Niccolò Jommelli) e alla sua storia infinita, da sempre in prima linea (e anche ieri sul posto) Gianfranco Wurzburger e Salvatore Castiello, rispettivamente assessore alla Vivibilità e consigliere della II Municipalità: «Ci siamo attivati subito e abbiamo allertato la Soprintendenza, ma non basta il nostro appello al Fec (Fondo edifici culto) e al ministero per i Beni culturali (proprietari della chiesa) ad intervenire». E Guido Donatone, di Italia Nostra, intima a Caldoro: «Il governatore sblocchi i fondi per il centro storico, per la messa in sicurezza urgente degli edifici di pregio». (cristina zagaria)
NAPOLI - SantAgostino alla Zecca, cede il campanile
A San Agostino alla Zecca, un pezzo di piperno si è staccato e ha causato un crollo di una lastra dal campanile. Nessun ferito è stato segnalato. La chiesa è stata chiusa al culto per i danni subiti dal terremoto del 1980. Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, ha dichiarato che conosce bene la chiesa e che è un monumento di valore per la città. Il soprintendente Stefano Gizzi ha inviato l'architetto Domenico Tarì per raccogliere i pezzi e rimetterli in sede. Il crollo nasconde un giallo sulla proprietà, poiché parte del campanile appartiene a un privato.
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