Scommettere su Napoli? Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, lo fa da anni e senza alcun rimpianto. Al punto che oggi riaprirà in via Toledo uno storico punto vendita completamente rivisitato con la novità delle «giacche che respirano», ultima e già fortunata novità commerciale per un gruppo che sull'innovazione di prodotto ha sempre puntato. E che dopo avere inventato le scarpe con i buchi, diventando il primo marchio calzaturiero italiano e il secondo al mondo dopo Clarks, ha lanciato un "analogo" rivoluzionario brevetto anche nel tessile e in 100 Paesi. Con l'ambizione di portare il fatturato del settore, che l'anno scorso è salito al 15, allo stesso livello del calzaturiero. Napoli dopo Milano e Roma. Una scelta obbligata o c'è dell'altro? «C'è la felicità di rafforzare la nostra presenza in una città che io amo moltissimo e di rinsaldare i legami coni nostri clienti che ci regalano altrettanto affetto. Tra il capoluogo e la Campania ci sono ben 25 esercizi monomarca Geox, altri sei apriranno entro l'anno. E tra poco sbarcheremo anche a Ischia». Nell'Italia che stenta a rilanciare lo sviluppo la sua sembra un'isola felice: tanto che ha deciso di investire anche nello sport. «Non è solo una questione di visibilità. Per noi vuol dire soprattutto sperimentare le nuove tecnologie che vengono elaborate nel nostro centro di ricerca di Treviso sugli sport estremi. Scarpe in grado, cioè, di affrontare i problemi di sudorazione di sportivi speciali. Ecco perché abbiamo puntato sulla Formula I (sulla Red Bull, ndr), sulle moto Superbike (con Max Biaggi, ndr) e sul ciclismo, con una squadra ricca di campioni (dal russo Menchov allo spagnolo Sastre, ndr) che sarà al via del prossimo Giro dei 150 anni». Già, ma come butta per le imprese italiane all'estero? «Segnali di ripresa cominciano ad esserci. Non sono così evidenti come in passato ma non c'è più neanche quella prudenza del consumatore che ha caratterizzato gli ultimi anni. In ogni caso all'estero continuiamo a essere visti molto bene perché il nostro prodotto, e non parlo solo del nostro marchio, fa ancora sognare le persone. Noi diamo al mondo prodotti di stile, di buon gusto che solo in Italia si possono trovare. Specie nel campo della moda, lo scenario mi sembra oggi molto positivo». Torniamo a Napoli: che effetto fa ad un imprenditore del profondo Nord investire in una città periodicamente afflitta dai problemi della spazzatura? «A Napoli ci sono persone brave come in Veneto o a Milano. Io vorrei che queste persone scuotessero quelli che hanno la responsabilità istituzionale della città, a tutti i livelli, dai partiti agli amministratori. Sono convinto che la stragrande maggioranza dei napoletani fa onore alla storia e alla bellezza della città». Il federalismo può aiutare? «Se il federalismo garantirà miglior, servizi ai cittadini, ben venga. Se invece dovrà dividere l'Italia diventerà un fatto molto negativo. L'Italia è unita, non va dimenticato. E fa parte di una comunità europea, anche questo dobbiamo tenerlo sempre a mente». Ma la politica sembra dividere più che unire: e si riparla di voto anticipato. «Il problema c'è e stride con il fatto che, al contrario dei politici, la classe imprenditoriale, artigiani e commercianti compresi, sono molto ben visti all'estero. Noi abbiamo bisogno di govemabilità e di un patto tra tutte le forze politiche, a prescindere dal colore: unire gli sforzi per affrontare la vera priorità del Paese, la mancanza di lavoro dei giovani». II suo collega Diego Della Valle ha esortato gli imprenditori nàpoletani a salvare Pompei: lei farebbe parte di questa cordata culturale? «Io so bene che noi imprenditori non siamo utili solo perché creiamo posti di lavoro ed esportiamo lavoro ma anche perché dobbiamo offrire un contributo al nostro Paese in tutte le direzioni possibili della crescita, a partire dalla scuola. Io vivo a Venezia e siamo spesso impegnati con l'università a dare un supporto a varie iniziative di formazione e sviluppo delle energie giovanili. Pompei? Se qualcuno ci sottoponesse qualche progetto saremmo ben lieti di esaminarlo».