Dovranno occuparsi di bookshop e biglietterie ma realizzare anche attività promozionali e manifestazioni. Tra i candidati, la Prc che gestisce la Biennale di Venezia e il colosso romano Munus. GIACINTO PIPITONE GIUSEPPINA VARSALONA Dieci offerte che mettono insieme i big delle imprese italiane del settore dei beni culturali. Anche se non ci sono i colossi internazionali che l'assessore Uccio Missineo auspicava di coinvolgere. È ll primo bilancio del bando per l'assegnazione dei 48 siti archeologici e musei dell'Isola. I privati dovranno occuparsi di bookshoop e biglietterie ma potranno anche creare attorno ai beni culturali siciliani un sistema che va dal merchandising alle attività promozionali, utilizzando i siti anche come sedi di manifestazioni. L'obiettivo è anche la creazione di una rete che passi dai siti culturali e si estenda fino alle località turistiche formando pacchetti unici. Il gruppo di imprese più importante che si è fatto avanti è la Prc Codess che ha base in Veneto ma gestisce siti in tutto il territorio nazionale: fra gli altri, la Biennale di Venezia. L'altro colosso in campo è Munus Spa, gruppo romano che si occupa dei musei civici di Firenze e Padova, del museo nazionale di Villa Pisani e della Biblioteca nazionale e centrale di Roma. Hanno presentato un'offerta anche la società romana Globe events management e la Società consortile Taormina Etna che già gestisce Taormina Arte. Ci sono poi la Cooperativa Archeologica Società cooperativa (imprenditori fiorentini) e il raggruppamento di imprese siciliane Società Cooperativa Onlus. Si sono fatte avanti pure tre società che già hanno gestito i servizi aggiuntivi dall'inizio degli anni Duemila. Civita srl è la società palermitana che si occupa della Galleria di arte moderna di Palermo. I luoghi dell'Arcadia è il gruppo agrigentino che già si occupa dei servizi nei siti di Caltanissetta e Agrigento. Il nono concorrente è la Novamusa, società messinese che cura già i servizi aggiuntivi in vari siti regionali. Ma fra questo gruppo e la Regione è in corso un braccio di ferro giudiziario: la prima sostiene che la Regione non ha creato le condizioni per lo sviluppo dell'attività di impresa. Missineo replica che «loro non ci hanno versato parte degli incassi». Ne sono venute fuori due cause giudiziarie opposte che hanno in palio la divisione di un fatturato pluriennale che in assessorato stimano in 17 milioni. L'ultima busta arrivata in assessorato non contiene all'esterno l'indicazione dell'impresa che ha presentato l'offerta. In questa fase l'assessorato si è limitato a ricevere le offerte, che non sono neppure state aperte. Missineo insedierà adesso la commissione aggiudicatrice che entro la fine dell'estate valuterà le proposte e assegnerà i siti: «Siamo convinti che entro settembre le aziende possano già iniziare la loro attività» ha detto Missineo. Va detto che non tutti i beni culturali messi all'asta hanno suscitato interesse. La maggior parte delle offerte si è concentrata sui lotti del Trapanese (che comprendono le rovine archeologiche di Selinunte e Segesta), dell'Agrigentino (che ha nella Valle dei Templi il fiore all'occhiello ma vede anche la presenza della casa di Pirandello e degli scavi di Eralcea) e nel Messinese (l'area che comprende il Teatro Antico di Taormina e Giardini Naxos). Il pacchetto agrigentino ha un valore stimato in 2,7 milioni di soli biglietti mentre nel Messinese si prevede un business minimo di 2,8 milioni. Nel Trapanese la valutazione degli incassi si aggira sui 2 milioni. La Regione incasserà dai futuri concessionari un canone fisso, più almeno il 70 dei biglietti staccati e il 5 dell'incasso legato a gadget e attività sui siti.