«Non abbiamo venduto il Colosseo. Anzi, per la prima volta abbiamo attratto fondi di privati per la tutela del nostro patrimonio». Roberto Cecchi, commissario delegato alle Aree archeologiche rigetta le accuse e spiega i contenuti dell'accordo siglato con l'imprenditore Diego Della Valle, l'esclusiva riguarda solo la promozione dei lavori d i restauro, nessun regalo». Cosa prevede l'accordo con la Tod's spa Cecchi: «Non lo abbiamo svenduto» Il commissario: ministero e soprintendenza restano i titolari degli eventi Il Colosseo dismesso. Privatizzato. Affittato come una qualsiasi mansarda all'imprenditore Diego Della Valle in base all'accordo siglato tra il successore di Bertolaso, il commissario delegato agli interventi urgenti nelle Aree archeologiche Roberto Cecchi e la Tod's Spa. Scadenza contratto tra 15 anni. Vero o falso, architetto Cecchi? «Posso rassicurarla, non abbiamo modificato l'articolo 9 della Costituzione (...la Repubblica tutela il Paesaggio e il Patrimonio artistico della nazione, ndr). Non a caso l'accordo è stato firmato da me e dal sovrintendente titolare della tutela». Ci faccia capire: se il logo del Colosseo dovesse servire domani per le Olimpiadi del 2020 si dovrebbero pagare i diritti d'immagine al patron della Fiorentina? «L'esclusiva riguarda solo i restauri ed è legata agli interventi. Se legge attentamente il testo dell'accordo vedrà anche che Della Valle potrà inserire il proprio logo sul retro dei biglietti di ingresso o sviluppare una campagna informativa. Ma la titolarità sugli eventi e su quello che si realizza all'interno dell'Anfiteatro rimangono al Ministero e alla Soprintendenza». Della Valle non ha partecipato al Bando, salvo tornare alla carica dopo. Non lo trova strano? «Della Valle è un industriale di fama mondiale ma non si occupa di progettazioni o di restauri. Del resto le offerte che abbiamo ricevuto non erano conformi. Sulla base delle normative esistenti -1' art. 31 della direttiva Ue 200418 - e dopo aver avuto il parere legislativo del Ministero abbiamo iniziato una contrattazione con vari soggetti, non solo con la Tod's SpA. Alcune proposte non ci sono sembrate adeguate per l'impatto pubblicitario che avrebbero avuto sul monumento. Il modello che abbiamo seguito è lo stesso del Ponte dei Sospiri e di Palazzo Ducale a Venezia. La pubblicità sarà limitata a 2,40 mt, l'altezza dei ponteggi. Resto convinto che si tratti di un ottimo accordo. Per la prima volta in Italia abbiamo attratto fondi di privati per tutelare il nostro patrimonio culturale». E gli sponsor? «Per le sponsorizzazioni il percorso non cambierà, si seguiranno le procedure di evidenza pubblica come si faceva già prima». Eppure alla Volkswagen che voleva presentare al Colosseo il suo ultimo modello è stato risposto: rivolgetevi a Della Valle. «Questo discorso, mi creda, non lo capisco. A noi non è arrivata nessuna richiesta. E comunque, anche se fosse arrivata, non sarebbe stato mai possibile autorizzarla. E poi dico: un'auto nel Colosseo? Se è vero, e se è questo il motivo per il quale veniamo censurati ne siamo particolarmente felici...». Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, è sembrato molto perplesso. «Evidentemente non conosce il documento». Il punto 4 art. 1 della convenzione prevede la possibilità di realizzare una postazione fissa. Che ne pensa? «Allestire una struttura non vuol dire realizzarne una nuova ma utilizzarne una già esistente». E i lavori? «Entro aprile partirà il primo lotto, con un leggero ritardo sulla data preventiva prima che piovessero tutte queste illazione. Siamo in attesa del compimento di un percorso istituzionale. Sono lavori di una certa urgenza, basta salire sul secondo ordine per rendersene conto. Gli attuali ponteggi verranno sostituiti con la cancellata. Ha sentito in questi giorni Della Valle? «Sì, ci siamo detti che è davvero orripilante il modo in cui un risultato così importante per il Paese venga così stravolto».