E' lei la regina incontrastata degli spot, riportata in vita da una poco credibile Bianca Balti e da una silenziosissima Julia Roberts. Ma c'è chi vuole di più, e ha deciso di organizzare una vera caccia a ciò che resta di lei: dopo fiumi di parole, saggi e agguerriti duelli scientifici sull'identità della modella che ha prestato il volto alla "Gioconda" (quella vera), parte oggi una campagna di ricerca mirata a individuare il sepolcro e, possibilmente, i resti mortali della donna che ispirò Leonardo da Vinci nella creazione di quella che è diventata l'opera mito per eccellenza, orgoglio del Louvre. Stando alla ricostruzione storica di Giuseppe Pallanti, autore di libri dedicati alla Gioconda (uno edito per i tipi di Polistampa, l'altro di Skira), la tomba sarebbe custodita nell'ex convento di via Sant'Orsola, a Firenze, dove Monna Lisa Gherardini, moglie del mercante Francesco Del Giocondo, rimasta vedova, si ritirò nell'ultimo periodo della sua vita, spirando il 15 luglio 1542, a 63 anni. «SONO ANNI che mi occupo di ricostruire la vita di questa donna le parole del professor Pallanti . Quello della sua sepoltura era l'ultimo tassello che mi mancava: seguendo le tracce attraverso documenti d'epoca, mi sono imbattuto in un antico libro dei morti conservato in un archivio ecclesiastico fiorentino, che riportava i nomi in ordine alfabetico. Pagina dopo pagina, mi sono trovato di fronte alla conferma, e non ho avuto più dubbi». Alla luce della scoperta, un gruppo di studiosi riuniti nel "Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali", che ha sede a Roma, illustrerà oggi nel palazzo sede della Provincia di Firenze, che possiede l'ex convento, il progetto per trovare le tracce di Lisa Gherardini: alcune cavità naturali ai margini del chiostro, forse il luogo del sepolcreto, sono il primo step della ricerca. Ma, c'è un ma... La campagna sulle tracce di Monna Lisa potrebbe risultare vana se prendesse corpo l'ipotesi teorizzata da un giornalista inglese pubblicata su quotidiano on line di Liverpool. Secondo la sua ricostruzione quanto rimasto della tomba di Lisa Gherardini potrebbe essere stato scavato e portato via con materiali inerti in una discarica fiorentina durante gli anni 80: responsabili del "sacrilegio", i pesanti lavori di ristrutturazione all'interno di Sant'Orsola, all'epoca di proprietà demaniale, destinata a ospitare una caserma (tanto che fu scavato un posteggio sotterraneo in corrispondenza di un antico chiostro). «La discarica ipotizzano alcuni tecnici fiorentini potrebbe essere quella di Case Passerini: tutto quello che resta dell'ex convento in San Lorenzo sono infatti le mura esterne e qualche arco del XIV secolo» assicurano, lasciando ben poco spazio alle speranze degli storici. FINO ALL'ETÀ napoleonica era abitudine seppellire i morti anche dentro chiese e conventi: e Sant'Orsola rimase luogo religioso dal 300 fino al 1810, quando venne trasformata in una manifattura per tabacchi. Poi, negli anni 40 e 50 del 900, ospitò sfollati di guerra e aule universitarie, fino a raggiungere l'attuale stato d'abbandono. Ma com'è arrivata lì Lisa Gherardini? «Intorno ai 60 anni, ormai malata, fu presa in cura, su indicazioni lasciate dal marito (scomparso nel 1538), dalla figlia più giovane, Marietta, che era diventata una suora orsolina con il nome di Ludovica racconta il professor Pallanti . Nel convento, che si trovava vicino alla sua abitazione in via della Stufa, si dedicò all'arte del ricamo: e in convento suor Ludovica decise di far seppellire la madre, forse nel chiostro. Il documento racconta anche che al suo funerale partecipò l'intero "capitolo" (parrocchia) di San Lorenzo, a significare la notorietà pubblica della persona e della sua famiglia». Fra i ritrovamenti eccellenti, il professor Pallanti vanta anche quello della tomba di Francesco Del Giocondo: «Si trova nella chiesa fiorentina di Santissima Annunziata, dove vennero sepolti in seguito anche i figli Bartolomeo e Piero», conclude.